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Ancora Barabba

Analizzando un poemetto di recente pubblicato da Angela Greco (AnGre), per il quale l’autrice ha concepito un titolo e ha trattato un argomento alquanto singolari per un’opera di poesia – Ancora Barabba – pare evidente come ella riesca a catturare immediatamente l’attenzione e l’immaginazione persino nell’eventualità di un lettore che abbia provato un’iniziale riluttanza dinanzi al soggetto affrontato.

Con parole di J.L.Borges, da Invocazione a Joyce («Io sono gli altri. Sono tutti quelli / che il tuo ostinato rigore riscatta. / Son quelli che non conosci, che salvi»), veniamo introdotti nelle stanze di questo libretto, ovvero in XIV Stazioni (cfr. in Correnti contrarie, della stessa AnGre: «Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade / e le varie stazioni confermano l’esattezza»). Una dimensione, dunque, di apertura, di accoglienza, rappresenta il filo conduttore del racconto poetico ideato da Angela Greco, come viene confermato anche dalla dedica finale: «A chi muore, a chi salva, / a chi si salva e mai da solo / ogni giorno».

Rammentando la narrazione evangelica, Barabba fu liberato da Ponzio Pilato al posto di Gesù, ma nel linguaggio corrente a tale nome è probabilmente più facile che venga attribuito il significato di “furfante”, con tono scherzoso, senza particolari approfondimenti. Proprio percorrendo quest’opera, che ci porta in tempi così lontani, ci si può ritrovare invece all’improvviso calati nei nostri giorni, non meno cruenti e assetati di sangue e vendetta: «La folla inferocita sentenzia senza esitare / e i mezzi di comunicazione di massa annotano / la domanda multipla e l’unisona risposta».

La poetessa dimostra abilità nel riempire le lacune lasciate dalle poche fonti a disposizione, proponendo una sua interpretazione, arricchita di implicazioni psicologiche. Con pochi tratti riesce a suggerire molte storie possibili, presenti e antiche.

Tutti possiamo ritrovarci sotto processo («Chi sono? Dove sono? // Mi risollevo dal letto / in direzione dello specchio. / Guardo. / Stanno issando una croce, che guarda me»), in attesa di una sentenza che stabilirà la nostra vita o la nostra morte («la sottile linea che differenzia oscurità e luce»). Pertanto, occorre sapersi immedesimare nel prossimo, non lasciarsi ingannare dalle apparenze, nutrire il dubbio anche di fronte alle più ostentate certezze, perché persino un solo piccolo “dettaglio”, taciuto o perdutosi chissà dove e chissà come, potrebbe far convergere gli indizi verso altra destinazione.

Angela Greco afferma: «In alcuni giorni la sopravvivenza è un dono altrui». E i sopravvissuti quasi sempre sono lacerati dai sensi di colpa: «Scelto tra due opposti / vedo fino alla voragine più scura: / perché io, Barabba?», si interroga il protagonista del poemetto.

Infatti, spesso non sono coloro che risultano animati dalle migliori intenzioni a salvarsi, bensì coloro che sono più spregiudicati o malvagi. Oppure avviene «come nelle notti in mare / quando l’approdo è solo un caso». Come ha ricordato Ivano Mugnaini nell’articolo “Primo Levi - La discesa negli inferi senza un vero ritorno” (pubblicato in “Gradiva”, Number 54, Fall 2018): «Parla di sé, Levi, per far capire che non ha alcun merito, che si è salvato perché era utile ai nazisti in quanto chimico e perché aveva imparato da giovane alcune frasi in tedesco». E nemmeno Barabba aveva particolari meriti.

I tribunali non sempre garantiscono che sia fatta giustizia, poiché «la duna segna un nuovo confine, / che sfugge a carte e polizia».

Ad ogni modo, «Barabba non è più sicuro / che sia morto un altro al suo posto».

Mentre un ordine di giustizia superiore si staglia all’orizzonte.

Recensione
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