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Proposte teatrali fra lacerazioni filosofiche eticho e religiose

Il volume di proposte teatrali Nel Cosmo, è l'ultimo regalo della poetessa, scrittrice e saggista Antonietta Benagiano ai lettori.

La visione "eliocentrica" dello scrittore, nel "tempo" e "spazio" della società; pone l'accento sul problema futuribile e forse certo dells perdita di libertà dell'ecumene dello spazio (noi nel futuro) che si tramuterà in "rarefazione" dell'esistenza. La famosa intellettuale jonica afferma che gli "esseri cosmici" saranno "numeri " dentro un "sistema" efficiente, sempre cosciente di esistere. Nell'analisi del problema e nel sottintendere soluzioni, la Nostra propone "coscienza" morale, filosofica, riflessione e che gli "esseri del futuro", nella fermata/attesa, riflettono sulla vita/utilità" e sulle perdite dell'attesa (pathos, fantasia ecc). Spesso, pur nella logora quotidianità della loro società, hanno conoscenza di un'inveterata miopia del "Domino o Dominazione" quando una catastrofe (il nulla) incombe e non c'è salvezza. A volte, recuperando pathos; fantasia, ecc, s'interrogano sugli eventi e sulla scienza, come possibilità di fermare gli eventi (anche casuali), a di chiedere a quest'ultima il potere di "conoscenza/certezza" assoluta, poiché accadimenti irreversibili provocano fughe precipitose da "certezze raggiunte", per opera della grand'evoluzione scientifica (effimera affermiamo noi). E la Benagiano: "... meditazioni filosofiche dell'essere astrale, incertezza, anch'esso, nella certezza del cosmo..".

Le proposte teatrali dell'autrice pugliese, intrise di notevoli introspezioni nella scienza, etica, filosofia, sono intellettualismo, nascosto da profondo senso critico, con sviluppi positivi che, pur con somiglianza con il "positivo" del Tao, lo "Yin", testimoniano, invece, profonda fede cristiana. I canovacci benagianici giostrano su due livelli: 1) di essere motto giovani come linguaagio; 2) di avere una regia facile. Essi sono conditi da un po' di space-opera, un'alchimia che sulla "normalità" sembra "anormale" ma che sul proscenio funziona grazie alla "classe" narrativa ed a spunti di grande originalità. La genialità teatrale dell'intellettuale pugliese sta nello sfiorare (poco) la "fantascienza" che permette coinvolgimenti di pubblico, non per la dinamica delle scene sulla ribalta ma per gli approfondimenti, senza fumenti intellettuali che i "cosmici", esseri robotici, trasmettono a noi umani. Lo "space-teatro", propria per la sua intrinseca capacity di "to get over" è un mezzo straordinario per la narrazione di storie (specchi visionari) della realtà e della sua continua evoluzione. Alcuni critici letterari e teatrali affermano che la globalizzazione, le vertigini senza fine della scienza e tecnologia, offrono scenari per la nascita (riqualificazione secondo noi) di una visione più evoluta della civiltà letteraria contemporanea (space-letteratura e space-teatro).

La relazione tra scienza e letteratura è un legame così stretto da far sovrapporre i due elementi e creare interessanti quando sconvolgenti convergenze. Tra le diverse branche della narrativa popolare, la "fantascienza" è quella che ba posto più attenzione al concetto di futuro, attraverso la descrizione di tecnologie immaginarie o verosimili e delle loro implicazioni sociali. Questa, secondo il nostro parere, è "out", perché il tentativo continuo di anticipare il futuro tecnologico (qui lo scrittore è un futurologo) cozza, oggi, con una realtà diversa, quella di una tecnologia reale avanzata tale da anticipare l'immaginario fantascientifico. Il nostro tempo non ha più una "fantascienza" che anticipa di decenni la scienza ma filo diretto tra scienza e letteratura. Oggi, tutti i grandi scrittori di "science-letteratura" studiano le frontiere scientifiche, tecnologiche e le ipotesi filosofiche che sono alla base di esse. Aspettando lo stop prima ipotesi teatrale del volume Nel Cosmo, narra di due cosmonauti semi-robotici che, in avaria nello spazio, non sanno quali siano le cause del loro incidente. Incertezza, ansia, paura che, in caso di perdita di collegamenti, il "Dominio", ritenendoli inutili, decida di distruggerli. Nell'attesa di eventi terrificanti, gli "Omicron", riacquistando la "coscienza" di sentire il tempo, percepire la fine, sensazioni che, come androgeni, hanno perso con l'evoluzione, lo sguardo, il parlarsi, il pathos, l'amore, la vita, la felicità della loro imperfezione, decidono di abbattere il concetto d'inutilità, il potere effimero della tecnologia, l'etica della distruzione e di vivere la loro libertà aprendo i portelli della navicella, catapultarsi nello spazio aperto e sublimare così la dignità di esseri e la libertà conquistata. In questo lavoro teatrale sentiamo gli influssi del teonco dell'intelligenza artificiale Hans Moravec e della sua tesi sul "postbiologico", in cui nell'universo forme di vita robotica, capaci di pensare e riprodursi in maniera indipendente; matureranno fmo a diventare entità complesse quanto noi, a cui trasferire i nostri "spiriti" in memorie digitali, sbarazzandoci così completamente della nostra carne debole.

Di Malafede e Gnosis, altri due progetti scenici compresi nel libro, non vogliamo anticipare trame per non togliere al lettore il gusto di frenetica lettura, le immagini che scorrono su un palcoscenico immaginario (lo spazio), i traumi degli esseri cosmici. È nostra impressione che in questi vi è la presenza del matematico Vernor Ving, la cui tesi d'evoluzione cibernetica produrrà un'intelligenza superiore a quella umana tra il 2005 ed il 2030, con l'inevitabile "out-put" di una postumanità superevoluta e tecnologicamente potenziata, quella del fisico Frank J. Tipler che, nel tentativo di riconciliare metafisica e fisica, propone una teoria fisica verificabile per la nascita di un Dio onnipotente, onnisciente, onnipresente e di Jean Mark Philippe e del suo "Keo" che pone, come azione "centripeta ", non più una dimensione mistica ma il "ritomo" a comunicazioni tra esseri umani, non necessariamente terrestri. Queste teorie, meditazioni, progetti costituiscono un misticismo tecnologico di stampo millenarista.

Scienza a frenesia fantastica o pseudoscientifica quale di esse è "veggenza" dell'altra? In verità, l'unica verifica possibile (come facto scientifico) è che la scienza e la fantasia/immaginazione scientifica sono specchi delle complessità sociali, a volte critiche altre liberatorie, della nostra esistenza. Ai lavori scenici della Benagiano si legano più piani letterari e cinque narrativi: 1) "Androgeni cosmici" in un universo teorizzato, decifrato, scientifico e tecnologco, senza pathos, fantasia, ecc (arti e letteratura), Dio Creatore, Dio Redentore e messaggio salvifico, poiché l'ecumene "universale" non ha bisogno di salvezza; 2) Costruzione di un Dio Onnipotente, figlio dell'evoluzione della materia, della scienza e tecnologia (ricorda la Bogostroitel'stvo" novecentesca); 3) Govemo del "Domino o Dominazione", oligarchia politico/economico/sociale, evoluzione millenaria del concetto di libertà, con il principio dell'utilità e dell'etica della distruzione; 4) Fragilità dell'essere cosmico e della scienza (mondo imperfetto e senza certezze assolute) di fronte alla catastrofe (il nulla); 5) Mode dell'omicron postbiologico e distruzione. Presa di coscienza che la scienza, la tecnologia governano l'immanente e non il trascendente. Ammonimenti alla fede cieca nell'evoluzione.

Nella sociodinamica della cultura, i saggi teatrali del volume Nel Cosmo instaurano un rapporto diverso tra società ed arte, con l'adozione di tecniche interdisciplinari di ricerca quali la scienza, filosofia, etica, metafisica, religione, filosofia della scienza, semiologia, teorie sociali sulla percezione dell'arte, sociolinguistica, pedagogia sociale, tecniche di comunicazioni di massa.

Le esperienze sceniche di Antonietta Benagiano, infine, mettono in luce la "prospettiva ottica" del "sense of wonder" (senso della meraviglia) che fa appello ad un analogo, di cui parlava il poeta Samuel Coleridge: "Quella volontaria e momentanea sospensione dell'incredulità che forma la fede poetics...

Recensione
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