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Quel misterioso amore che intrappola il cuore

Se è l'amore ad essere parte della vita o se è la vita ad essere parte integrante dell'Amore, è un interrogativo al quale è ben difficile rispondere; e chi ha tentato una risposta separando la vita dall'amore e l'amore dalla vita si è accorto che è come voler separare l'ossigeno dall'anidride carbonica ed illudersi di avere ancora aria.

Maria Rosa Gelli, nella semplicità, spontaneità e immediatezza del suo sentire, ci offre una verità che potrebbe riempire interi volumi di filosofia e di sociologia; ella ci dice, sin dall'inizio del suo poetare che "se fosse stato solo un amore lo avrei dimenticato... ma è stato molto di più... è stata la vita e dimenticare significa non vivere".

L'amore da solo non ha vita e una vita senza amore equivale a non vivere. E in quella terza persona del presente del verbo essere la verità esistenziale del nostro esistere: l'amore È vita, la vita È Amore.

Il ribaltamento reciproco fra soggetto e complemento conferma che l'amore si radica e si ramifica indissolubilmente nella vita e la vita si nutre e si riempie, si sazia, si alimenta dell'amore. E sarà vita solo se ci sarà amore; e sarà amore solo se la vita farà dell'amore la sua priorità, la sua urgenza e la sua ragion d'essere. L'amore, la vita e la storia. "Forse è da pazzi amarsi così, ma i pazzi, gli artisti e gli eroi fanno la storia".

Essere pazzi d'amore significa sperimentare la bellezza della ricerca e la sfida alle avversità, agli ostacoli che ne impediscono la conquista, provare l'ebbrezza che affascina la mente e il cuore e ti porta a dare forme e vita a quelle immagini mentali, a quei bisogni umani, a quelle emozioni che solo il coraggio degli eroi, la creatività dell'artista e l'ingenuità e la leggerezza del "pazzo" sanno scoprire e vivere nella loro ampiezza.

Ed amore non può non far rima con felicità.

Anche qui un insegnamento basilare: la felicità è fatta di poco e di cose vere, cose che vengono dall'interiorità dell'uomo e non dalle sue disponibilità economiche o dai ruoli sociali che si ricoprono. Felicità è "uno sguardo, un sorriso, una carezza, un abbraccio, un bacio" tutto ciò che il sentimento produce e tutto ciò che è espressione intima di quel bisogno di dare all'altro qualcosa di sé, il proprio calore, il bisogno di avere con l'altro un contatto capace di generare emozioni. Felicità è vivere e donare emozioni.

Un gioiello, per quanto unico e raro, non potrebbe dare una felicità paragonabile a quella che fa sobbalzare il cuore quando la persona. che ami ti guarda con l'intensità del desiderio, ti sorride per la gioia di incontrarti, ti dona una carezza come a sfiorare qualcosa di prezioso, ti abbraccia come a dire " ho bisogno di te", ti bacia per manifestare la sua gioia e la sua felicità nell'averti accanto. Amore non può essere che questo e solo questo.

Perché solo questi gesti, questo sentire l'altro dentro di sé può generare quella felicità che è "certezza del domani". E quanto bisogno c'è di avere certezze nell'oggi e nel domani! Una certezza che solo l'amore ormai è in grado di assicurare, in un mondo che non è più in grado di offrire stabilità e costanza in tutti i suoi processi umani e naturali.

L'amore, ci dice, Maria Rosa, non è la passione di una notte, non è solo baci e carezze, non è solo quella fiamma che brucia il cuore e ti fa sentire l'altro come indispensabile, urgente nella tua vita, essenziale, vitale, che ti fa dire " non posso fare a meno di te"; l'amore non è solo questo, che pure invade e rapisce l'anima, il cuore e la mente; l'amore è qualcosa di più, di più "profondo e totale... qualcosa che distrugge e sostiene".

Qualcosa che fa venire le vertigini, fa vacillare, dà i brividi, ma soprattutto è quel punto di riferimento, quella stella polare verso la quale tutto è orientato 'fa sì che anche per me due più due faccia quattro e non questo numero infinito nel quale io mi perdo".

L'amore è luogo in cui trovarsi e ritrovarsi, in risposta a quello smarrimento e a quel disorientamento emotivo ed affettivo che il mondo ci propone. L'amore dunque è certezza, sicurezza, luogo d'incontro, recupero di una identità e senso di una vita. Cambia il volto del mondo se nei nostri giorni entra l'amore, le stesse cose di sempre possono apparire banali o possono darci emozioni incomparabili se vissute da soli, in compagnia di amici o in compagnia della persona cara.

Il giorno stesso, la luce del mattino, il passare delle ore, il colore dei pensieri, le tonalità del cielo, il calore del sole... tutto viene percepito diversamente se nella nostra vita c'è l'amore, quello che fa mancare il fiato, fa tremare le gambe, che crea quell'ansia che è tensione interiore, desiderio di un volto da stringere tra le mani.

Il miracolo dell'amore consiste proprio in questo: in quella sua capacità di dare un volto nuovo al mondo, di dare un senso alla vita, quel suo essere un bisogno che non è vitale come il bere e il mangiare, ma è molto di più, perché è quella forza che sospinge i giorni della vita e li riempie, li sazia, li disseta, li alimenta, li giustifica, li rende vivi.

Ma l'amore, fin dalla notte dei tempi, fa rima, quasi per legge di natura, con dolore. "Suonavi la sera in cui mi lasciai con lui, ma io non ti sentivo, perché il dolore è come un continuo schianto che uccide qualsiasi musica, anche la più bella"

E quando l'amore s'intreccia con il dolore ne nasce una sinfonia che non è facile classificare, se paradisiaca o infernale, perché è l'inferno e il paradiso nello stesso momento" è ansia e tormento, il calore dell'estate, il gelo dell'inverno, la calma del mare e la tempesta del cielo."

È un bisogno stritolato dal desiderio, è un'inquietudine che pure nella devastazione del suo tormento, è indispensabile, irrinunciabile " così ti vorrei tutta la vita, io e il tuo grande amore per la tua anima inquieta".

È un inno quasi all'amore questo sentire intimo che si nutre di sentimenti contrastanti, ma sui quali, su tutti, sempre emerge la speranza "sto sperando, attendo con ansia la sera che suonerai la mia vittoria sulla vita"

La speranza è quella forza che trascende la realtà e trasforma quel dolore in sogno, un luogo in cui è possibile "chiamare amore" chi ferisce il cuore, in cui è possibile " lasciarti e riprenderti, parlare senza farsi ascoltare, amare pur senza essere amati". E si ricompone l'iperbole: amore, dolore, speranza, sogno, vita "quando infine io ti potrò amare io vivrò".

L'indissolubile nodo con la vita fa dell'amore il suo bisogno primario, esistenziale, vitale, assoluto, nonostante tutto. Quasi a dire che la legge della vita è l'amore, esso ne è la linfa, il midollo, il centro e il nutrimento, quel sostentamento anche fisico che permette di opporsi alla morte; " io vivrò" è un grido, ma anche una certezza, un'invocazione, una verità indiscutibile.

Quell' io vivrò non ha solo il sapore dell'essere vita, ma contiene tutto ciò che fa la vita: emozioni, sentimenti, volontà, bisogni, ansie, desideri, il respiro stesso. Diventa così forza che conquista il mondo, che fa volare oltre le stelle, che fa scoprire nuovi mondi, nuovi cieli, perfino l'eternità.

A quella confusione che l'amore scatena nell'intimità del cuore fa eco la tenera e spontanea presa di coscienza della semplicità dell' amore " ti amo, sai, semplicemente e basta".

Dall'infinità in cui ci si perde, dal naufragio nei mondi eterei si riemerge nel prendere atto che l'amore è la cosa più semplice e "umana" più naturale e per questo più misteriosa che esista.

Un mistero insondabile ed anche impossibile da razionalizzare "benchè noi due ci amiamo, benché soffriamo insieme, in fondo si assomigliamo appena... basta un litigio perché si apra fra noi tutto un abisso". Non è concepibile razionalmente un amore così: tanto forte per quanto fragile, tanto intenso per quanto doloroso; tanto vicini per quanto distanti, tanto intimi per quanto estranei. E no, nessuna legge potrebbe teorizzare l'alchimia segreta del mistero dell'amore!

Come conciliare la sublimità delle ore condivise con l'incertezza dell'incontro del domani "sublimi le mie ore con le tue...ma fino a quando mi aprirai la porta?" E non è per niente facile, pur volendolo, neanche il dimenticare, far scorrere le catene dell'oblìo sul battito del cuore che arranca tra la malinconia e la tristezza, fra lo smarrimento e la solitudine, in quel ripiegarsi dell'anima che non trova più il suo sole per tornare a fiorire.

Torna a sprazzi la felicità, quasi un furto al tempo ore rubate ai tuoi sogni di uomo". "Felicità significa avere una vita da vivere insieme". Ma la felicità è sempre un sogno da afferrare per i capelli per non lasciarselo portare via dalle bufere che imperversano senza tregua " ti sto amando ... ma non so se mi hai capito... irraggiungibile sei ancora più dolorosamente caro".

Diventa quasi impossibile stabilire il confine fra vita, morte, amore, dolore, desiderio. Impossibile aprirsi un varco fra la complessità dei sentimenti opposti e contrastanti che si sono impadroniti dell'anima "amore dolorosamente caro"!

Come altro definire l'amore se non con l'immensità del dolore che immancabilmente porta con sé quella dolcezza infinita che ce lo rendo caro, necessario più dell'aria, aria stessa da respirare.

Un'alchimia indecifrabile quella che fa sussultare il cuore " che si possa amare tanto quanto noi ci amiamo è il più bel dono del cielo, vale tutte le nostre lacrime di dolore".

Quel bagaglio di "solitudine, attesa, angoscia, tristezza, pianti, delusioni, rimpianti" si scioglie in quelle lacrime di dolore che si fanno "il ringraziamento più bello per te che sei l'amore".

Amore e dolore, fusione e confusione, l'inconciliabilità degli opposti forse sono il vero segreto dell'amore "l'ambiguità del legame" che si manifesta in quel tentativo di dimenticare e l'impossibilità di farlo, in quella certezza di "averlo sempre nel cuore e di non poterlo avere accanto" in quell'accontentarsi di vivere "sospesa tra brevi abbracci e lacrime lontananze", tra la pienezza del canto e il vuoto di colui che non c'è, in quella confusione di sentimenti incerti e volubili che popolano la mente colorandola di una musica di armonie surreali.

Sono poesie, queste, che assumono il ritmo di un diario, la penna si fa complice compagna di un ricordo impossibile da cancellare, che pur scritto su pagine bianche con inchiostro nero non potrà mai essere strappato da quel diario di ricordi che vive nel cuore e nella mente " non potrò mai sussurrare il tuo nome senza sentire le lacrime agli occhi e sorridere contemporaneamente te".

Dolcissime le parole, dolorosissimi i sentimenti, niente di più bello che si potesse scrivere sull'amore. Piangere di gioia e di dolore contemporaneamente è la sintesi perfetta del mistero dell'amore. È l'esatta dimensione della crudeltà della vita che "ti dà una felicità incredibile e un attimo dopo te la strappa lasciandoti solo e amareggiato".

"È un grande mistero la morte" dice l'autrice, ma ancora più grande è quello della Vita che non avrebbe vita se non ci fosse l'amore "luce assassina raccoglierai la mia anima moribonda e con un soffio al cielo la restituirai... maledetta sia la vita se vuoi dire soffrire in questo modo brutale".

Rompe, questo grido, la pacatezza del dolore fin qui vissuto, quella certa rassegnazione che sembrava emergere in seguito a quel ragionare sui fatti che sem­brava facesse accettare una sofferenza quasi scontata seppure ingiusta.

Ma corrotta dalla nostalgia e corroborata dal bisogno e dalla forza dei ricordi che assalgono con irruenza e fanno trasalire, esplode qui, con violenza, l'ingiu­stizia di ogni cosa e si frantumano i nessi logici fin qui costruiti e tenuti insieme da quel senso di impotenza di fronte ali' insondabilità e all'impossibilità di intervenire sul destino "e siamo qui, io nel mare tu nel cielo, prima o poi c'incontreremo".

Emerge la sfida di un destino che genera l'amore giocando sull'attrazione degli opposti; un amore che conferma la sua legge, quella della complementarietà, una legge tiranna, perché gli opposti si attraggono e si respingono a vicenda. Una legge fisica che influisce anche su quella non-materia che compone l'anima e la violenta nella sua incapacità di adattarsi a un qualcosa che non è parte della sua natura.

L'anima non ha bisogno né di ali né di cielo per volare, ma l'amore, teso e speso fra il corpo e l'anima, pur sentendo forte l'anelito a volare senz'ali perde forza se manca il cielo e così naufraga nell' incorruttibilità del destino.

È forte il tentativo di Maria Rosa donna di archiviare quest'amore, di lasciarlo macerare nell'oceano dell'indifferenza, di cancellarlo dai suoi pensieri; a volte crede di esserci riuscita, altre volte s'illude sapendo d'illudersi, altre volte, poche, ci riesce davvero, ma alla fine comprende che l'oceano può anche travolgere la terra come uno tsunami, lasciando macerie e rovine dappertutto, ma questo non potrà mai annullare ciò che è stato.

Il tempo come l'amore non può essere cancellato, perché sono esistiti.

Ciò che è esistito resta in noi, come fuoco che arde, come ferita che sanguina, come stella che orienta, come orizzonte verso il quale camminare, come stella cadente impossibile da afferrare, resta, comunque sia, nel nostro tessuto esistenziale, indelebile, inestinguibile, inseparabile come la nostra pelle, inattaccabile, come un virus indebellabile, resta... questa è la legge ultima... l'amore, vissuto o sognato, dolce o amaro, doloroso o caro, possibile o impossibile, resta... fiaccola sempre accesa, insostituibile con altri roghi, che pur solenni e cauti, non potranno mai uguagliare quella debole fiamma che in segreto, nell'indifferenza della ragione, alimenta l'anima per un tempo infinito.

È il mistero della vita.
È il mistero dell'amore.
È il mistero dell'uomo che vive la sua vita impastata d'amore, con tutto il suo carico di dolore, solitudini, ansie e sogni da scrivere e da disegnare sulla tela infinita dell'anima, delicata come l'aria, bianca come le nuvole, immensa più del cielo, bisognosa d'amore, come la terra della sua pioggia, per irrigare l'aridità del mondo e generare vita anche laddove sconfina il deserto.

L'amore è forza creatrice e produttrice, insemina il mondo, distribuisce felicità, raccoglie dolori, fertilizza la mente, dilata il cuore, crea, ricrea e procrea... l'amore in fondo muove il mondo e le altre stelle!

La poesia di Maria Rosa Gelli, nella sua schiettezza e spontaneità, è grande proprio per questo, perché ci riporta l'amore a dimensione d'uomo, per quello che realmente è. Non ci sono enfasi o metafore che impegnano la mente nella ricerca di significati estremi. L'amore è espresso esattamente per quello che è e che dà; il suo profilo è quanto mai realistico.

Ed abbiamo bisogno, eccome se ne abbiamo bisogno, di vedere le cose per quelle che sono, senza veli che ne ottundono la bellezza e ne mortificano il significato; un amore libero da condizionamenti mentali e artistici, non fazioso, non corrosivo della verità, ma, al contrario, un amore che ci rende tutta la verità su di noi e sul nostro sentire, sul nostro vivere e sul senso di questo vivere.

Un amore reale, concreto, vissuto e sognato, amato tanto da avere la forza e il coraggio necessari per lasciarlo andare quando ci si rende conto che il suo tempo è scaduto

Il linguaggio essenziale e chiaro di queste liriche le rende di facile e piacevole lettura, di rapida assimilazione e ciò facilita l'immedesimazione, portando il lettore a confondersi con l'autrice e a vivere con lei le sue giornate fra ricordi e nostalgìe, amori e abbracci; e siamo lì con lei, di fronte a quello specchio in cui, specchiandosi, ritrova il volto del suo amore e il volto dell'amore.

E non si può non concludere con un versetto biblico, un inno quasi all'amore " più forte della morte è l'amore".

Non si può strappare l'amore dalla vita, perché il loro legame va oltre la morte, di più, molto più della morte è l'amore che, soffiato attraverso le narici dell'uomo, ne ha impregnato la carne condividendone il destino umano, terreno, vincendo la legge fisica del mondo e quella eterna della morte.

Recensione
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