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Tra il sogno e la realtà, c’è la S o a l t à.

Che non è lo spazio tra i due estremi capace di accoglier nel suo grembo l’elemento morfologico ma, secondo Guglielmo Peralta, un fenomeno dell’interpretazione e della traduzione semantica; cioè una trasduzione, vasta almeno quanto l’esperienza inconscia e astrale (Quella notturna), forse esoterica, fatta di visioni, di sogni, di desideri e premonizioni che, per qualche motivo che sfugge all’etimologia ed alla precedente storia dell’uomo, non hanno né un nome appropriato né una declinazione atta ad identificarne compiutamente il significato.

La Soaltà di Guglielmo Peralta è una rivoluzione semantica in fieri dell’intimo letterario; in definitiva anche un modo di poetare, ma anche di scrivere letteratura, nuovo, che si avvarrebbe di tutti i possibili neologismi idonei ad esprimere e a significare la biunivocità dell’esperienza alla quale la lingua ufficiale sottrae gli epifenomeni fondamentali che costituiscono quel substrato emozionale ancora non identificato ed effettivamente non detto, che invece secondo il Peralta è possibile considerare, e quindi identificato e conservato anche nel significato più etereo, salvandolo in quella struttura minima, ma necessaria per farlo esistere come parte di una possibile combinazione di radici e desinenze costitutive della ontologia soale; di quel neologismo cioè, idoneo ad identificare il substrato razionale che preesiste alla parola come un rumore di fondo inconfondibile, innestato nell’ipostasi di una radice o di una residenza di guisa che diverrà il neologismo che darà all’ispirazione vita propria esistendo come morfema completo.

Nella Soaltà di Peralta, il sogno,la visione, l’ombra di una immagine o il retrogusto di un sapore, un sentore, una premonizione o un dejà vu, un sentimento indistinto e originale, ognuno di questi epifenomeni è in attesa di essere scritto nell’anagrafe della Soaltà per elevarsi a singolarità, per essere adottato e trasfuso in qualche eponimo.

Perché nella Soaltà ciascuno di loro “é”. Essi “sono potenzialmente” la futura – ma ancora inespressa- parte costitutiva e distinta che vanta personalità, comprendonio e discernimento all’interno del neologismo. Di tutti questi predicati, il primo neologismo è la Soaltà, composta dalla radice della parola sogno e dalla desinenza della parola realtà fusi insieme nella nuova funzione soale, ancora non declinabile ma suscettibile di evoluzione.

Dunque, Guglielmo Peralta ha avuto quest’idea: fra il Sogno e la Realtà c’è la Soaltà Egli comprende che in ognuno di noi, purché abbastanza maturo da riconoscersi nell’originalità di siffatte emozioni, ci sono entità cerebrali indefinibili per assenza di vocaboli idonei ad esprimere esattamente la semantica. Questo linguaggio, sconosciuto in quanto non detto, sarà certamente intelligibile se il vocabolario soale troverà il giusto sfruttamento da parte dei creativi in genere, per l’uso e le attitudini che fecero e che sono, in senso lato la comunicazione, ma soprattutto la forza e la liricità della poesia.
E soale è ogni attrattore energetico della dottrina personale capace di strutturarsi in un lemma simbionte all’idea, fino all’innesto della forma, che oltre il pensiero o l’animosità di fondo, diventa metasememe. Come una Pupa diverrà Farfalla, anche la Soaltà attende di individuare la nuova relazione da intrudere fra le viscere del significato originale, dando la metamorfosi, operando la metasemìa degli eterei e cerebrali fantasmi della semantica che rischiano di dissolversi e sparire e morire ancora racchiusi in uno scrigno inviolato. Come un genio prigioniero nella bottiglia, le labili ombre latenti delle emozioni o le diafane tracce dell’ES aspettano di essere stuzzicate per erigersi di fronte al Sole e invadere lo spazio intelligibile.

Tutto sta a trovare il metodo che trasformi l’ipotesi in teorema, e che la sua applicazione faccia produrre neologismi idonei alla trasfigurazione di una congettura che non è ancora materia in cosa terrena, tangibile ai sensi ed al comprendonio dei terzi. Un bel discorso, dunque. Con la Soaltà è giunto il momento di dare forma e significato a quella dimensione dell’esperienza della quale si avvertono contorni e gradienti, ma della quale non si conoscono i limiti; tuttora indefinibili fino all’agnizione.

Insomma, l’anima che s’avvicenda tra il sogno e la realtà cresce insieme al corpo che la contiene e fra gli errori e i successi dell’esperienza personale, essa fa sentire il suo magistero, offre i suoi servigi e dà i buoni consigli nella notte. A poco a poco si rinforza come un muscolo, fino alla maturità, corrispondente quest’ultima, a quella inconscia voce che sentiamo e che ha ripercussioni sul nostro modo di rappresentarci ed intendere la realtà, su come interpretarla. Insomma, tutta la nostra vita è un’esperienza soale; solo che non siamo stati educati a considerarla una parte (contempl)attiva della nostra esperienza, anche quotidiana. Quindi, Guglielmo Peralta si chiede: è giusto rinunciare ad una parte di noi? Che diritto abbiamo di escludere dalla rappresentazione lo s-guardo, di ignorare i frutti della sognagione, di meditare sulla realtà del mondo senza fare i conti con l’est di é-ste-ti-ca e gli orizzonti del cielogramma?

Allora, mi sembra che la Soaltà abbia i suoi paradigmi dove in nuce si rivelano alcuni moduli capaci di ingegnerizzare la struttura di un insieme dichiaratamente fàtico; cioè inerente al parlare, concernente il discorso e continuando di questo passo, con una serie di indicazioni che in grandi linee si riferiscono al condizionamento soale della comunicazione fra emittente e destinatario.

La Soaltà vuole la liberazione di questo magistero interiore. La Soaltà vuole la significazione delle metatesi ed il suo riconoscimento fuori dalle paturnie, dalle latebre e dalle strettoie dell’incomunicabilità. La Soaltà produce neologismi dalle radici e desinenze delle parole che soggiacciono al trattino; quest’ultimo è un componente interamente soale della parola e non mero segno di interpunzione. Quindi, le implicazioni soali sono inevitabili e necessitano del loro linguaggio,del soalogo, capace di stigmatizzare in idee e configurazioni il nuovo mondo emotivo che si farà lingua, morfema, neologismo. La solipsistica Soaltà, è l’attitudine più propriamente poetica meno inerente all’etimologia della parola e molto di più alla storia dell’esperienza personale. Cioè, nuove semantiche e nuove significazioni. Perciò ogni neologismo soale nascerà per essere simbionte con l’esperienza da scriversi, esprimersi e divulgarsi lungo il tragitto grammaticale e sintattico più consono e più affine, empatico – direi - con le configurazioni interiori, propriocettive o egocentriche. Certo, prima di essere “bello”, la Soaltà è un discorso rivoluzionario, sovversivo perché frantuma, irrompe sulla conservazione dei concetti come un colpo alla griglia piena di biglie, causando la reazione a catena che sfonda l’involucro blindato della parola, di tutte le parole finalmente libere di ricombinare i propri atomi in nuove molecole dalle nuove qualità, dai nuovi significati, dalle nuove attitudini rappresentative, in una parola dalla nuova “epistemologia”. Da questo ricombinarsi, dunque, verranno la nuova lirica e la nuova comunicazione fàtica.

La Soaltà è lungi dall’essere un teorema. Essa è tuttora una ipotesi che pilota grammatica e stile alla scoperta dell’entronauta che ancora non ha reagito e non si è espresso sulla congerie di potenzialità del linguaggio e della scrittura soale. Praticamente un canone all’interno di paradigmi polisemici che (potrebbero) permutano all’infinito miscele di parole, radici e desinenze. Perché la Soaltà di Guglielmo Peralta connota gli attrattori della nomenclatura soale per la quale fa produrre e pubblica una sorta di “cronache” propedeutiche alla stura di una messe infinita di neologismi che esprimano la rinnovata e/o rivoluzionaria semantica. Manipolazioni verbali, mixturae idonee alla creazione apollinea di artifizi linguistici e grammaticali utili a imprimere nuovi significati e novella semantica ai vocaboli; un’altra icasticità spontanea dai motivi neofiti, insiti e inconsci espressi dalla sintesi sogno-reale per catacresi, eterosemìe, metasemìe, sinalefe, apodissi, sìncrasi, sinafìe, allosemìe, eccetera. Dalle protasi alle aferesi, comprese le metabasi ipotipiche e le metabole allusive, purché scaturiscano emozioni propriocettive e/o egocentriche, certamente originali e capaci di una struttura minimale e statica. In una parola ipostatizzare. Nella formazione dei neologismi, è facile intravedere, o peggio, intuire l’uso del chiasmo nella accezione di antimetabole: artificio linguistico e di stile usato per la costruzione di frasi programmate o di enunciati ad effetto. Ecco, sarebbe un errore ed anche una discriminante faziosa, dare forfait in una maniera tanto riduttiva e manichea. Ciononostante è bene ribadire che il lettore non va spinto fuori tema e che, quindi, è d’uopo inuzzolirlo delimitando l’azione creativa dello scrittore o del poeta entro la deontologia della Soaltà che non informa per trasformare la parola in uno slogan, bensì per affermare la nuova semantica rappresentativa del sogno e delle temperie, nel senso di immaginazioni e fantasie che fondendosi con l’immanente, risolvono nella personalissima interpretazione della realtà; soalmente insieme in un tutt’uno distinto, significante e propedeutico.

Tentando la definizione (compito difficile a dire il vero) la Soaltà diagnostica le sinergie semantico – letterarie fra le parole e il mondo. Cioè, una vera e propria ergonomia linguistica dai fini esegetici che produce termini soali o neologismi semanticamente perfetti. In generale, le regole per la costruzione di un vocabolo soale, esistono già nella disciplina analitica e logica che approda al costrutto soale nella serietà della sperimentazione che lo contraddistingue. Solo così il termine appena coniato potrà difendersi contro il qualunquismo allertante e dissacratore.

A questo punto, niente è meglio di un esempio. Il seguente enunciato è del grande matematico Henry Poincaré che elogiò la natura e l’attenzione ad essa rivolta dagli scienziati con il seguente ed importante aforisma che è un eccellente esempio di approccio contemplativo capace di stregare e di affascinare il comprendonio assetato di curiosità, pronto a corrispondere gnomee e apoftegmi: «Lo scienziato non studia la Natura perché è utile farlo; la studia perché ne trae diletto e ne trae diletto perché la Natura è bella. Se non fosse bella, non varrebbe la pena di conoscerla, e se non valesse la pena di conoscere la Natura, la vita non sarebbe degna di essere vissuta.»

Ma c’é un però; nel senso che nel caso della Soaltà le apodissi soali non derivano da proposizioni complete (soggetto, verbo, complemento), ma si configurano come parole uniche derivanti dalla combinazione di scomposizione e ri-composizione di parti di parole stralciate da un originario “corpo” il quale, ingravidato con le nuove “inferenze dal contenuto semantico”, darà luogo al neologismo soale.

La monografia di Guglielmo Peralta è un modulo che è nato, come dice lui stesso, per essere disponibile a integrazioni capaci di costruire innestogrammi; cioè, annettere ad una radice specificatamente volitiva-emotiva una desinenza più realistica-empirica. Scritta così, in effetti, sembra facile... La monografia paeSaggi della Soaltà n.0 consta di circa una ventina di termini soali (es.sognagione;soalogo;cielogramma;esterienza; est-etica; innestogramma; etc...) e la sua pubblicazione ha dato lo spunto a questo mio commento, giusta la necessità di superare velocemente le frontiere dell’indifferenza, ma soprattutto quel timore irriverente verso le idee nuove che stuzzicano i sentimenti tossici, l’invida, i pettegolezzi che seminano ostracismi. Invece, credo che lo slancio culturale del poeta Guglielmo Peralta sia un impeto sincero, meritevole della considerazione pubblica e di una presa di posizione dottrinale. I paeSaggi della Soaltà, come leggiamo nella quarta di copertina, è una ri-vista di poesia modulare: un nuovo modo di “vedere” e di fare poesia, nel senso ampio del termine, con l’occhio costantemente orientato verso il luogo dove essa si “manifesta” col suo volto unico ed autentico, prima di mondanizzarsi ed assumere volti di-versi. La modularità vuole essere qui, un discorso monografico, una raccolta di moduli o di paeSaggi che si aprono di volta in volta sui “campi” dell’arte, della filosofia, della letteratura, della poesia, del teatro e che si sviluppano a partire dalla “soaltà”, un pensiero che di-scorre per immagini.

Possiamo comprendere perché è stato necessario attendere che Peralta ci chiarisse il significato di Visione in quanto S-guardo che con-cepisce o che per-cepisce o re-cepisce la visione interna di uno s-guardo esterno e rivoluzionante. Altresì, ciò significa che la monografia consegna all’attenzione dello studioso una visione della realtà ed una della verità consentanei al neologismo soale, alcuni iperborei rispetto al significato precedente all’innestogramma. Lungi dall’essere il predicato di un oggetto comunque pittoresco o pittorico, il paeSaggio è uno s-tra-passo oltre la visione; cioè oltre l’incontro dello s-guardo con l’empirico potere primordiale della Natura capace di sovrastare l’immediatezza estetica e tangibile ai sensi. Di guisa che sarà possibile ottenere costrutti matabolici (da metabola, cioè “cambiamento”) dai morfemi (elementi formali che conferiscono aspetti e funzionalità alle parole e alle radici) coniati senza scopi ritmici, che non modificano, cioè, la cadenza alla lettura, bensì per il fine soale di affermare il nuovo significato tramite l’artificio ortografico. Leggiamo insieme la lapidaria definizione del Prof. Guglielmo Peralta sulla sua rivista: della Soaltà è una ri-vista di poesia modulare -omissis- La modularità vuole essere qui una raccolta di moduli o di pae-Saggi –omissis.

In altre parole, il termine Paesaggio ha il suo omofono (cioè dello stesso suono) ininfluente sul ritmo, nella rivisitazione soale della medesima parola composta questa volta, da due sole sillabe, dato che pa-e-sag-gi è trasformato per sinalefe e per sincrasi in pae-saggi. La differente semantica dovrebbe intuirsi subito chiara. L’artificio stilistico e ortografico è sufficiente per cambiare il significato dell’originale parola, tale che l’omofono pae-saggi altro non è che l’inaugurazione semantica degli “elementi meditativi nella visione di un saggio”. Dunque, una vera e propria iperbole rispetto al significato originario. Siamo di fronte ad una rivoluzionaria catarsi eterodetta e formativa anche di un metalogismo. Il fatto è, che come diamo per possibile la trasformazione semantico-soale del termine “paesaggio”, dobbiamo supporre la trasformazione di qualsiasi altra parola suscettibile di sinalefe e sincrasi; ...come potrebbe accadere, per esempio, alla parola “sudore” trasformata nell’omofono sud-ore. Come è facile intuire, una nuova parola completamente rivoluzionata nel suo significato e anche, dal mio punto di vista analitico, contemporaneamente un metalogismo paratattico.
Tuttavia, ogni poeta o scrittore o artista decida di sperimentare personalmente i paradigmi della Soaltà e della modularità a cui si riferisce, senza nulla togliere alla genialità della catarsi semantica, dovrebbe farsi promotore di una legenda utile a disciplinare e indirizzare verso la giusta interpretazione del neologismo soale, contenitore anche di metalogismi più o meno dichiarati, ma intrusi nella parola suddivisa in “parti” ( radici e desinenze) in “misure” (aggiunzioni, sottrazioni, iati, sinalefe, sineresi eccetera) e “forme” (neretto, minuscole, maiuscole, apostrofate o tra virgolette, unite o divise a seconda dei casi da trattini) comunque utili alla coniazione di un neologismo o di un metalogismo cooptante il significato soale, prodotto che dovrà essere coerente con il contesto poetante e con la struttura dell’opera. Ripetendo, qualsiasi sia il genere di riferimento, poesia, teatro o letteratura, è dovere dell’Autore fornire le indicazioni necessarie all’intendimento corretto anche dell’opera finale nel suo complesso. Insomma, l’opera dovrà risultare un insieme coerente, frutto dell’applicazione ortodossa di siffatti moduli poetici, lirici, narrativi e scenografici innovati dall’ingresso trionfante in una realtà soale.

Come leggo, alcuni fra questi, come me già aderiscono all’idea di questo processo “in itinere” che risolve dagli innestogrammi, sinalefe, sincrasi, metasemìe, metaplasmi, eccetera.

Quando gli artisti della Soaltà, cioè i poeti, gli scrittori, i prosatori, i dramaturghi e gli attori saranno conquistati dai suoi paradigmi, ci sarà da risalire un fiume sfingeo fino alla scaturigine, sino ala fonte deontologica. La cosmogonia di Peralta è per questo una e-utopia - di pace e di serenità nello scambievole integrarsi di memi e morfemi. Cioè i vettori mediali di questa fusione tra astrale e realistico che tende alla quadratura di un cerchio vitalistico, animato dal tropismo della Soaltà sistematicamente impegnata nella ricerca di verità più complete tratte dalle sinergie che scaturiscono dall’incontro tra anima e corpo.

Una tesi difficile, sembra. Ma posso garantire che percorrerla è già più semplice; nel senso che l’azione del fare, la semplifica. Non si tratta di una “lirica” che rifletta sull’Infinito, ma di una azione capace di ridurre l’Infinito entro i margini di una struttura paradigmatica, contemporaneamente disponibile all’attenzione esoterica e a quella dei sensi. I matematici e fisici spesso sono costretti a ridimensionare l’Infinito per teorizzare matematicamente un cronotopo: la chiamano “normalizzazione”.

Entrare insieme alla Soaltà nelle dimensioni che furono della mitologia, soprattutto greca, attraverso moduli e canoni moderni, è una cosa che preoccupa e provoca ansie, dissidi, sospetti e suggestioni. Ma basta cominciare per comprendere che si tratta di false paure. Guglielmo Peralta è seriamente propenso a fare della poesia modulare una dottrina sociale, perché la parola non basta, i modi, i tempi e le declinazioni sono insufficienti ad affermare la coscienza migliore e ad abbattere il nichilismo contemporaneo. Senza la Soaltà, le relazioni sociali sono destinate ad inaridirsi sempre più. Le guerre, la tortura, la pedofilia, la giustizia inconcludente e la legalità autoreferente, la pletora religiosa, lo sciovinismo femminista e il revanscismo tribale, dimostrano che l’umanità intera soffre del vuoto platonico come la noosfera è vacante d’iperuranio; che la sconfitta delle idee domina incontrastata il necrologio degli intellettuali e che la tecnologia è un tipo di progresso incompleto perché disumanizzante. Giorno dopo giorno questo stato di cose si complica e peggiora: si fanno a pezzi bambini, i genitori non hanno più il conforto della patria potestà e lo sciovinismo femminista è di tale veemenza da incarnare la vendetta secolare delle donne sull’uomo; i froci sono nei governi; dopo il socialismo reale, oggi l’oppio dei popoli sono l’ignoranza, la povertà e la malattia; che il Pianeta è distrutto dall’eccessivo sfruttamento delle risorse e che i cosiddetti beni comuni fra pochissimo faranno parte dei listini prezzo come è già l’acqua dolce; che le prossime guerre si faranno per l’acqua e che l’assenza di acqua sarà l’attenuante cosmica allo stermino e al genocidio prossimo futuro; che l’istruzione e la cultura vanno diluendosi nella globalizzazione delle identità e che tutto il pianeta brucerà nell’effetto serra che scapita il Sole e il potere apotropaico della luce sulla Natura-Biosfera. Tutte cause dell’unico epilogo possibile: il soffocamento della fiamma vitale.

Non ci resta che ri-scoprire le giulebbe dell’umanità. Ogni formula e ogni tentativo è degno di questa specie e di quei pochi che sono ancora degni di rappresentarla. Di scuse ce ne sono tante, di tutto e di più. Ma il male resta, e la sua sconfitta è sempre nelle verità che hanno fatto la carriera dell’uomo e l’orgoglio dell’umanità. Di tanta intelligenza attiva, invece del giubilo alla pace e alla serenità dei popoli, dobbiamo accontentarci dei Premi. Come disse Jorge Luis Borges «L’intelligenza può far male ai simili solo per distrazione, ma è certo che dispiace sempre ai cretini.»

L’uomo contemporaneo non è nostalgico delle sue conquiste migliori, tutto è contro il pensiero e contro l’intelligenza e anche il potere complotta sistematicamente contro le cose dell’uomo e del genio.

Recensione
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