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Il ripensamento teorico sulla natura e sui caratteri del sistema letterario,
ultima rivoluzione intellettuale del Novecento
che influenzerà gli anni futuri

Il Sogno della letteratura di Giorgio Bárberi Squarotti, legato ad un forte intento di metodo e teoria, è un complesso di saggi sullo studio della "natura" e del "movimento" della letteratura. Il confronto permanente fra teorie, metodi ed il valore della ricerca ne fa un'opera esemplare di "domanda" e "sintesi" critica che investe il consumo letterario.

Certamente i motivi didattici ed accademici, che sembrano in apparenza prevalere, nulla tolgono alla possibile "diversa" destinazione del Sogno della letteratura squarottiano di porsi come "conditio" di un ordito consapevole e di un severo studio scientifico, al riparo dalle tante fattispecie di "critica letteraria" ma, soprattutto, da quel paludoso sottobosco di "mediatori" e "parassiti" che vivono, con una funzione leziosa ed abnorme, nel variegato universo d'Erato.

Nelle "Ipotesi storiografiche", partendo dalla storiografia marxista di György Lukács che ebbe influenza sulla formazione della società borghese, sul Capitalismo e, di conseguenza, sulla letteratura, Giorgio Bárberi Squarotti analizza il periodo storico "progressivo" e quello "reazionario" e, saltando la complessa antilogia degli stessi, arriva all'antistoricismo della storiografia marxista.

In seguito, sempre sulla linea della storiografia del "progresso" e "reazione", giunge ad un concetto di storiografia letteraria, divisa in due termini antitetici:
1°. Autonomia: il solo fatto letterario, struttura monografica senza rapporti con la "sociologia;
2°. Eteronomia: visione di una civiltà letteraria imprecisata che va a dissolversi negli aspetti storico/sociali ed economici.

Poi affronta il concetto di storia letteraria come storia di "civiltà letterarie" e quello dell'ipotesi di Mario Praz, fino al concetto di storia letteraria come "linguaggio" nell'impegno dialettico/storico ed a quello di "poetico" degli autori.

Nello "Stile e stilistica", dopo aver esaminato le due concezioni crociane che affermano che lo stile non tocca i valori assoluti e quello dello stile, elaborazione formale di carattere romantico della filologia classicistica, che da struttura di lingua diventa repertorio di retorica e regola di bello scrivere, l'autore torinese affronta lo "stilkritik", la critica stilistica spitzeriana, le considerazioni di Barthes, il tentativo storico/stilistico di Eric Auerbach. In seguito troviamo stile, impulso biologico, inconscio, critica come struttura letteraria, storia, letteratura e letteratura religiosa, il duello di "Mercutio", sull'antica polemica contro la critica come "genere" letterario, lo schema di una teoria della lirica, la metamorfosi della poesia, i sentieri interrotti della scrittura, intorno alla storia letteraria e così via.

Per motivi d'opportunità ci fermiamo qui. Abbiamo letto il Sogno della letteratura con avidità, interesse, senso critico, scoprendo nel letterato torinese felici segni d'ironia, che ne farebbero, anche, un ottimo narratore. Il saggio, pur essendo un lavoro scientifico ed accademico, non è diretto solamente agli addetti ai lavori: critici, saggisti, filologi e mondo della cultura ma a tutti quelli che si avvicinano all'universo "letteratura". Ci compiacciamo con l'autore per come ha affrontato i "generi letterari", avendo nella memoria la non felice vicenda crociana, vissuta dai nostri padri, tra filosofia ed estetica. Nel sogno letterario dello Squarotti non abbiamo, però, trovato tracce del gran confronto/scontro, in atto, tra escatologia cristiana moderna e la scienza che svolge funzione di filosofia, capace d'integrare la vita degli uomini. Esso è una causa della profonda crisi della sociologia riflessiva occidentale, che pervade, in maniera prepotente, i "generi" e quindi la storia dell'universo delle figlie di Mnèmosine, agli inizi del terzo millennio, nel corso della "civiltà letteraria" delle "intelligenze artificiali".

Il Sogno della letteratura, quindi, accende un forte dibattito tra teorie, ipotesi, strutture, metodi, generi. E l'essenza del critico militante, il richiamo alla pratica quotidiana della convinzione che la "visione" è tale senza il rigore, lo studio, le intenzioni, le prove teoriche, la ricerca del metodo, le analisi, le sintesi, il confronto permanente, la chiarezza dei problemi.

La letteratura, finché esisterà, avrà il sogno, sempre, bivalente:
1°. L'evasione da esso per porre, in questi termini, teorie, metodi, analisi e sintesi, senza dogmatizzare la "certezza";
2°. L'arrovellaménto nel sogno, con reticenza e capziosità.

in: Proposte per il Terzo Millennio,
Edizioni Passaporto 2000, Roma 2003.

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