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Una poetica della vita

In Fermare il tempo, volume di racconti della nota scrittrice Antonietta Benagiano, edito dall'Istituto Italiano di Cultura di Napoli, l'affastellamento delle stagioni della vita regala alla sua arte ed al lettore una prosa all'avanguardia, che consente alla "ratio" l'analisi e la sintesi di un "Realismo" romanzato, oltre lo scontro psicologico.

Fermare il tempo non è una costante, né una violenza ad una delle "leggi fondamentali della natura" ma un nuovo Simbolismo che, tra il tempo del potere "virtuale" (presente e futuro) e quello senza potere (Realismo), si accosta al mondo pirandelliano. Gli uomini del presente e del divenire, non "padroni" assoluti dei sistemi ma coscienti del "sistema che attua il satellitismo, sono "..uno, nessuno o centomila.." o come direbbe Kasack "... delle marionette.." o Sherwood Anderson "..delle grotesques"

La scrittrice, surclassando il Realismo psicologico, propone una poetica della vita, una speranza nella terra "mater et magistra", una lieve contemplazione di stelle, come monito all'uomo, ottenebrato dalle brame, l'umanità terrorizzata dai cavalieri neri d'Allah, che portano bombe e morte, il difficile apprendimento del sorriso e del pianto nel mondo delle intelligenze artificiali, la corsa al tempio di Creso, la creazione di se stessa, nemica dei luoghi comuni, delle convenzioni, fautrice dell'intelligenza sugli istinti e cantatrice del poema dell'umanità, elaborato dalla coscienza civile.

Il mondo di Fermare il tempo rappresenta la speranza, la luce, la morale e solo qualche volta l'amore del cosmo benagianico, che traluce una ricerca continua del Realismo, lasciando alla finzione l'estetica, in altre parole la forma di rappresentare le atmosfere, le generalizzazioni del processo creativo e narrativo. I personaggi hanno il risalto asciutto, fermo, sicuro, tipico del teatro del gran figlio di Girgenti.

Fra le sirene del consumismo letterario, d'ogni manierismo e del nichilismo, l'autrice jonica apre la sua strada al lavoro letterario, che non si lascia implicare da queste tentazioni ma conferma che il presente ed il futuro della letteratura sono nella libertà dello scrittore da ogni finzione e servitù.

Come "impressione estetica" notiamo una prosa snella, piacevole a volte intellettuale e foriera d'ammonimenti, specialmente per quella terribile realtà del potere, come prevaricazione "dell'assoluto politico" del nostro tempo. In questo Realismo risentiamo gli echi del Simbologismo spirituale di Musil, Gombrowicz e qualche volta Kafka.

Nella "sociologia del fatto letterario" notiamo che la narrativa della Benagiano supera l'impostazione concettuale filosofica e la produzione/creazione dell'opera letteraria, per affermare il postulato fondamentale dell'ispirazione.

Recensione
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