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Talisker
Racconti scritti col martello

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro.
E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te

(F. Nietzsche)

Non ho imparato a volare, ma ho imparato a ridere precipitando
(S. Benni)

If we are all in the gutter, it doesn’t change who we are,
‘cause someone of us in the gutter are looking up to the stars

(Mika, Good guys)

6 – Un uomo impegnato

L’anziano Aldo Bastoni, come faceva ogni mattina da ottant’anni, si alzò dal letto sbadigliando e stiracchiandosi; guardò l’ora: le 6.00; è vero era presto, un uomo della sua età avrebbe bisogno di maggior riposo, ma quel giorno aveva troppo niente da fare per rimanere a letto.

L’unico impegno, vero, sulla sua agenda era la visita dal dottore alle 8.00: aveva fatto di tutto per prenotarsi per primo, non voleva rischiare di trovare qualche lavoratore affannato o qualche madre di famiglia con annesso bambino malato che gli chiedessero di passare prima di lui, in quanto avevano fretta. Su questo Aldo era categorico: io rispetto le vostre vite impegnate, voi rispettate le mie giornate vuote; perché vi dovrei far passare prima di me in ambulatorio? In fin dei conti io non ho niente da fare, mentre voi avete la vostra solita fretta. Perché tutti comprendono le persone impegnate ma nessuno capisce le esigenze di chi deve far trascorrere giornate vuote e monotone?

E mentre meditava su questo Aldo si preparò un caffè a cui disse di non venir su troppo in fretta, tanto non aveva nulla da fare, tirò fuori con molta calma alcuni biscotti millefoglie che erano lì, pigri, svogliati e sfogliati, aromatizzati dal miele prodotto da api che non avevano fretta.

Quando, dopo qualche minuto, la caffettiera si stufò di aspettare, emise un verso gutturale e Aldo si versò la nera bevanda bollente in un bicchiere di vetro, accompagnandola con i biscotti.

Quando ebbe finito la colazione, si accorsero che erano le 6.15; ottimo! Era riuscito già a occupare 15 minuti di quella vuota giornata; calcolando che andava a dormire per le 22, gli restavano ancora 15 ore e 45 minuti da impegnare.

Aldo passò altri 10 minuti al bagno, a lavarsi la faccia, a pulirsi la dentiera e a passarsi il rasoio elettrico sul viso, per farsi la barba; quando ebbe terminato si vestì, si sedette sul divano e accese la tv: vide il notiziario per 4 volte di fila, per un totale complessivo di oltre 60 minuti delle stesse, identiche notizie, visto che tra un’edizione e l’altra nulla era cambiato, a parte l’espressione del conduttore che si era stancato di starsene seduto e ripetere continuamente sempre le stesse frasi, specie alle 6 di mattina.

Cavolo, pensò Aldo, neanche il mondo ha più niente da fare: è passata un’ora e ancora non è accaduto nulla di nuovo; niente rapine, omicidi, incidenti, tradimenti, scoop compromettenti, nulla di tutto questo: evidentemente anche gli altri uomini iniziano ad annoiarsi, non sanno più come riempire le giornate, anche il male è diventato monotono.

Spense la scatola catodica e si alzò, un po’a fatica dal divano, poi controllò l’ora: le 7.15; da casa sua all’ambulatorio c’erano circa 10 minuti, quindi decise di avviarsi: non voleva rischiare che qualcuno di fretta si facesse trovare lì prima di lui. Ma un pensiero lo rassicurò: di norma le persone impegnate a quell’ora si stanno preparando affannosamente per andare a lavorare o per portare i figli a scuola, non certo per recarsi dal dottore; certamente, magari uno che aveva l’appuntamento alle 8.20 avrebbe fatto i salti mortali per cercare di passare prima, ma Aldo sarebbe stato lì a smontare le sue speranze.

Pertanto decise senza ulteriori indugi di uscire di casa e di recarsi in ambulatorio.

° ° °

Erano le 7.25 quando si piazzò davanti alla porta ancora chiusa; poco dopo arrivò la segretaria con le chiavi per aprire; indossava una gonna elegante e i tacchi. Aldo pensò:

“Ma dico io, è questa l’ora di arrivare? Sicuramente è una di quelle donne impegnate che hanno tante cose da fare, ma non capiscono le esigenze di noi che abbiamo la giornata libera! È sempre la stessa storia, io l’avevo detto!”

La segretaria salutò l’anziano zero impegnato con un sorriso cordiale, gli aprì la porta e lo invitò ad entrare; Aldo grugnì per il nervoso poi si accomodò su una delle sedie rosse in plastica: finalmente ce l’aveva fatta! Ora poteva far niente seduto in ambulatorio, che è sempre meglio che far niente seduti a casa.

E così iniziarono a passare i 30 minuti che separavano Aldo dalle 8.00, ora dell’appuntamento; un giovanotto sui 20 anni, probabilmente uno studente universitario, ebbe la malsana idea di andare un po’ prima per sperare di passare in anticipo, ma si ritrovò gli occhi gelidi dell’anziano che lo ammonivano dicendogli:

“Io sono qui da prima di te, quindi aspetti”.

Verso le 7.50 la sala d’attesa era già piena, quand’ecco che entrò la dottoressa: non molto alta, con i capelli ricci striati di bianco, un bel vestito e una bella gonna. Si infilò nell’ambulatorio, si infilò il camice, attese che trascorressero i 10 minuti, poi si affacciò all’uscio e disse:

“Bastoni, prego”

Aldo entrò, si sedette sulla sedia, elencò i suoi sintomi dovuto agli 80 natali, si fece prescrivere alcune pastiglie per la pressione, poi tutto soddisfatto uscì; erano passati ben 10 minuti!

Erano le 8.10 e la giornata procedeva meravigliosamente noiosa.

° ° °

A quel punto l’anziano decise che era arrivato il momento del suo calice di bianco, quindi si incamminò verso il bar della piazza; salutò i suoi compari che facevano colazione con la grappa, ordinò un bicchiere di vino, e si sedette insieme a loro.

Iniziarono a parlare in dialetto, a commentare la precedente giornata di campionato, a dare i voti a tutte le donne che passavano e a tutte quelle passate: ex mogli, fidanzate storiche, amanti e via discorrendo.

Qualcuno rideva, qualcuno aveva le lacrime agli occhi, qualcuno rimaneva del tutto indifferente; tutti comunque avevano una sola missione: far durare quella chiacchierata più a lungo possibile.

La cameriera, una ragazzina di vent’anni che lavorava al bar per mantenersi gli studi, era graziosa e ben formata; la divisa da lavoro, poi, riusciva a esaltarne ancor più la bellezza.

Posò con un sorriso il calice di bianco davanti ad Aldo, poi si incamminò verso un altro tavolo; il signor Bastoni la seguì con sguardo attento e interessato e nella sua mente scattarono mille pensieri, tipo:

“Quanto vorrei avere 60 anni di meno; quanto vorrei avere la prestanza fisica di un tempo; accidenti a me che sto sbavando, maledetta dentiera! Dove ho messo i miei confetti blu?”

Ma la voce dell’amico Franco detto l’Orso lo riportò alla realtà:

“Aldo, smetti di fissare la giovane Paola come un cane che guarda l’osso; d’accordo è carina, ma ti ricordo che noi siamo dei vecchi. Le nostre avventure amorose hanno fatto il loro tempo.

Adesso tocca alle nuove generazioni sperimentare i piaceri della carne. Tu piuttosto bevi il tuo bianco, che poi cominciamo la partita”

Il signor Bastoni infilò il naso nel calice e lo fece roteare (il secondo, non il primo) con le dita, fingendosi un raffinato intenditore: in realtà aveva le narici intasate di catarro e non sentiva alcun odore, tranne il profumo della giovane Paola.

Tutto soddisfatto disse agli amici:

“Che vino di qualità! Sarà di sicuro un Gewürtztraminer aromatico, proveniente da qualche vitigno autoctono del Trentino” e intanto continuava a far roteare il bicchiere

“Secondo me è un comunissimo bianco frizzante, proveniente dalla terza corsia del discount qui dietro” replicò l’Orso, scatenando una risata collettiva e ridimensionando le pretese da sommelier dell’amico.

Aldo ci rimase un po’male sul momento, ma quando si accorse che tra una cosa e l’altra erano le 9.00 il suo umore tornò nuovamente allegro; era arrivato il momento della fatidica partita a carte, l’ennesima ripresa di un torneo iniziato circa 10 anni prima e ancora non concluso. All’epoca non c’era neanche il bar, ma gli allegri vecchietti si ritrovavano comunque in piazza per giocare; già allora le giornate da pensionati andavano riempite.

Le carte le dava Angelo, un simpatico ottantenne malato di Parkinson: nessuno mischiava il mazzo come lui e riusciva perfino a lanciarti le carte come un vero croupier, grazie alle mani tremanti. Dovevi solo stare attento a che non ti prendesse in faccia, ma per il resto era perfetto.

E iniziò così una nuova partita che, tra carichi scartati, briscole mancati, punti sprecati, imprecazioni razziste e sessiste, pugni sul tavolo, dentiere digrignate dal nervoso, doppie dosi di vino e grappa, durò per ben due ore. Qualcuno dei giocatori si era appisolato, qualcuno era svenuto per il troppo alcool, qualcuno piangeva per essersi fatto prendere il 3 di denari, qualcuno si era alzato stufo delle troppe ingiurie dialettali, qualcuno era andato a confessarsi per il turpiloquio.

° ° °

Quando furono finalmente le 11, Aldo si alzò, salutò gli amici, lanciò un ultimo sguardo alla bella Paola poi tornò a casa, un po’ claudicante per via dello pseudo Gerwüztraminer, andò in cucina, mise su l’acqua salata per la pasta e accese la tv per seguire Forum.

Quando la pentola iniziò a bollire, tuffò gli spaghetti, li fece cuocere, li scolò, li condì con sugo in barattolo del discount e sedette a tavola, accompagnando il suo pasto con un pregiato vino in cartone e con una contesa televisiva tra una donna che aveva avuto un bambino con il figlio del primo ex marito e la suocera.

“Certo che c’è gente che ha una vita davvero impegnata” pensò Aldo.

Quando ebbe finito di mangiare, si alzò, sparecchiò, finì il vino, si fece il caffè, poi si coricò sul divano non prima di aver puntato la sveglia alle 14.30; alle 15.00, infatti, aveva appuntamento al bar con gli amici per la seconda manche giornaliera del decennale torneo di carte, nonché per l’aperitivo a base di Campari e olive rigorosamente denocciolate per via della dentiera.

Il signor Bastoni dormì profondamente, cullato dal sonno rilassato di chi sa che quando si sveglierà non avrà nessun tipo di incombenza; anche il cervello si distende se non deve pensare a niente.

Sognò di tornare giovane, di correre su una spiaggia con una ragazza che assomigliava a Paola, di fare il bagno nel mare con lei; poi sognò anche la sua defunta moglie che gli rimproverava di essere un vecchio pervertito, di aver dimenticato il giuramento fatto sull’altare.

Aldo le disse di non rompere e tornò a concentrarsi sulla Paola, che stava zitta e si lasciava coccolare in modo provocante.

° ° °

La sveglia interruppe quello splendido idillio, complice anche una prostata capricciosa e anarchica.

Il signor Bastoni si alzò, spense la tv che aveva lasciato accesa, si vestì e con calma si recò al bar; lì trovò gli stessi amici del mattino, la stessa bellissima Paola con cui aveva condiviso il sogno del sonnellino pomeridiano, e ordinò il solito Campari con una fetta d’arancia ma senza ghiaccio, sempre per via della dentiera.

Paola oltre agli aperitivi portò alcune patatine, le olive denocciolate e, per i più mordaci/audaci, anche delle noccioline tostate.

Angelo diede nuovamente le carte e quel pomeriggio la partita fu più accesa e agguerrita del solito, tant’è vero che vennero chiamati a supporto anche i 365 santi del calendario, nonché alcuni che non figuravano sul canone ufficiale.

Quando la battaglia quotidiana a colpi di briscole fu terminata, i contendenti si salutarono e si diedero appuntamento per il mattino successivo in parrocchia per confessarsi e poi al bar per riprendere la guerra, che sa essere un bell’hobby se si ha tempo da dedicarle.

Si erano ormai fatte le 17.00 e il signor Bastoni poteva dirsi soddisfatto: aveva già fatto passare 11 ore da quando si era alzato! Restava giusto la sera da affrontare, motivo per cui si incamminò con calma verso casa sua.

° ° °

Esplorò il frigorifero e la dispensa in cerca di qualche idea per la cena: alla fine decise di prepararsi un semplice uovo al tegamino, da accompagnare con qualche fetta di toma e il solito vino cartonato.

La tele non offriva un granché: i soliti notiziari deprimenti che pullulavano di morti in cui la cosa più interessante era la bionda conduttrice in tailleur, i soliti programmi di cucina dove tutti quanti si credevano chef stellati, i soliti talent noiosi che facevano tante promesse ai giovani e li illudevano di dar loro una carriera, salvo poi abbandonarli quando il loro successo fosse terminato.

Alla fine optò per un programma in cui alcuni giornalisti, o sedicenti tali, commentavano le ultime notizie sul calcio.

Aldo seguiva molto lo sport della palla rotonda che si gioca 11 contro 11, poiché gli dava modo di impegnare i sabati e le domeniche tra anticipi e posticipi e di avere diversi argomenti di cui discutere tra un tre di denari scartato e un’imprecazione lanciata.

Pensò anche che questa idea del campionato spezzatino era una gran cosa: in fin dei conti consentiva agli anziani annoiati come lui di avere impegnati il venerdì e il sabato sera, la domenica a mezzogiorno, il pomeriggio, la sera e anche il lunedì per il posticipo.

Si rese conto, tra l’altro, che tra due ore sarebbe cominciato proprio quest’ultimo; finì di mangiare l’uovo e di scolare il vino, poi si versò un bicchierino di grappa proveniente anch’essa dal discount e si preparò il caffè.

Quando furono le 20.20 prese la radiolina e la sintonizzò su Tutto il calcio minuto per minuto, pronto per seguire la partita; non voleva perdersi né la lettura delle formazioni né l’entrata in campo dei giocatori.

Si sedette sul divano, tenendo la grappa a portata di mano casomai la gola gli si seccasse durante l’ascolto; ad ogni azione della sua squadra del cuore alzava le braccia stanche e rantolava qualche incitamento, dopodiché buttava giù qualche sorso di distillato.

Gli sembrava di essere allo stadio, non di ascoltare la partita per radio; e improvvisamente si ricordò di quando, ormai 50 anni fa, andava tutte le domeniche con la sua fidanzata di allora a seguire la sua squadra dal vivo, senza perdersi nemmeno uno degli incontri giocati in casa.

Ogni due settimane il suo posto era, immancabilmente, allo stadio.

Erano anni felici, aveva da poco iniziato il nuovo lavoro, doveva sposarsi, era giovane, bello e in forma; poi le cose non erano andate per il verso giusto ed era diventato un vecchio beone, vedovo e annoiato, con una pensione molto bassa ma sufficiente a far fare ad un anziano solo una vita dignitosa.

E bevve un altro po’ di grappa per confortarsi.

Quando furono le 22 e la partita fu terminata, il signor Aldo Bastoni spense la radiolina, andò in camera da letto a coricarsi, impostò la sveglia sempre per le 6.00, poi spense la luce e pensò che era riuscito a far passare anche questo ennesimo, lungo lunedì. Ora un bel sonno, poi avrebbe deciso come occupare anche il martedì.

“In fin dei conti, anche chi non ha niente da fare ha il suo bel da fare: decidere cosa fare ogni giorno”; e con questa ripetitiva massima, Aldo tornò a sognare la giovane Paola.

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