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Il poemetto Calu ritrovata di Walter Nesti completa una trilogia che include come primo volumetto (insignito del Premio Internazionale “Città di Pomezia” 1989) Itinerario a Calu, e come secondo tometto, edito nel 2002, Calu perduta.

Giuseppe Panella, autore della Prefazione “Calu o cara!”, segue il filo rosso che tiene unite le tre parti dell’opera complessiva cercando di circoscrivere, seppur entro i confini della necessaria vaghezza, i molteplici significati della sfuggente Calu: «alla fine si torna sempre a pensare a Calu. Che cosa sia Calu (una donna dolcissima e ardente, una città bellissima e spersa per il vasto bruciante e disanimante deserto, un simbolo trascinante e un po’ sbiadito, la fiaccola dell’Utopia che non muore mai) non si saprà mai del tutto e per bene.»…«Calu viene di nuovo raggiunta e ritorna a chi la desidera con la potenza di un amore che è più forte della morte». Possiamo, dunque,  affermare che questo viaggio si svolge tra i poli consueti di amore e morte, ma inusuali rimangono le modalità con cui tale viaggio viene rappresentato.

Dopo aver affrontato i temi della caducità della vita terrena e della felicità ridotta a pochi attimi dispersi in estesi lassi temporali, comunque l’autore propone una visione rassicurante: Calu non è perduta per sempre, la si può riconquistare. E con lei si può ritrovare anche l’amore e il desiderio.

Il poemetto risulta suddiviso in cinque parti (ovvero “Canti”). Un’eleganza innata, senza affettazione alcuna, caratterizza questa poesia. La lunga genesi di Calu ritrovata (dal 1986 al 2000) non altera gli equilibri, non appesantisce la lettura che scorre sempre fluida, verso dopo verso. Sarebbe, comunque, riduttivo parlare di semplicità di quest’opera.

Il viaggio comincia esaminando “Il mondo scomparso”. Oramai la natura ambivalente del sogno si è rivelata; i ricordi talvolta si fanno persistenti, seppure malleabili, e allora lacerano nel profondo e provocano tormento e vaneggiamenti; talaltra si annullano nella più o meno sistematica erosione del tempo.

I «verificati bagliori degli incendi»…«narrano di città desolate». Talvolta pare che non ci sia più alcuna speranza di poter fare ritorno a Calu. Rami nostalgici si sfrondano in segmenti versicolari  come i seguenti: «Lungo spericolate vie di silenzi, | sentivo al tatto prensile delle mani | la risposta del corpo che si accende.».

La seconda tappa del percorso delineato nel poemetto si svolge ne “La città nella palude”, dalla quale vengono invocate risposte mentre i passi si fanno incerti. La notte incombe ma è superstite ancora qualche scintilla di luce, anche se Calu rimane «assorta in silenzi rischiosi».

Il Terzo Canto narra de “Le strade del desiderio”, desiderio che avvicina mentre la ragione e la parola allontanano, scavando abissi. Il desiderio mai placato spezza il tempo che fugge: «Insensibile procedeva alla meta | per ricomporre i frammenti del passato | proiettato in avanti dalla corsa.».

Tra “Sogno e realtà” si svolge il quarto canto. Una sorta di palingenesi interessa Calu e chi la desidera ardentemente: «Guidata dai fantasmi del passato | Calu di nuovo sorta dall’incanto | di un raggiungibile dolce possesso | mai così forte e pronto come adesso.».

Nella quinta parte avviene “Il connubio felice” e Calu ritrovata compatta ogni esperienza: «Al semplice contatto della terra | di una foglia accartocciata e secca | ritrovo la vita e si riforma il seme.».

È, questa, poesia che scava gli abissi, sviscera «il miracolo | di carne e spirito assorto». Aspetti antitetici coesistono, si sovrappongono, creando interessanti sinergie. La città è nuova e antica al tempo stesso, al pari del desiderio. Una visione organica di Calu permea svariati versi; per esempio, «il ventre delle piazze» si è «allargato | alla curiosità del sole».

Ne Le città invisibili di Italo Calvino ritroviamo alcune delle ragioni fondamentali del viaggiare: «- Viaggi per rivivere il tuo passato? – era a questo punto la domanda del Kan, che poteva anche essere formulata così: - Viaggi per ritrovare il tuo futuro?». Con Calu ritrovata Walter Nesti ha riconciliato le diverse dimensioni temporali, il sogno e la realtà, il desiderio insoddisfatto e il connubio riuscito. E dai ruderi della memoria è risorto il plasmabile futuro.

Recensione
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