Servizi
Contatti

Eventi


Da soli otto mesi circa è uscito il libro Arcani Archetipi di Paolo Guzzi per i tipi della Fermenti, silloge poetica inserita nella collana “controsensi” (album 17), diretta da Mario Lunetta, e corredata di sei tavole di Cosimo Budetta, e già si respira tra le pagine la patina del tempo che verrà. L’opera, infatti, pare proprio destinata a resistere alle inclemenze atmosferiche delle varie ere  letterarie che si succedono, tra innesti contrapposizioni saldature e sovrapposizioni, e si impone subito all’attenzione del lettore per il carattere e la personalità del poeta, che traspaiono dalla forza che si sprigiona da ogni singola parola con effetto fagocitante.

Raymond Carver sosteneva che un buon libro dovrebbe richiedere la massima concentrazione durante la lettura, al punto che la medesima andrebbe interrotta soltanto nel caso in cui la stanza dovesse andare a fuoco. Con Arcani Archetipi accade proprio questo. Se di solito, pensando al pastiche, viene spontaneo rimembrare Carlo Emilio Gadda, dopo aver acquisito un po’ di dimestichezza con i versi guzziani, scaturirà immediato l’aggiornamento delle proprie associazioni. La molteplicità e la promiscuità dei registri non vanno ascritte ad alcuna gerarchia. Di sicuro l’autore si distingue anche per l’uso sapiente dello strumento dell’ironia (pochi nomi, nello scenario contemporaneo, si ergono con pari potenza; forse tra gli altrettanto efficaci: Maria Grazia Lenisa e Domenico Cara).

Sin dalla copertina, con la firma di Paolo Guzzi che campeggia in alto, si accende la curiosità del lettore. Alla base delle tre sezioni di cui è composta la silloge poetica che stiamo analizzando, vi è un’attenta riflessione concernente gli archetipi dell’inconscio collettivo, dimostrando particolare interesse per quelle immagini destinate a divenire archetipi in secoli futuri e rammentando anche gli archetipi in via di estinzione o quelli già estinti, come lo stesso Guzzi sottolinea nelle “Comunicazioni dell’autore” conclusive.

Occorre tenere presente che i nuovi archetipi possono annientare il peso del tempo e che ci sono pure i nuovi miti. In “Parigi è cara” Guzzi osserva: “Il mito di Parigi, | il vero, mi ha preso, Giovanni Macchia, | e ci ha preso: ora la caduta della luna lo sostituisce”… “Il mito di Parigi, il vero, è restato | tra le pieghe delle strade: | l’altro, superficiale, è ormai sparito: | la metropoli del turista, Disneyland speculare”… “Fantasmi esistono ancora | nelle vetrine | delle librerie, alla Sorbona.” Non va dimenticato che l’autore vive tra Roma e Parigi e che è anche noto per la sua attività di francesista (sue traduzioni: da Molière, Baudelaire, Balzac e altri).

Nell’accurata introduzione recante la firma di Donato Di Stasi leggiamo: “Se precipitassimo sonetti sul selciato di un cortile dal sesto piano, se schiacciassimo poesie sotto potenti presse industriali, se saltassimo a piedi giunti su vecchi libri tarlati, avremmo ucciso la scrittura creativa e antagonista? | | Presumo di no, o meglio lo auspico in questa nostra civiltà morbosa, sessuofoba, pornografa, squilibrata, macabra, patologica; dello stesso avviso mi pare Paolo Guzzi, il quale crede ancora possibile esprimere emozioni e sentimenti umani attraverso corrispondenti estetici e equivalenti in bellezza, infatti con raffinatezza, senza prendersi eccessivamente sul serio, sciorina sonorità sature, distorte, corrotte, sardoniche, antinaturalistiche e amarissime.”… “Uscire dalla letargia occidentale significa evitare che il viaggio si risolva in una mera rievocazione dei fantasmi del passato”… “Paolo Guzzi indica tutti i rischi derivanti dal far parte di una società impersonale”. E così ognuno di noi viene ammonito in “Pericolo!”: “ovunque, falso liberismo, | letargìa della mente creatrice. | Ala mortale sul mondo, | tra libagioni e coiti, | esplosioni esplosioni, | come fuochi d’artificio | brandelli di carne: | il corpo si fa bomba, | non mente adatta per pensare, | il pensiero | è soffocato | per la disperazione: | cupio dissolvi, | difficoltà troppo alta di vita.”

Il sano individualismo traspare, innanzitutto, nel rapporto instaurato con il denaro: “Sperperarlo | in poesie | e | in | colori, | sì, | niente | diversi investimenti | o, | beni-rifugio, | niente | vestiti | lussuosi, | ma | carta finissima | da | disegno, | fogli di Fabriano, | o filigrana | di Amalfi, | per | scrivere | con eleganza | ironici | sonetti, | teneri colori | che strillano | desiderio di serena | contemplazione”… “esperienze più vive | della nostra vita | non esistono.” (nel “Ritratto di Cosimo, in piedi con personaggi”).

I capolavori letterari vengono rivisitati in modo originale, invitando il lettore alla riflessione e ad allontanarsi da qualsiasi luogo comune; in “Profumi”, frammento dedicato a Patrick  Süskind e alla sua teoria dell’olfatto: “Prepara un tavolino con sopra molte bottiglie di profumo | con la marca bene in vista | Le prende ad una ad una e ne asperge gli astanti | Risultato: disgusto generale e specialmente del performer”.

Parallelamente, nella poesia “Alice”: “Una volta il pedofilo Lewis Carroll | per riscattarsi, forse, dal senso di colpa, | genialmente inventò Alice, la bella bambina | grande e piccola insieme, ma scrivendo | cresceva il suo senso di colpa, | perché si accorse di amarla, scrivendola.”… “Non puoi toccarla: qui sta la tua autopunizione, | dopo la tua autocondanna, come la vita, | ti avvicini e ti sfugge, rimpicciolendo all’impazzata.” Di solito quando si pensa a Lewis Carroll ritornano subito  alla mente le parole di Virginia Woolf, ne La signora all’angolo di fronte: “Solo Lewis Carroll ci ha mostrato il mondo capovolto come lo vede un bambino, e ci ha fatto ridere come ridono i bambini, in modo irresponsabile”!

Ma Paolo Guzzi ci abitua a giochi sottili, ci invita a un’acutezza in continua progressione.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza