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Prefazione a
Haiku
di Lilia Slomp Ferrari

Paolo Toniolatti

“Ogni libro è una voce in attesa di un corpo.”
Pierluigi Cappello, 2015

“… questo mio arduo cammino poetico che mi vede arrancare e quasi soffocare nelle immagini, nel ritmo e nelle metafore anche ardite.” (da una lettera del dicembre 2021). Un primo indicatore che ci porta nel cuore della scrittura di Lilia. Un secondo indicatore ci aiuta ad avvicinarci a questo libro “Haiku” che, nello scorrere dell’esistere, matura ed esce nell’autunno della vita “ l’ultima stagione, quella forse più misteriosa, più intensa della mente.” Parlare di clima emotivo può essere attendibile.

La scelta di una forma “chiusa” di origine giapponese lo haiku, con la sua struttura di 17 sillabe in tre versi (5 - 7 - 5).

Attingendo da un mio lavoro su Giovanni Duca del 2016 mi sembra di poter affermare che una scelta del genere può porsi sia come difesa dalla sciattezza di improvvisazione (parodia dello scrivere versi) sia come un gioco/sfida con la lingua, una prova di libertà consapevole, in una scala di difficoltà anche tecniche.

Restano per me illuminanti le considerazioni di Josif Brodskij (1940–1996) sugli schemi metrici come “magneti spirituali”. “Nell’uso di forme tradizionali c’è un aspetto sonoro, un’organizzazione, c’è una relazione immagine/suono. Ѐ semplicemente il senso della disciplina. Il mestiere del poeta sono le parole, la creazione delle parole, il linguaggio…”

A passo lento, come si compete alla mia gravitas melanconico-senile, entriamo nel libro. Una raccolta di 200 haiku, scandita in tre movimenti: Amore, Natura, Sensazioni.

Alla fine, celata dietro il titolo minimalista “Note dell’Autrice”, la sorpresa di un piccolo gioiello della scrittura di Lilia. L’ho letto e riletto con emozione. Un testo prezioso: una guida limpida alla lettura della raccolta, una dichiarazione/confessione della sua poetica, della sua spiritualità. Con la vitalità di una lingua forte, effusiva, accesa fino all’incandescenza, con il segno di una sincerità/autenticità come cifra consolidata, riconoscibile.

Scrive recentemente Alessandro Piperno: “Esistono scrittori, dotati di un talento naturale da autorizzare il sospetto che per loro scrivere e respirare sia la stessa cosa”.

Io avverto in Lilia qualcosa del genere. Talento, sincerità, autenticità che spiegano il riconoscimento della critica, i premi importanti anche recenti, il successo di pubblico in attesa e accogliente, partecipe e complice. Ho scelto di non estrapolare questo memoriale, lasciando al lettore la piena libertà di “confrontarsi/contaminarsi” col testo integro, che considero l’anima di questo libro.

Ѐ ora di incontrare i versi. Condivido la scelta tipografica di non incolonnare gli haiku, come ho riscontrato in altre raccolte. La diversa dislocazione nello spazio mi pare consenta una migliore relazione tra i testi, piccole sorgenti di energia che acuiscono la percezione visiva e sonora delle pagine. Si rende più attivo il lettore, si muove il campo. Si conferma come il libro non sia solo un contenitore, bensì un progetto comunicativo ed estetico.

Amore

Difficile commentare lo haiku. La concentrazione delle parole, la tensione che le lega non consente l’esercizio micidiale della parafrasi di scolastica memoria. Mi limiterò quindi ad accostarmi con delicatezza ai componimenti, in una sorta di rendicontazione di lettore, in cui il fattore emozionale è forte. Il richiamo quasi simmetrico (io, tu, noi) al rapporto d’amore ne svela la complessità, il cambiamento nel tempo, l’affanno e la stanchezza, anche l’usura, il lento consumare di passi, il vacillare e lo smarrimento, il dissidio/incrinatura, il franare lieve.

“Scandisce il cuore / il passo della vita / ride la crepa.”

Anche un camminare nel buio, verso la luce, il sorriso, il perdono. La dipendenza, l’aiuto, la forza dei piccoli gesti quotidiani.

“Dammi la mano / affido alla lumaca / la nostra stretta”.
“Sei dentro di me / alla conchiglia ignaro / come la perla.

Consapevolezza che nel segreto del sentimento d’amore permane l’essere altro, l’io e il tu conquistano la prossimità, la complicità, la solidarietà del noi, senza annullarsi.

“Nessuno sa / nello scrigno del cuore / il seminare.”

Queste micropoesie offrono un’attendibile fenomenologia dell’amarsi, riescono a tratteggiare un moderno, veritiero canzoniere d’amore, venato da una non edulcorata tenerezza.

Natura

Colpisce l’inventario vastissimo dello sguardo di Lilia: dalle galassie alle comete, il sole, la luna, le stelle, il buio e la luce, il vento e le nuvole, la neve, il fuoco e l’acqua. Una folla di creature, animali, piante, fiori. Un’attenzione quasi spasmodica al dettaglio. Lo haiku racchiude attimi di vita, movimento, energia e insieme bellezza.

“Fiorisce neve / sul ramo del ciliegio / sguardo di Dio.”

Immagini (simboli?) e scatto del pensiero verso il sacro. Non riesco a liberarmi dei versi di Emily Dickinson: “… poeta – colui che distilla / un senso sorprendente da ordinari / significati… / Rivelatore d’immagini / è lui, il poeta…”(448, circa 1862).

“Nido caduto / rabbrividisce fronde / dentro il silenzio.”
“Secca la viola / racconta primavere / al libro antico.”

Il fiore, il libro, il tempo / stagione, una presenza umana, una piccola storia in un piccolo evento in cui sorpresa, memoria, turbamento si fondono. In una possibile decostruzione del testo, emozione e pensiero del lettore coesistono, in una sospensione creativa, libera. Nell’arboreto non manca la betulla amata:

“Spigolo argento / severa la betulla / mi ammonisce.”

Colpisce la tavolozza cromatica, la varietà dei colori e delle loro associazioni: il viola, l’oro del campo, il giallo, l’argento, il rosso, e il vermiglio, il verde e l’azzurro, il bianco e il biancorossore, il buio e la luce, le ombre. I colori, ci ricorda Claudio Magris, “smuovono contraddizioni e passioni,…incarnano simbologie.”

“Ѐ ranuncolo / ubriaco di giallo / la sfida al sole.”
“Prima farfalla / in girotondo bianco / sulla forsizia.”

Credo che una ricerca ben temperata sui simboli e sulle metafore presenti nella poesia di Lilia sarebbe fruttuosa, coinvolgente. Umanizzazione della natura e sentirsi natura, altra cifra originale.

Affinità e consonanza trovo nell’invito di Chandra Candiani a “fare orchestra (con il mondo) non solo con gli umani, ma con tutti gli esseri favolosi del pianeta. Il pianeta è vivo, la vita è viva, è viva l’erba e anche i sassi.”

Ancora immagini: il sole che sbadiglia e balbetta il suo tepore, l’arrancare dell’erica, il rabbrividire della castagna, il fremito del prato:

“Freme il prato / rincorse di lucciole / sogno di grillo.”

Sullo sfondo lo stupore del giardino di rose di Lilia, il suo “arcobaleno in terra,” il giardino dell’amicizia.

“Nessuno coglie / il tremito di rose / all’imbrunire.”

Sensazioni

Un fitto di testi di differente intensità, dal minimalismo pittorico a significati più complessi, in un susseguirsi (inseguirci) di immagini, simboli, metafore. La frammentazione degli attimi può disorientare. Il lettore deve seguire venature, cercare (e aprirsi) sentieri e varchi, acuire visione e ascolto per raggiungere “radure” in cui sedimentare pensieri e emozioni. Quasi un risarcire il piacere dell’immersione sensoriale con un ritorno alle domande di senso dell’esistere, del suo prezzo. Si leggano i testi sulla madre, figura presente in altre poesie e racconti anche recenti di Lilia.

“Dietro, la madre / in posa d’arcangelo / tutta la vita.”
“Carezzo oggi / i tratti di mia madre / ride lo specchio.”
“Una carezza / data distrattamente / sanguina il cuore.”

I pochi versi trattengono con sofferta efficacia l’impronta / essenza del bisogno d’amore, della ferita mai rimarginata.

C’è la presenza diffusa di un io inquieto, nel pendolo degli stati d’animo in cui sembrano convivere il desiderio di una liberazione nella natura, il sogno, la solitudine creativa dell’incessante immaginare, il soffrire e il sentirsi imprigionata, la minaccia dell’ombra.

“Sono prigione / di neve capovolta / dentro il cristallo.”

Torna l’interiorità condivisa del noi con cui guardare al futuro, resistere.

“Dentro di noi / la chiave dei segreti / da tramandare.”

La dedica del libro ci dice molte cose.

In altri testi il riferimento al nido, alla baita, alla casa: spazi e luoghi della cura, degli affetti ma anche protezione.

“Pugnale i sogni / ghiaccioli sulle gronde / la baita è il cuore.

Concludo il mio cammino nel libro di Lilia proponendo un testo enigmatico, gotico / surreale.

“Velo da sposa / piegato nel baule / bacia il buio”.

Nella scelta metrica dello haiku Lilia pratica una tecnica della sottrazione capace di produrre un ampliamento di senso.

Talento, arte, inconscio giocano la loro parte.

Forza e fascino della parola nuda.

Esco da questo libro turbato. Avverto una bellezza incrinata (la “crepa” è in agguato), segnata da “inquietudine”,fragilità”,“cadute”.

“Carezza lieve / data in solitudine / è la poesia”.

Mi congeda la voce calma e nitida di Claudio Magris: “ La poesia è pietas, umiltà, un fraterno piacere di vivere.”

Incontri. In letteratura come nella vita.

Trento, marzo 2022

Materiale
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