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All’oscuro dei voyeur

Poesia All’oscuro dei voyeur, propone Angela Greco al lettore, confermandosi, con questo suo nuovo libro, voce interessante e versatile del nostro panorama letterario.

Accompagnano l’opera, la prefazione di Franco Pappalardo La Rosa e alcuni disegni di Angelo Bruno (nel susseguirsi delle pagine, scopriamo qualche cenno agli angeli e «Un disegno / in bianco e nero aspetta un temperamatite»).

Il racconto poetico si snoda attraverso versi densi di immagini e significati, di ramificazioni e gemmazioni, versi mai magmatici nel loro avvicendarsi, mentre i segmenti di parole si spezzano e precise suture di senso favoriscono una forte coesione.

La prima parte del libro, la “Prospettiva Hopper”, comprende passaggi, solitudini e vocazioni (riferimenti a Edward Hopper si troveranno anche in seguito, nel corso della lettura): «Vuota, dietro il vetro, la camera degli amanti / torna al pennello di Hopper. Questioni di colori / sbiadiscono il principio di giugno. Nessuna pietra / impedisce al piede la salita e la slogatura».

I “passaggi” avvengono alla presenza di segnali che disorientano («Il navigatore ha perso la stella / e ha affidato al telefono la sua personale ricerca»). Anche se l’autrice ammette, su uno sfondo incupente, «Osservo energia priva di scopo», vengono comunque affidati «Al foglio bianco il possibile squarcio, / la metafisica dell'attesa».

Le inquietudini esistenziali, le domande senza risposta, rappresentano l’anima vibrante e ferita di queste pagine. Ed è subito sera: «Il paesaggio distratto in lontananza non si preoccupa / del muscolo in salsa e accende una luce. / La decomposizione da cui deriviamo allarga l’orizzonte: / alla fine ogni eccesso si riduce a pochi elementi chimici. / Intanto sulla soglia una signora con mantello attende», mentre «Lo strazio dell’ombra è l’assenza nella luce / di un motivo, che proietti soluzione alla notte». E noi siamo «in cerca di cosa? Giunge la sera».

All’oscuro dei voyeur presenta fluidità di stile, ogni parola o immagine è di ispirazione per la seguente, senza mai perdere di vista l’origine, chiudendo molti cerchi.

«Segni misteriosi rincorrono il risveglio. / Non occorrono soggetti solenni, né temi nobili / per ritrovarsi». Anche gli «Avanzi della cena in bagno» (per un attimo può venire in mente La stanza da bagno di Jean-Philippe Toussaint) possono rammentarci l’importanza di non dare mai nulla per scontato, poiché niente è mai banale se lo si sa guardare e collocare nella più ampia rete di significati e legami possibili.

Si cerca di vincere le “solitudini” in modi diversi, ognuno secondo le proprie possibilità. «Edward costruisce fondali e lame di luce nell’attesa», ma «Cosa accade dietro il sipario Edward non può saperlo», come chiunque altro.

Un esempio di So-stare in solitudine è rappresentato, invece, da un vecchio musicista che si osserva allo specchio «per farsi compagnia».

Angela Greco reinventa alcune figure femminili con grande efficacia: «Salomè decide per se stessa. Chiede la sua testa; / non basta il vassoio d’argento a contenere il disgusto»; «Cecilia venne tratta dal marmo nella stessa posizione / del martirio e del collo segnato dalla spada. / Il volto della fanciulla si può solo immaginare. / Del coraggio si sente ancora voce ferma e fiera. // Ogni giorno ha il suo santo che canta. / Lo sguardo al cielo non è facile se soffri di cervicale».

Parlando di “vocazioni”, la poetessa può affermare: «Assecondo la vocazione del cantastorie»; «Potrebbe sembrare strano, ma in alcune ore del giorno / i personaggi diventano credibili».

Non può sfuggire, nel corso della narrazione in versi, l’eleganza di taluni particolari, catturati con precisione: «Una scenografia a punto inglese in attesa della sera / ritaglia posta elettronica con forbici a cigno». Infatti, All’oscuro dei voyeur è esempio di poesia che, attraverso il dettaglio, mira all’essenziale.

«In certi giorni è difficile smettere di scrivere»: si sovrappongono luoghi e tempi, memorie e speranze, illusioni e sogni, presenze e assenze («Il confine tra qui e l’assenza è una stanza sul mare»), separazioni e ritorni. Si verificano “Variazioni sulla distanza”, in un viaggio di sola andata, tra crisi di identità («Avrò notizie di me / tra qualche giorno. Oggi non mi riconosco») e qualche “Fuori programma”, mentre «l’ingiustizia più acuta è la replica della forma al mattino».

Nonostante una quotidianità che ci ricorda costantemente che siamo tutti «un uccello che domanda l’indirizzo di casa», leggendo queste pagine, profumate anche di mare e caffè, possiamo almeno per un attimo allontanarci dalla dimensione di “Notte e terra”, perché «La poesia è insubordinazione, stazione viaria, azione, / passaggio in auto-stop verso una nuova galassia».

Recensione
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