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Bologna, chissà perché, ha già fornito alle patrie lettere una nutrita schiera di giallisti. Ora ci si aggiunge anche Anna Maria Frascaroli con pieno merito.

Il suo libro è comunque qualcosa di più di un giallo, è un libro divertente con qualche sfumatura soltanto di noir. Le avventure dei suoi scanzonati mascalzoni, più una ingenua (ma anche i mascalzoni un po’ ingenui lo sono, più sbandati che veri cattivi) si leggono d’un fiato, con il costante interrogativo di cosa combineranno ancora e gli spiazzanti rovesciamenti di prospettiva.

Da un punto di vista tecnico, sono rimasta colpita dalla disinvoltura e leggerezza (la leggerezza è uno dei risultati più difficili da raggiungere) con le quali l’autrice sviluppi continui colpi di scena e la scorrevolezza dei dialoghi, mai forzati, l’arguzia che ogni tanto ci aggiunge come commento del narratore, che vede l’azione dal di fuori. Anche le scene di sesso non dimostrano alcun impaccio, scivolano via con un tono di sorniona verità.

L’autrice prende per mano i personaggi tracciati alla svelta ma con efficacia, e li trascina di corsa, senza comunque tralasciare brevi scorci ambientali, verso una serie di finali multipli che sono la conclusione inaspettata, ma perfetta, per questi sbandati, che fondamentalmente sono simpatici, perché ognuno di noi credo che nel suo intimo sia un poco mascalzone, e di fronte all’allettamento di molti soldi, spera – dico spera – di avere la forza morale di resistere.

Spero che Anna Maria Sfrascarli continui a scrivere per il suo divertimento e per quello dei suoi lettori. Ha già dimostrato di saper affrontare anche temi totalmente diversi, più corposi, ma si sente che questo libro è venuto di getto. Scrivere è una delle più efficaci e soddisfacenti forme di evasione dal quotidiano che si conoscano. Quando poi riesce così bene, scrivere diventa quasi un dovere.

Recensione
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