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Che importa Arianna all'universale Esizio?

Edita da Besa editrice, Nardò, è nelle librerie l'opera narrativa Anormalità normale della famosa scrittrice Antonietta Benagiano. Manuela, impiegata romana separata dal marito e madre di due figli, è la protagonista del volume dell'intellettuale fonica. Al centro di una fitta ragnatela di vicende, a volte personaggio marginale ma sempre coinvolto, la Nostra chiude le storie ovvero gli "incontri" con "monologhi" o "dialoghi", dissertando o riflettendo, secondo gli eventi, sulla realtà, filosofia, società, civiltà, religione, metafisica, ecc. Le analisi psicologiche, gli "incontri" ricordano soggetti, tecnica, contenuti dell'opera "Incontri" "dell'autobiografismo" del grande Gor'kij.

La Benagiano non costruisce le storie dei personaggi esibendo "intuizione intellettuale", ovvero intuizione realistica delle azioni della ragione (Fichte), reazioni, idee, sentimenti, passioni che li agitano, lungo la tormenta della vita, ma delinea circostanze, situazioni in cui essi vivono, caratterizzano persone che incontrano, vicende e cose in cui s'imbattono. Per la struttura a raggiera e la posizione "eliocentrica" della protagonista-narrante, la narrativa di Anormalità normale è simile all'opera Winesburg Ohio (I racconti dell'Ohio) del grande Sherwood Anderson, fondatore della "Chicago-Renaissance", padre della "Generazione perduta" americana ed uno dei padri del realismo statunitense.

Il pensiero della famosa scrittrice è strutturato, con forte coerenza, entro l'orizzonte del declino di valori cardinali della metafisica occidentale che costituisce il tratto dominante di parte del Novecento e dell'inizio del nuovo secolo, in cui le scienze umane, il Positivismo, lo Storicismo cosciente, la fisica quantistica ecc. hanno concorso ad erodere certezze. Con la mente, le dissertazioni psico-sociologiche, metafisico-filosofiche, laico-religiose ecc. della tradizione letteraria ebraica americana, senza, però, la tragicità esistenziale, la fragilità metafisica e l'esilarante comicità, la Benagiano costruisce la sua prosa. Con le speculazioni di Husserl, Spengler e le utopie-veggenze di Nordau, Gouldner, Wallerstein, Mendras, ed altri, la Nostra, nel suo tema narrativo, racconta I'Abendland del nostro tempo. Il percorso s'inerpica alla storia del nostro paese dal fascismo alla ricostruzione, al sessantotto, anni di piombo, globalizzazione, terrorismo fondamentalista. Il mondo della solidarietà, amicizia, amore, moralità scompare annichilito da altre certezze, follie, stravaganze, un'anormalità-negatività che l'uomo e la società vivono, nella realtà quotidiana, come canone esistenziale.

Ecco alcuni esempi: a) la storia non ammaestra gli uomini e non genera "coscienza" in loro. Una tragedia subita non evita ad altri di subirne; b) le barbarie del terrore fondamentalista, anarchico, rosso, nero hanno la stessa valenza di quelle degli stati che applicano, in politica estera, le tesi de Il Principe di Macchiavelli; c) l'angoscia della morte non avvolge i giovani, umanità distratta dai suoi idoli materiali, ma i deboli, gli anziani, nella nicchia di un tempo immobile, a cui vanno anche le offese della natura e del tempo; d) l'omologazione nella parola­suono-immagine è, nel mondo moderno, una "Aparthied" per chi è "out" dal nuovo pensiero; e) l'emarginazione femminile, le nuove schiavitù sono nel mondo occidentale come nell'oscurantismo tribale del fondamentalismo islamico; f) l'omosessualità genera traumi e drammi nel nucleo familiare. La "diversità" spezza la continuità affettiva, morale, e ad essa s'innesta il mistero dell'esistenza futura, le insidie, le avversioni della società; g) l'etica della libertà ha come fine il servizio degli altri, che di quello all'umanità fa la sua ultima realtà, invitando a mettere la vita al servizio dell'avvento di una società migliore; h) il tempo: il passato è l'unico nostro possesso, il presente ed il futuro appartengono al fato. La generazione passata possiede il sogno (oneiros), quella presente vive in un cosmo virtuale, materialistico, senza freni e con il "Positivismo" innalzato ad ideale; i) l'amore: per le nuove generazioni è precarietà, liquidità, egoismo, per le vecchie è sogno; 1) la memoria affettiva: i ricordi della vita passata s'intrecciano con il problema etico. Gli anziani vivono nei sogni della loro giovinezza e camminano soli nella realtà dei tempi nuovi. I giovani posseggono scarsa memoria affettiva ma animati da "positività" svendono il loro patrimonio per la creazione di un destino personale materiale migliore; m) Kulturindustrie nasce dallo scontro husserliano tra "Kultur" e "Zivilisation". Essa è figlia, evoluta ed esasperata, del prevalere della Zivilisation.

Per motivi di opportunità, fermiamo il nostro elenco sui campi analitici della narrativa benagianica. Anormalità normale è la quotidianità della nostra civiltà, una realtà, nella sopravvivenza di altre certezze, da cui emergono ansie, paure, dolore e tutti i malesseri planetari dell'uomo-nuovo. Questo livello di analisi, omogeneo e fondamentale, assicura la valenza delle vicende narrate e riflessioni, la sua pacifica e naturale continuità dalle "certezze erose" del vecchio mondo alle grandi costruzioni filosofiche, con la paura di totalizzare ulteriormente il "reale", avvicinando, drasticamente, gli estremi di una "storia" riassuntiva. Della normalità che resterà? Ricorderemo le "storie" della filosofia, la mitologia pasicanalitica, i miti sacrificali, i miti religiosi e le grandi storie letterarie? (Spettri | solo spettri | li rivesto di seta e luce e ragione sveste... | non si solleva dal suo tempo il passato...).

Impressioni estetiche

Il testo, nella maggioranza dei casi, è fruibile e godibile a partire dai percorsi narrativi e descrittivi. La pregnanza d'immagini realistiche, minuziose, enigmatiche e spesso forti popolano lo scenario testuale, in cui protagonista, personaggi, ambienti, avvenimenti sollecitano l'attento lettore ad un senso riposto ed ulteriore. 1 volgimenti provvisori della condizione umana e le avvolgenti indifferenziazioni di termini opposti di agglomerati contrappuntistici, nei percorsi descrittivi ellittici, approcciano l'autore, personaggi. lettori, ad una narrativa variabile, con monologhi e dialoghi, illuminati da squarci lirici, che vivificano possibili coinvolgimenti autobiografici. Dalle sottili analisi psicologiche e dal "principio d'indeterminazione" (sum over histories), secondo i canoni beckettiani o joyciani, nasce la creatività della famosa narratrice di riconoscere come "realtà" l'unità, "corpus" di storie, esistenze, di segmenti di percorsi alternativi eppure armonicamente sovrapposti.

In Anormalità normale, eventi, personaggi, ambienti, immagini ricevono la loro multipla determinazione da una gamma di successioni logico - narrative, poiché, nello stesso tempo, sono parti di più storie e conseguono queste condizioni giacché situate, sapientemente, in punti d'intersezione di queste linee portanti.

Approccio storico-fenomenologico

L'approccio storico-fenomenologico "all'opus" che ci occupa rende l'idea di letteratura sottoposta a revisione, tendente a disegnare "l'esistenza" in senso scientifico (analisi psicologiche, etiche, metafisiche, di civiltà, costume, religiose ecc.) rintracciando, a livello della struttura ideologica e dell'organizzazione linguistico-semiotica, segni di una "partecipazione-compromissione", precisa ed identificabile, con la storia dell'uomo, dell'ecumene e civiltà del nostro tempo. E' arte realista che, nonostante la genesi dall'immaginazione, rappresenta le follie, negatività, contraddizioni interne a noi, alla società e le loro dinamiche.

Recensione
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