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Il tuo corpo elettrico

Questa nuova raccolta di Leda Palma, autrice friulana che ha al suo attivo numerosi libri di poesia e di prosa, oltre ad una notevole attività in campo teatrale, e un’affascinante danza che stravolge da subito l’apparente immobilità delle immagini dei felini rese dalle eleganti raffigurazioni di Giorgio Celiberti. Nel libro infatti c’e un gran movimento, insito già nel titolo, di memoria baudelariana, confermato dal ritmo della parola poetica, in un incastro armonico e appunto danzante con le immagini dei diciotto gatti raffigurati.

Movimento di parole abili a rendere gesti, d’accoglienza e di rifiuto, passi lenti e fughe improvvise, ritorni segnati dal dolore o da felicita inaspettate. Movimenti felini che muovono la quotidianità condivisa dall’autrice, prendendo sembianza tra i versi che la poetessa offre a ciascuno come dono d’amore, colloquio intrigante e misterioso forse con altre sembianze, altre presenze ed assenze: “ Eccoti / come scorrere di musica / ala mansueta d’anima / freni la corsa, / a distanza d’esitazione / desiderio e paura / di carezze / Sono il mistero che sperimenti / attimo per attimo … “ Anche i quattro esemplari scolpiti in copertina non sono affatto immobili come potrebbe sembrare; possiedono tutti un punto d’osservazione, un di qua che li attrae e verso cui sono rivolti. Fermiamoci ad osservarli: il primo e l’ultimo sembrano i più inquieti- il primo diffidente, reso tale forse da una ferita profonda, con la bocca imbronciata e l’unico occhio aperto un po’ sospettoso, mentre il corpo pare soggetto a un’energia che lo spinge indietro, con un’impercettibile tendenza della testa da una parte, quasi tentata di girarsi; il secondo, maculato, e sorpreso, ma potrebbe convincersi ad andare, a fare un salto al di qua; il terzo verdino ha la testa da un’altra parte, attratto da qualcosa che non e davanti come per gli altri, forse e il piu indipendente o il più menefreghista; il quarto, il più chiaro, ha un muso duro, segnato ed e anche il più piccolo, negli occhi un enigma che lo fa quasi spavaldo.

Questi quattro “caratteri” percorrono il libro, assumono sembianze quasi umane, simili a tipologie psicologiche che ritroviamo nei tanti gatti descritti dall’autrice con versi limpidi, illuminanti le sagomine feline: “denso di nostalgia / e di quel male che alla bocca / sale come a farti / voto di silenzio per una causa / superiore …” o ancora: “ spazio di egoista li cacci / con rabbia uno ad uno / dalla cuccia e un giorno / non li vidi più spariti / aspro lo sguardo piegato altrove …” immagine di una maternità sofferta, dolorosa, non pienamente accettata. Si amplificano i piani di questa poesia: consapevole di un’alterità in cui riconoscere una comune finitezza, osservando il gatto Ciop “dormi profondamente e non t’accorgi / del mio sguardo sospeso / fra la tua buona sorte e / i cancelli forse aperti / della morte / alzati vai scegli un posto all’asciutto / non voglio cercar fra non molto / di mettere ordine / agli oblii/”; ferma e tenera nell’affinità elettiva con la gatta Ipazia, quasi una vecchia amica, nello scambio empatico, perfino nell’ammirazione: “ e giusto che tu sappia / che ammiro il tuo stile di vita / la tattica dell’ascolto attento / costante / la fissità dello sguardo / che invita a entrare / dentro …”.

In questo elegante bestiario ciascuno ha il proprio nome, sia esso evocativo di un mito, Ninfa, Milos, Horus, o peso storico/politico da portare, come Marx, o antica reminescenza di famiglia, come Clotilde, Rachele, o semplice e comune, come Teresina, Beniamino, o soltanto scherzoso, come Cip, Spina … a ciascuno la propria unicità è il proprio ritratto perfetto. Infine, per ciascuno un verso di un illustre poeta, a testimoniare sia la letterarietà - un valore aggiunto - del libro, sia l’enigmatica felinità della Poesia, la sua andatura lieve e decisa, il movimento impeccabile, ma imprevedibile nei suoi balzi e nella sua vitalità.

Recensione
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