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Il Centauro malato – Poesie 1998-2010

Il Centauro malato di Claudia Manuela Turco, alias Brina Maurer (pseudonimo che fa riferimento al nome della protagonista dell’omonimo romanzo pubblicato nel 2005 dalla Bastogi) rappresenta quasi la sua “opera omnia”. Nel volume, infatti, sono state accorpate opere sia edite che inedite, una produzione che va da 1998 al 2010 con una ricorrente e sistematica indicazione delle date. L’autrice ha apportato solo piccole modifiche all’interno dei testi, invece ha purtroppo distrutto molto del materiale da lei scritto nell’arco degli anni, ma la sua produzione resta sempre vasta e corposa e spazia dalla poetica alla narrativa, dal genere biografico alla critica ecc.

Il proposito di mettere insieme le varie raccolte poetiche (eccetto le ultime pubblicazioni: Architectures Three-dimensional Poems – 2013 e Neraneve e i sette cani – 2018) dando una collocazione definitiva alle liriche, assemblate poi in un unico volume, ha preso corpo nel 2016. Quello contenuto nelle pagine de Il Centauro malato risulta un messaggio forte che, fin dal titolo, comunica tutta la profonda essenza di un travaglio interiore non indifferente. Il Centauro, nella condizione sfavorevole di una qualsivoglia “malattia”, lancia “frecce di luce”, proiettando ogni sua angoscia, disagio, rabbia verso un obiettivo di conquista e fiducia. La traiettoria della versificazione si libra con uno slancio di fervore pronto a superare gli ostacoli fino al raggiungimento della felicità, cioè al trionfo finale che sarà così pieno di letizia, tanto “da poter considerare / addirittura una nostra amica / la malattia” da “In ritardo ma non troppo tardi” (p. 247).

In questo testo viene evocata la parabola del dolore, dell’incomprensione e della rinascita attraverso la forza di un sincero legame che nulla chiede, anzi la stessa disabilità che accomuna la bambina al vecchio cane Glenn, riesce a farli vivere in simbiosi e renderli veramente felici. I versi ricalcano la storia di Glenn amatissimo scritta dalla Turco in un più ampio contesto culturale riguardante gli animali.

Risalta, comunque, in tutti gli scritti di Brina Maurer, l’amore verso i cani descritto come un sentimento puro e genuino, che riesce a compensare la cattiveria dei propri simili, così come la benevolenza e la disponibilità verso i meno fortunati. Infatti, sono “Costanti della sua poetica: il voler dar Voce a chi la cui Vita non gli appartiene, l’umanità degli animali, l’animalità dell’uomo, la dimensione di solitudine e malattia cui è condannato il diverso” e, in senso lato, esse diventano la molla che le consente di esprimere a pieno la sua sensibilità d’animo.

Una scrittura originale e creativa, quella di Claudia Manuela Turco, che spazia dalle “riflessioni” della prima silloge del 1999 – quasi delle massime – alle “geometriche” composizioni di grande bellezza descrittiva di “Citazioni” sottolineate dalle frasi di autori e artisti celebri, fino allo sfogo presente in “Dardi avvelenati” (poesie, come le precedenti, scritte nel 1999) e continua con lo stesso multiforme ritmo nelle successive stesure, con l’avvicendamento di liriche di pregevole fattura nelle quali l’espressività si fonde con il forte pathos che le determina.

Ella afferma: “La poesia è schegge di vetro impazzito nelle mie mani” (p. 9) confermando l’impulso vitale che emana dalla spontaneità folgorante dei suoi versi, ma soprattutto la proiezione di uno stato d’animo che mira a riscattare chi è più debole e indifeso. Come si legge in quarta di copertina: “Il percorso delineato dalla poetessa suggella il trionfo della bellezza sul dolore, a fronte di un’intera vita dedicata con passione allo studio e ai cani, i quali, più di ogni altro e sin dai suoi primi passi, hanno saputo instillarle l’amore profondo per la poesia, poiché “Nel cuore dei cani / alberga l’anima di poeti estinti”.

Un excursus letterario che diventa quasi un diario dove si fondono immagini negative e positive fino alla riscoperta dei valori più alti, quali l’amicizia, la solidarietà e la condivisione proiettati verso la realizzazione di un’umanità consapevole.

Recensione
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