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A maggio di quest’anno è uscito per i tipi del Masso delle Fate il volume di poesia Di fronte al destino, libro d’atmosfera che cattura subito l’attenzione grazie a un’efficace sinergia che si esplica e lega questi versi di Nicoletta Corsalini alle fotografie in bianco e nero del famoso fotografo Tony Vaccaro, in un’elegante veste editoriale.

L’opera si colloca sulla scia della tradizione, tra i solchi della memoria e le fessurazioni dell’anima, mentre giunge al lettore intatta l’intensità di sentimento, emozione, pensiero, peculiare della poetessa, frutto di una sensibilità quotidianamente ferita, che osserva lo scorrere gelido dell’immane tragedia umana che si ripete all’infinito sullo schermo televisivo in una dimensione irreale, troppo reale.

Comunque, ella si sente impotente ma non rassegnata. La sua è la voce della poesia, una voce che si innalza ancora malgrado tutto, una voce capace di dare voce a chi è condannato al silenzio, alle innocenti vittime che nulla possono decidere del loro destino. E le immagini di questo libro rilucono di un silenzio assordante, nella preziosità del grigio perla ingentilito dal rosa della copertina. I versi si ammantano di ragnatele d’oblio, strappate alle dimore dimenticate, agli spazi dell’anima oppressi.

Versi cristallini in atmosfere ovattate fissano le dignità calpestate, le lacerazioni insanabili che anelano soltanto alla pace, in un nitore che rende il bianco e il nero espressione di sfumature indicibili.

Se di fronte al destino ci si può ritrovare impreparati e persino sconfitti in partenza, la forza della poesia risorge e reclama ancora, sempre. Nicoletta Corsalini, senza retorica, senza facili sentimentalismi, si fa portavoce di un’umanità profondamente ferita, mentre lei per prima si sente trascinata dal vortice, dalla corrente inarrestabile che fa scivolare inesorabilmente le generazioni l’una nell’altra, verso la fine (o il fine).

Una sensazione di morte fa sentire già presente il domani; l’assurdità e l’atrocità delle guerre rendono flebili anche le voci più determinate. Come colpite da granate, le parole possono frantumarsi ma questi versi, complici le immagini, tra strappi e tormenti, dubbi e ferite, nelle intermittenze continuano a scintillare.

Recensione
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