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Algor (alias Alberto Liguoro)

Nelle tre W del cyber spazio si annida un acronimo da brvido: Wells, war e world. Fantascienza, alieni e tecnologia costituiscono quell'orror vacui del nuovo millennio.

Le profezie di Gioacchino da Fiore prevedevano una nuova era, ma non aveva importanza il trapasso da un evo all'altro. Occorre identificare epoche transitorie di tribolazioni che preconizzino la fine dei tempi o sconvolgimenti storici tali che riescano a cambiare l'interiorità del vivente trasformandolo in una sorta di essere o specie nuova.

Ne Le stagioni di Algor il passato e il presente si materializza in date coincidenti nel giorno e nel mese.

L'11 settembre 1943 si compie un crimine di guerra atroce nella caserma di Nola: un gruppo di dodici ufficiali italiani viene barbaramente trucidato dai nazisti. È l'emblema dell'olocausto dimenticato.

Altri 11 settembre più atroci a Santiago del Cile e a New York nel 1973 e nel 2001. In mezzo a colpi di stato, guerre preventive, tribolazioni, fame e il progresso della tecnologia. Si naviga su Internet e il nuovo Nostromo conradiano è Juan.it, uno scopritore di stili e di realtà virtuali nuove.

È L'avvio di un'avventura dove s'innesta un altro celebre romanzo di Herbert George Wells, La macchina del tempo. Nella finzione letteraria il tempo era pensato come una dimensione percorribile in «avanti» e «indietro», esattamente come accade per quelle spaziali. La sua pionieristica invenzione romanzesca non solo eccitò la fantasia dei cultori della fantacsienza, ma precorse e stimolò le più audaci teorie della fisica quantistica del Novecento. Algor elabora il tema avendo presente i classici del cinema di fantascienza, Tarkovskij e Kubrick dove si innesta una sottile ironia partenopea. L'autore assembla poesie in lingua e dialettali, parodie drammatiche e canzonette come intermezzo di azioni teatrali parossistiche e drammatiche.

Un corpus mixtus che trae linfa dal visionarismo di Goya per esprimere lo sgomento di un tempo senza futuro. Date che si ripetono come atrocità cicliche come il 1799 la rivoluzione napoletana soffocata dai Sanfedisti. Le stagioni non hanno più il colore della natura ma sono gravide dell'angoscioso trascolorar del sembiante. Fantasmi e domande senza risposte si inseguono nelle stanze dell'ora fuggita e il progresso infinito scombina troni e dominazioni, generazioni ed epoche che culminano con i tempi morti.

Attualità e cronaca si intrecciano sino alla perdita dell'orizzonte dove la ripetività diventa ossessiva. La poesia prende il sopravvento nel testo di Algor che volge al termine con una eco dantesca consolatoria di un'utopia ritrovata.

Recensione
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