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La meticcia

racconto poetico in endecasillabi

1

Ti ricordi la meticcia di Outremer?
– era forse Guadalupe o Saint-Martin –
Passeggiava sulla sabbia chiara
solo con una gonna rossa a frange
e apparve come un sogno innanzi a te,
in riva al mare d’indaco dipinto.
Era bella la meticcia di Saint-Jean,
– mi pare in Martinica, non rammento –
con pelle ed occhi del color dell’ambra
e i lunghi folti riccioli corvini,
le labbra spesse, forse ereditate
da dinastie degli antenati schiavi.
Ti seguì senza mettersi a pensare
che avevi quasi il doppio dei suoi anni
e che suo padre nobile francese,
decaduto di certo, ma orgoglioso,
di crepacuore ne sarebbe morto.

2

Non ricordi la meticcia di Cayenne?
Ne ammiravano il corpo affusolato
le gambe lunghe e il passo da pantera,
la cantavano con struggenti note
le ballate perdute di Guyana
negli angiporti, tra i vicoli ombrosi,
sotto i palmizi affogati di sole.
Erano i giorni dell’affaire Dreyfuss
di quel povero ufficiale israelita
deportato per lettere sospette
e soprattutto per fantasie razziali.
Neanche tu eri troppo galantuomo
in quanto all’usa e getta dei diversi.
Così lasciasti la giovane meticcia
che appese il collo al cappio di una corda
portando via con sé anche tuo figlio
che proprio allora le sbocciava in grembo.

3

Se ti piacciono ancora le fanciulle
con metà dei tuoi anni e le vagheggi
dai tavoli dei bar, dopo il lavoro,
è per via della meticcia di Outremer.
E tu, vecchio furbone da abbordaggio,
sazio di prede ma avido di sesso,
non l’hai riconosciuta al suo apparire
e nemmeno hai voluto ricordare,
rifiutandoti l’ultima occasione
che l’Artefice Sommo ti accordava.
Ti piaceva la meticcia di Kourou!
– o forse Saint Laurent de Maroni? –
labbra di pesca, morbide, carnose,
occhi dorati, pelle un poco scura....
ma sono i corpi effimere parvenze.
Lei è cambiata adesso ha un’altra età,
diafana incede e sembra un poco altera.

4

Capita, a volte, pur se pare strano,
di incontrarsi cent’anni dopo ancora,
qualcuno un po’ ricorda e l’altro no,
e c’è chi ride giurando che è follia.
Ma tutto poi riacquista un altro senso:
e si contempla, pur senza capirlo,
il divino progetto architettato
di cui siamo minuscoli graffiti.
Ora brami avventure e carne fresca
e vuoi spararti le ultime cartucce,
prima di un filosofico tramonto
che nobiliti il tuo disprezzo umano.
Non sai capire che nel vuoto affanno,
di cui spesso ti chiedi la ragione,
vive nascosto il tuo castigo ignoto:
quelle tre vite che sfregiasti un tempo,
nei lontani orizzonti di Outremer.

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