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Nota critica sull'opera poetica di Angela Ambrosini

in: Il Calamaio, 2011

Adriana Stefani

E' con grazia rara, e capacità di condivisione dei sentimenti che Angela Ambrosini costruisce una trama lirica in cui la memoria e gli auspici di un possibile lieto futuro si incontrano con armonia e cordialità espressiva. La voce della poetessa non si sottrae agli incontri della quotidianità e alle vicende di ogni giorno, perché sono queste le rivelazioni fondanti della vita. Ecco allora che i versi dedicati a una badante ("laceri la pioggia / ogni fuliggine allo stentato ascolto. / Questo è il mio verbo di pace per te"), come quelli dedicati alla città ferita de L'Aquila, o a una giovane ammalata di sclerosi multipla, mostrano sempre la costante tensione di una parola che sa divenire universale. C'è l'adesione al sentimento, c'è la chiarità della parola vera e forte che può commuovere, provocare, affascinare, ma è sempre un'azione che incide emozioni nel cuore, come quando "una bacca rompe rossa la / gocciolante ressa di spine. / E lacera la mente".

Prima stella

E un punto a trafiggere il velo cobalto
del cielo e s'avvinghia allo sguardo vorace
evocando desideri disseccati
dall'ortica che insonne screpolo sogni
e ci divorò dentro giorni d'affetti
e lunghi istanti d'infanzie perdute.
Ma è sempre nostra questa notte di marmo
ferma e perenne sotto coltri di stelle
che it pensiero dilata oltre quel punto
a trafiggere il velo cobalto del cielo.


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