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C’è bisogno di libri come essere & non avere di Giuseppe Guglielmi nella società dell’immagine, dell’apparenza, dell’effimero. Grande merito, pertanto, va riconosciuto alla Fondazione Marino Piazzolla grazie al cui contributo è uscita questa edizione dell’opera, essendo stato attribuito al suo autore nel 2007, alla memoria, il Premio della medesima Fondazione per la poesia, nell’ambito della XVI edizione del “Premio Letterario Feronia – Fiano Romano”. Questo importante riconoscimento e la pubblicazione del volumetto fanno ben sperare per il futuro di essere & non avere. L’inevitabile oblivione, spesso riservata a libri di pari levatura, non dovrebbe minacciare l’opera di Giuseppe Guglielmi.

L’autore nacque a Bari nel 1923 e morì a Bologna nel 1995. Si distinse come traduttore e raccolse la propria produzione poetica in un unico volume, nel quale fu inclusa anche la plaquette iniziale essere & non avere, pubblicata all’età di trent’anni e subito recensita da Eugenio Montale.

La dannazione di essere & non avere viene acuita dalla scrittura, la quale si identifica con «Un modo di sembrare più dannati». Nel caso della scrittura apparenza e verità spesso non entrano in collisione, data la funzionalità dell’inganno; inoltre, in relazione al verso appena citato, il far «sembrare più dannati» viene non di rado a coincidere con l’essere più dannati a tutti gli effetti.

Con “Una bottiglia in mare” Giuseppe Guglielmi ammette, innanzitutto, le proprie debolezze: «Se tentai di arricchire o per lo meno | di vivere in quell’agio che sapete, | che mi sia perdonato.». Egli comunica, senza mezzi termini, il suo bisogno di star solo, di proteggersi, vivendo come un’esule in patria: «Più feroci ed esperti in vituperio, | i pochi amici che io avevo amato.»…«Perciò per lungo tempo | i luoghi frequentati | con scrupolo evitai | dai malincontri vivendo al riparo, | come in terra straniera.».

In generale nel libriccino prevalgono atmosfere autunnali, che volgono all’inverno. L’incipit della sezione “Tristia” rivela la presenza de «l’aria gonfia di un amaro autunno». Tra vapori di cenere e nebbia, ombre e tenebre, si fa saldo un presupposto: «Hanno radici di nuvola i beni».

Molteplici livelli di lettura invitano il lettore alla riflessione, mentre l’uomo fa sempre capolino dietro al poeta: «Toccare in sorte beni da natura, | in quanto giusto, rendi grazie al cielo. || Ma essere & non avere, questo è male.»…«non chiedere oro ad un geranio spento, | né impossibili fughe alla tua carta.»; «Quanto è affliggente la miseria». Non appena oltrepassato il recinto dell’infanzia, secondo il poeta, cominciano le difficoltà.

Nelle sezione seguente, ovvero nel “Musée des faux arts”, Giuseppe Guglielmi così fissa sé medesimo sulla carta: «(vero io fingendo l’oro alle pareti)»….«io non morii e non rimasi vivo.». Il «senso della vita» si riduce semplicemente a «cadute in errori».

L’autunno conduce a una «morte dorata»; un’intera poesia viene dedicata alla “Recita d’autunno” e una all’“Inverno”. L’estate è da poco trascorsa, eppure pare già molto lontana: «Corre l’autunno al mio trentesimo anno, | e per le scabre lingue sembra spento | della mia vita il fuoco, l’estro antico.». Tra questo provvisorio bilancio esistenziale dell’autore e alcune parole famose di Vincenzo Cardarelli si può notare una certa sintonia: «A trent’anni la vita è come un gran vento che si va calmando».

Essere & Non Avere ci ricorda che «Sulle spalle dei poveri | siede l’inverno, | come un crudo destino.». Seguono le “Tre omissioni”, l’ultima sezione in cui una “Parabola”, la “Fine d’anno” e il “Congedo” suggellano la ruina («ricordo intanto la mia vita d’uomo, | non allevato, non nutrito mai | se non da orrori e lunghissimi esili. || Tanto sfacelo di un corpo pensante, | non è chi raffiguri.»). A conferma di ciò Massimo Raffaeli, in chiusura di “Introduzione”, rammenta: «In un saggio poi incluso in Empirismo eretico (’72), senza affatto nominarlo ma leggendone i versi con autentico furore cognitivo, sarà Pier Paolo Pasolini a dettare l’epigrafe che è anche l’oroscopo del poeta Giuseppe Guglielmi; lì viene dedotta la drammatica deriva che, insieme, è il suo punto d’onore: Ogni distruzione è sostanzialmente un’autodistruzione.».

Ancora nell’introduzione al libro, Massimo Raffaeli propone una chiave di lettura imprescindibile: «L’io lirico-elegiaco che abita essere & non avere corrisponde a colui che si sente macchiato di una colpa e tuttavia non è in grado di tematizzarla e di renderla esplicita»…«dunque il suo non è tanto un generico male di vivere, il disagio spleenetico tante volte attestato nel nostro Novecento, quanto un senso di reclusione e costrittivo isolamento che diviene presto autoreclusione». L’autore ammette tutto ciò senza alcuna ambiguità all’inizio dell’opera, in “Una bottiglia in mare”: «Un frutto amaro di quel tempo quando | un uomo grande io certo offesi, | l’ombra del quale mi sta nella mente | sdegnosamente ancora e mi accompagna.».

Con stile scabro e penetrante, Giuseppe Guglielmi conquista il lettore sensibile. Poter tenere tra le mani essere & non avere per penetrarne l’intima essenza appaga, anche se solo temporaneamente, l’essere al di là di ogni avere.

Recensione
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