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Talisker
Racconti scritti col martello

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro.
E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te

(F. Nietzsche)

Non ho imparato a volare, ma ho imparato a ridere precipitando
(S. Benni)

If we are all in the gutter, it doesn’t change who we are,
‘cause someone of us in the gutter are looking up to the stars

(Mika, Good guys)

17 – Skye

La pace, il silenzio e la tranquillità gli permettevano di godersi appieno lo splendido panorama che si schiudeva davanti ai suoi occhi: le frastagliate coste ricoperte di erba verde che terminavano a strapiombo nel mare cristallino e limpido; oltre la linea dell’orizzonte, il Sole salutava il giorno mentre i suoi raggi si infrangevano sulla superficie dell’acqua, creando indescrivibili giochi di luce.

Seduto al tavolo apparecchiato con la tovaglia bianca, sul terrazzo dell’hotel, lui rimaneva con il mento appoggiato alle mani intrecciate; chiudeva gli occhi nella speranza di imprimere quello spettacolo unico e meraviglioso nella sua memoria e lasciava che la sua mente volasse lontana dai ricordi passati, dai rumori e dal caos prodotto dalle persone, per poter correre eternamente sui verdi prati delle Highlands, assieme a quei bovini dalle lunghe corna che tanto amava.

E mentre era assorto nella contemplazione delle meraviglie della natura il cameriere con i baffi alla Salvador Dalì, vestito in modo impeccabile, con grazia gli appoggiò davanti due bicchieri di cristallo: il primo conteneva acqua pura di sorgente, il secondo una generosa quantità di Talisker; in un piattino in acciaio, infine, vi era appoggiato il conto.

Lui prese il portafoglio, estrasse il denaro, saldò il debito, ringraziò con un sorriso l’uomo baffuto poi versò una mezza misura d’acqua nello scotch e lo sorseggiò delicatamente, cogliendone le note salate dovute all’elevata quantità di torba con cui era stato preparato; e nella sua mente sapori, colori e profumi si mescolarono insieme, permettendogli di vivere un’esperienza sensoriale unica e irripetibile.

Lontano dalla confusione della realtà, su quell’isola scozzese che sembrava un angolo di paradiso che il Creatore aveva riservato per pochi eletti, mentre il whisky gli scorreva in gola con tutta la sua forza, appena mitigata dall’acqua, lui pensò che finalmente era felice; riusciva a godersi un po’ di pace e di tranquillità, senza stress, senza preoccupazioni. La natura gli offriva uno spettacolo talmente unico e meraviglioso che qualsiasi altra cosa al confronto perdeva di valore; era il lavoro di un Pittore d’incommensurabile bravura, con una tale idea di bellezza che l’intelletto umano neanche lontanamente riusciva a replicare e di fronte a cotanto splendore non serviva commentare, ma solo ringraziare.

Un’altra sorsata di Talisker, con conseguente sprigionamento di profumi, lo fece immergere ancor più nella natura che lo circondava, in una specie di estasi mistica dove l’adam e l’ adamah da cui era tratto si toccavano, s’incontravano e quasi si fondevano.

Il suo spirito irrequieto finalmente si calmò, la sua mente iperattiva smise di pensare, anche perché l’alcool iniziava a fare effetto, le membra del suo corpo si rilassarono e si distesero e l’acqua del mare pareva chiamarlo a sé con la voce languida delle sirene.

Gli ultimi raggi solari, stoici nel loro resistere al tramonto, continuavano a danzare in modo armonico con le onde e i giochi di luce così prodotti davano l’idea di trovarsi in una fiaba; e lui si sentiva come il Trickster: con un bicchiere di whisky si muoveva sul confine tra realtà e sogno.

La terza sorsata di Talisker, la penultima ormai, portava con sé il ricordo degli anni in cui cercava affannosamente un lavoro; la preoccupazione dello stipendio a fine mese, della possibilità di pagare l’affitto, le bollette e la benzina. Un periodo buio, contraddistinto da molti litigi in casa, ma ormai apparteneva al passato: là, su quell’isola scozzese incantata, aveva finalmente trovato la sua collocazione ideale, erano finite le preoccupazione dovute al denaro; anzi, ad esser sinceri di fronte all’indescrivibile magnificenza della natura i soldi gli parevano carta straccia, privi di qualsivoglia valore.

Mentre nel mondo la gente si ammazza per una banconota, lui era lì a sorseggiare scotch e a godersi il tramonto sul mare senza alcun pensiero o affanno; la pace di quel momento non era monetizzabile e lui non avrebbe barattato il suo posto a quel tavolo nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Le urla dei politici ai comizi, le grida dei poveri senza lavoro, le proteste dei sindacati: tutto era talmente distante da lui che poteva sentirli appena appena attraverso lo schermo della tv nella sala alle sue spalle, ma non riuscivano a turbare la sua quiete.

Gli cadde l’occhio sulla prima pagina di un giornale, il cui titolo (lo tradusse in italiano) diceva:

“Allarme dall’Europa: borsa in crollo, i mercati non sono contenti”

“E chissenefrega se i mercati non sono contenti” pensò lui con un sorriso beffardo e carico di disprezzo.

La quarta e ultima sorsata di whisky la dedicò proprio a politici, borsisti, sindacalisti, banchieri, speculatori, finanzieri, calciatori, sceicchi, poveri, straccioni, oppressi, disoccupati, ragazzi padre, ragazze madri, madri ragazzi, padri ragazzi, ragazzi madri, ragazze padre, padri, madri, ragazzi, ragazze e a tutti i prodotti della nostra società; bevve alla faccia loro, continuando a contemplare il mare.

E quando ebbe finito il Talisker si stiracchiò, guardò l’ora e vide che tra un po’ sarebbe dovuto tornare a quel tavolo per la cena; rivolse un ultimo sguardo al panorama aldilà del terrazzo e sentì un turbinio di parole esplodergli nella mente, mentre il suo spirito cercava di comunicare la gioia che provava in quel momento.

Il telefono non squillava più, da tempo; nessuno lo cercava, finalmente. Niente note vocali, messaggi sui gruppi, mail, sms o quant’altro; niente Instagram o Facebook, niente social: non aveva voglia di condividere con nessuno quell’angolo di paradiso.

Si alzò dal tavolo, chiuse la giacca nera soltanto con il primo bottone, rientrò nella sala ristorante dell’albergo e salì in camera: entrò e richiuse la porta alle sue spalle, portandosi dietro la chiave.

In quel momento lei uscì dalla doccia, ancora avvolta nell’accappatoio, la pelle abbronzata, lucente e bagnata, i lunghi capelli gocciolanti, il suo sorriso che esibiva una perfetta dentatura; emanava una fragranza dolce, che riportava alla mente profumi orientali, e lo guardava sorridendo. Lei era lì per lui, per condividere insieme le meraviglie dell’isola di Skye, novelli Adamo ed Eva in un nuovo Eden; lui le andò incontro e la baciò, le gocce d’acqua gli lasciavano chiazze sulla giacca e sulla camicia bianca, mentre il Sole ormai era tramontato aldilà della finestra della camera e lei gli si stringeva forte contro, trovando riparo e conforto tra le sue braccia, dopo anni di affanni e preoccupazioni.

Così avvinghiata a lui, lasciò cadere l’accappatoio in terra, gli sbottonò la giacca, gliela tolse, gli allentò la camicia e poi insieme, continuando a baciarsi, si coricarono nel letto morbido dalle verdi lenzuola e si amarono.

I cellulari non squillarono nemmeno una volta, nessuno disturbò il loro angolo di paradiso, nessun pensiero turbò la loro mente; anche il tempo pareva essersi arrestato, come se su quella magnifica isola scozzese non riuscisse ad esistere e il concetto di eterna bellezza faceva capolino nelle loro anime ormai quiete e tranquille.

Terminato il loro momento intimo, si rilassarono nel letto, restando abbracciati: lei si appoggiò con la testa alla spalla di lui e chiuse gli occhi, mentre la fragranza del suo bagnoschiuma orientale era passata per osmosi alle lenzuola; lui sorrise felice e ripensò al tramonto che aveva contemplato dal terrazzo e il sapore piccante e salato del Talisker gli salì nuovamente sulla lingua.

Fu a quel punto che guardò l’orologio appeso alla camera: il tempo interrompeva la loro spensieratezza, ma solo per ricordagli che il momento della cena stava arrivando.

Poi avrebbero avuto tutta la sera per stare coricati nel letto a fare niente, ma insieme.

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