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Monete imperatoriali e imperiali

L’opera proposta dal professor Pietro Nigro va ben oltre i confini di un prezioso catalogo destinato a descrivere le monete appartenenti alla propria collezione, ora ceduta alla nipote Alessandra.

Il Denario, l’Asse, il Sesterzio e le altre monete dedicate ai protagonisti che hanno fatto la storia di Roma e di conseguenza la nostra, costituiscono infatti l’occasione per un viaggio affascinante in quell’universo fatto di genialità, coraggio e purtroppo violenza (tanto verso i nemici quanto fratricide) che fu l’impero romano.

Tutto inizia nel 48 a.C. quando Giulio Cesare, varcato il Rubicone, sconfigge Pompeo e assume di fatto quel potere assoluto che deterrà fino alle Idi di marzo del 44, quando verrà ucciso durante la congiura capeggiata da Bruto e Cassio.

Gli subentrerà il secondo triumvirato con Marco Antonio, Ottaviano e Lepido.

Sconfitti a Filippi i difensori della repubblica, uscito di scena Lepido, si crea una situazione di precario equilibrio spezzatasi nel 32 a. C. quando Antonio divorzia da Ottavia, sorella di Ottaviano e si lega in modo definitivo, sentimentalmente e politicamente, alla regina dell’Egitto Cleopatra. Il 2 settembre del 31 a. C. la sconfitta patita ad Azio per opera di Marco Vispanio Agrippa, uomo di fiducia, generale e futuro genero di Ottaviano (ne sposò la figlia Giulia Maggiore) segna la fine della coppia; Antonio e Cleopatra si tolgono la vita e a Gaio Ottaviano, nipote della sorella di Cesare Giulia Minore, viene conferito nell’anno 27 a. C. il titolo di Augusto.

A Ottaviano, il quale “diede un grande impulso alla cultura circondandosi di letterati” (Orazio, Virgilio, Tito Livio, Ovidio), succedettero Tiberio (14 d. C.), figlia di Livia Drusilla, seconda moglie di Ottaviano e Caligola, il quale alternò grandi opere pubbliche a eccessi e stranezze e sperperò ingenti ricchezze: “per le donazioni al popolo, agli eserciti, alla guardia pretoriana, ai regni vassalli, alle spese personali …”. Nell’anno 41 l’imperatore venne ucciso dai pretoriani, i quali scelsero Claudio, zio di Caligola, quale successore.

Candidati alla successione di Claudio era Britannico (nato dal matrimonio con Messalina) e Lucio Domizio Enobarbo, figlio della quarta moglie dell’imperatore, Agrippina Minore. Britannico morì avvelenato e fu dunque Lucio Domizio Enobarbo, conosciuto come Nerone, a diventare imperatore nell’anno 54. Egli fu dipinto dagli avversari in modo estremamente negativo ma oggi sappiamo che questo sovrano, pur macchiandosi di gravi delitti, pagò oltre misura il fatto di aver adottato misure in favore della plebe e al tempo stesso di aver ridimensionato i privilegi del Senato. Non è vero, ad esempio, che Nerone abbia incendiato Roma, al contrario egli si prodigò per prestare soccorso mentre la città bruciava.

Con la sua morte e la fine della dinastia giulio-claudia (68) l’instabilità politica portò sul trono in poco più di un anno ben quattro imperatori: Galba (ucciso), Otone, suicidatosi dopo la sconfitta patita contro Vitellio, a sua volta assassinato dagli uomini di Vespasiano e lo stesso Vespasiano, con il quale ebbe inizio (69) la dinastia dei flavi, proseguita con Tito e Domiziano. L’uccisione di quest’ultimo (96) condusse all’elezione di Nerva, il quale introdusse il “principato adottivo” indicando quale proprio successore Marco Ulpio Traiano (98), le cui leggi mirarono a favorire i contadini limitando i latifondi. Grande importanza ebbe Pompeia Plotina, moglie di Traiano. Donna di grande cultura, trasmise al futuro imperatore Adriano, adottato da Traiano e da lei amato come un figlio, “l’amore per la Grecia, per la sua filosofia”. Adriano, divenuto imperatore nel 117, fu un grande protettore delle arti e “i suoi furono vent’anni di regno di continuo progresso”. Sotto Adriano sorse la Villa di Tivoli, fu ricostruito il Pantheon andato distrutto in un incendio e venne edificato in Gran Bretagna il celebre Vallo che ne porta il nome. Il periodo di stabilità proseguì con Antonino Pio (138). Quando Antonino si ammalò, passò i poteri a Marco Aurelio e a Lucio Vero: “Era la prima volta che Roma veniva governata da una diarchia e che durò dal 161 al 169” quando Lucio Vero morì, probabilmente a causa dell’epidemia che colpì l’esercito durante la vittoriosa spedizione in Mesopotamia.

Marco Aurelio “Fu un grande studioso di lettere latine e greche, e di filosofia stoica. Ci ha lasciato I colloqui con se stesso tradotti in italiano col titolo Ricordi”. Dal suo matrimonio con Anna Galeria Faustina, figlia di Antonino Pio, nacquero numerosi figli, tra i quali Commodo, associato al trono paterno nel 176 e successore di Marco Aurelio dal 180 al192, anno nel quale perì durante una congiura. Commodo “Fu molto amato dal popolo, ma detestato dal Senato per il suo dispotismo”. A succedergli fu il Praefectus Urbi Fulvio Elvio Pertinace, nato ad Alba Pompeia. Il suo fu un regno assai breve, durato tre soli mesi. Il 28 marzo 193 infatti i pretoriani lo uccisero aprendo un altro periodo di di totale confusione: mentre gli stessi pretoriani nominavano imperatore Settimio Severo, il Senato proclamava Didio Giuliano, le legioni di Siria Pescennio Nigro e quelle di Britannia Clodio Albino. Didio Giuliano venne ucciso dai pretoriani, Pescennio Nigro e Clodio Albino furono sconfitti militarmente e morirono (il primo assassinato, il secondo suicida) e Lucio Settimio Severo fu imperatore dal 193 al 211.

Gli successero i figli Geta e Caracalla avuti da Julia Domna ma “Geta venne ucciso nel 212 dal fratello Caracalla che così divenne imperatore unico”.

La prima parte di questo affascinante viaggio storico-numismatico termina qui. Ora attendiamo il secondo volume, che ci condurrà da Caracalla a Zenone e all’anno 491.

Recensione
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