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La mitologia greca è la grande protagonista di Asterusia di Anna Filomena Santone, opera in cui è consentita al lettore un’immersione nella poesia persino nei pezzi di prosa a essa inframmezzati.

La prima sezione è dedicata “All’Amore”, la seconda reca il titolo sintomatico “Ellade: il seme della luce”, la terza parte racchiude e libera “Riflessi”, la quarta e ultima è un omaggio “A Rigoberta Menchù e al Guatemala”.

Non di rado, di questi tempi, capita di leggere versi (o aspiranti tali…) pregni di luce, con tutto il simbolismo che ne consegue. Qui, come osserva Elio Pecora nella prefazione, «è la musica a farsi luce, le parole chiare ed esatte a spanderne la grazia.» Non a caso l’autrice ha scelto questa epigrafe per aprire la sua raccolta: «Si volge in serenata | di chiarore | la voce delle stelle.».

Il mito rivisitato (“A passeggio per Leucopetra”, «Non le mani dello scultore sembrano aver creato tale effetto, ma una brezza lieve e altrettanto potente di quel mare da cui il mito vuole che Venere nascesse»), la bellezza persistente ribadita, temi come quello della “Serenata dei chiavistelli” riproposti con interessanti variazioni sulla base del modello da cui Anna Filomena Santone si discosta assimilandolo, la poesia greca e latina così rivissute («Ho fatto miei | quei luoghi | i sospiri di pietra | le metriche del verso | cadenza di memoria», in “Eschilo”), ci rammentano l’attualità dei classici, la loro resistenza inalterata, inossidabile, all’incessante trascorrere del tempo, perché «In trascendenza | un falco dell’Asterusia | porta in volo | sorrisi e favole antiche».

A tal riguardo ancora pare opportuno citare quanto scritto dall’illustre prefatore in chiusura d’introduzione: «L’esistenza, nella sua mutevolezza e complessità preme in tutta la parte finale del libro. Torna il bisogno d’amore che è vicinanza e comprensione. Torna la consapevolezza di un tempo difficile, certo da affrontare, da traversare.». Ma «Ancora la parola si staglia, commuove, scalda, prova qui che il fine della poesia è la durata: quella della pietra tagliata, del talismano che assicura e accompagna.».

Vi è attenzione per dettagli che altrimenti passerebbero inosservati: «Giocava coi gerani | sul balcone | e con materno affetto | separava le fogliette | bruciate dai germogli | turgidi di linfa».

La poetessa, attraverso i suoi versi, dimostra spesso di «essere di terra», ma con sobrietà distinta, e di sapersi facilmente calare nel punto di vista altrui. Molti frammenti e svariate prose sono dedicati all’Abruzzo, terra d’origine dell’autrice, «nella memoria di una terra | che dà forza | pur nella nostalgia.»: «incredibile come un paesino d’Abruzzo riesca a conservare intatti quei valori civili e morali, dimenticati spesso nelle grandi città.»…«Ari, invece, in pochi anni è divenuto “il paese della memoria”, per il suo contributo di affetto agli uomini-eroi, un tempo semidei, della giustizia, della libertà e dell’onore.»…«Quante volte sono i piccoli a dare lezioni agli adulti, grazie alla loro freschezza ed innocenza e questo è l’esempio del nostro piccolo centro» (da “La giornata della memoria”).

Amore universale che si irradia dagli affetti più cari (per il padre, la madre, la figlia, il cagnolino Rocky («Il Dio dei cani | che è quello degli uomini»), per le vite più giovani ancora in fase di formazione) agli estranei vicini e lontani (vittime che ci rendono partecipi delle loro sofferenze, rammentandoci la fragilità comune, l’accettazione del mistero e il bisogno di affidarsi a Dio). Emergono i legami che tutto avvincono, nel rispetto assoluto e incondizionato per la natura.

La speranza si fa largo a dispetto di qualunque sciagura, perché «Non c’è seme nella terra che non dia il | suo frutto»…«E in questa circolarità le generazioni si | inseguono e si ripetono.»…«La ragione serve a poco in questo | circolo fatale.»…«nel fiume costante di | un annuncio a catena da Lucy a | Chiocciolina.» (dalla poesia intitolata “All’Amore”). Non resta che «Morire ogni giorno | un poco | come la conchiglia | abbandonata sulla sabbia | preda della risacca | o il platano che si sfoglia | del suo tempo | lasciando scaglie | sottili e contorte.». Qui Anna Filomena Santone pare parafrasare parole famose di P. Corneille: «Moriamo a ogni ora; e nella più dolce sorte | Ogni istante di vita è un passo verso la morte.».

Tra i segmenti versicolari più raffinati va annoverato il seguente frammento: «Chiudimi | nel cuore | come nastro di raso | serpeggiante | o fiotto rosso | di seta. | Saran le dita | le arterie tremanti | prima che giunga | l’ultimo tramonto.»; e il seguente: «E veloci come zoccoli | di cavalli che calpestano | la spuma | le criniere del vento. | Messaggero di pioggia | il volo basso dei gabbiani. | Tornerà l’autunno | sulle alghe dorate | e i passi coprirà | dell’uomo | che si allontana | reso nuovo di luce.».

Sentimenti alterni si compensano, mentre nessuna immersione nella luce può dirsi ottusa oppure ottenebrante. La consapevolezza che «C’è sempre | un piccolo serpente | pronto ad aggredire | il cuore.» persiste decisa, malgrado spiragli disponibili: «Ho scelto l’alba sbagliata | per l’approdo | ma la sera | sarà un drappo di stelle.». E anche una vita sbagliata può alla fine riscattarsi nell’accettazione del mistero.

Recensione
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