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Le poesie barocche di un biologo

Cinquantacinquenne, biologo con un passato di ricercatore universitario, Veniero Scarselli ha deciso di ritirarsi a vivere nell'Alto Casentino, in quella solitudine che spesso i poeti cercano proprio per meglio dedicarsi alla loro arte. Già, perché Scarselli ha scelto di essere un poeta, scrivendo testi che hanno raccolto i consensi di critici quali Sansone, Baldacci, Bárberi Squarotti, Giachery e Oli, che ha curato l'introduzione dell'ultima fatica di Scarselli Straordinario accaduto a un ordinario collezionista di orologi, edizioni Campanotto, un'opera che si mostra particolarmente originale e che l'autore considera l'umile parabola di un ostinato cercatore di Dio. Si tratta di un breve «poema metafisico», che Oli non esita ad avvicinare ai «Barocchi, così traboccanti di turgore mortale e paludati di sublimi drappeggi sintattici», con al centro i temi del tempo e della morte risolti in un linguaggio «di una letterarfetà certa e perentoria».

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