Servizi
Contatti

Eventi


Fogli di speranza

È stata appena data alle stampe la nuova raccolta poetica di Annamaria Cielo, Fogli di speranza (“Silloge 2011”). È la stessa autrice a spiegare l’origine del titolo del libro: «L’idea del titolo viene da un’usanza giapponese che invita a scrivere su foglietti di carta, e appenderli ai rami di un albero, i Tanzaku, cioè i desideri. | Sono fogli pensati con cura, perché letti dal Tempo».

Il volume poggia su quattro sezioni principali, che non creano vere e proprie cesure all’interno dell’opera, bensì argini per incanalare l’acqua che, in queste poesie, scorre copiosa, svelando, di sé e del mondo e della vita, gli infiniti e mutevoli volti. In particolare, potremmo dire che è Come l’acqua per gli elefanti, la neve per i versi di Annamaria Cielo, versi scritti sull’acqua, in luoghi ove «Una goccia diventava persona». E, con Rita El Khayat, potremmo aggiungere anche che L’Acqua è lo sguardo della terra – L’acqua elemento di pace (Edizioni Tracce, 2011). Inoltre, i Fogli di speranza raccolgono molto verde, e nel verde il creato rivela infinite forme di vita, fonte di perenne stupore, mentre la terra penetra nell’anima di Annamaria Cielo.

L’acqua che si mescola all’inchiostro di queste pagine è solo uno dei tanti giochi di trasparenze possibili, che poi si traducono in sfide percettive; «Un vento di piume sottolinea il silenzio», quasi come un Quadrato bianco su fondo bianco, in una «Miniatura il pianto, | come ago d’acqua».

La poetessa, già nelle opere precedenti, aveva dimostrato particolare sensibilità per la natura, la neve e talune accensioni di rosso (le sue non sono mai distese monotone). Ora lei stessa si definisce «cantante delle spighe e della neve». La neve, come la poesia, come la natura, infonde calma, rallenta il passo, persino lo scorrere del tempo, divide i fotogrammi, abbaglia la mente donandole riposo.

L’autrice talvolta si misura con argomenti che solitamente si accompagnano a luoghi comuni (come la stessa speranza o i gabbiani), ma per rivitalizzarli, donando loro ulteriori sfaccettature e allontanandosi dal solco del già visto. Ed ecco, allora, che la speranza può divenire «mare di neve in fiaba».

Si dice che «Non c’è Speranza senza Paura né Paura senza Speranza» (Baruch Spinoza) e che la speranza sia un sogno fatto da svegli (come sosteneva Aristotele, citato nelle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio). Per l’attenzione costante che rivolge anche alle altre culture, la poetessa, con la forza dei suoi versi, pare allontanare i sogni cattivi, quelli che ostacolano la crescita dello spirito, come farebbero gli indiani d’America con l’Acchiappasogni. Sperare e sognare sono atti di fede («chi non spera il bene non teme il male», scrisse Niccolò Machiavelli), ma la speranza può assumere tanti volti.

Per la poetessa Amarsi è come ospitarsi (Arca editrice, 2009), e «Sperare è come avere | pietà di sé»…«E vagare nell’alba | per tutto il giorno». Ed è proprio “L’alba ai desideri”, la grande protagonista della prima sezione dei Fogli. La seconda parte dell’opera, invece, è denominata “Natura e speranza”, la terza: “Sans le point – Senza il punto”, la quarta: “Mi rimanga l’acqua di questa vita”.

Il tempo scorre vorace ingoiando tutto, ma ogni nuova nascita è speranza che si aggiunge, che si accende. È sempre possibile sperare, perché «nulla ricomincia da zero». È possibile riposare perlustrando queste stanze di poesia, immergendosi in una natura rasserenante che può ferirci con la sua spina ma che, al tempo stesso, con una carezza di foglia può farci guarire.

L’opera è parto non facile, ma al lettore non viene consegnata troppo levigata o troppo sofferta. La lotta con la materia avviene nella testa della poetessa prima che ella si accinga a esplorare nuovi mondi sulla carta. E allora quel che rimane impresso sui Fogli è speranza consapevole, non cecità, non ingenuità («So che una speranza delusa indica quando la strada è sbagliata. So che una speranza conclusa sono due passi avanti per comprenderne le possibilità»).

Il dolore nel perdono a volte riposa ma può anche paralizzare, sulla carta invece può subire inattese metamorfosi. I Fogli di speranza possono aiutare ad aprire realmente gli occhi, possono insegnare a guardare per capire: «Ogni pioggia me n’ero scelta un paio | di gocce da guardare scendere».

La speranza è premessa necessaria anche per la creatività. Scrivere è già di per sé un atto di fede, una speranza che si è accesa. Vincenzo Cardarelli, sosteneva che «La speranza è nell’opera. | Io sono un cinico a cui rimane | per la sua fede questo al di là. | Io sono un cinico che ha fede in quel che fa». La fede sconfinata, invece, di Annamaria Cielo, nella forza e nel potere della poesia le permette di collocare la medesima speranza anche al di fuori del contesto poetico.

La parola scorre pura e fluida come acqua che all’improvviso impatta contro gli ostacoli ma va oltre, per rivedere il disco giallo del sole splendere, pur sapendo che il prossimo scontro sarà inevitabile e vicino. Nessun cerebralismo, nessun orpello esornativo, per versi che nella bellezza trovano un punto di forza.

L’autrice, che è voce consapevole del proprio inconscio («In poesia, come arte dell’ascesa, per amare l’esistenza contro le parti oscure di me»), può contrapporre, a Les fleurs du Mal, “Il fiore del bene”, senza dimenticarsi del male dei fiori (cfr. Carmelo Bene; per alcuni aspetti l’opera di Annamaria Cielo potrebbe venir letta come Giardino di carta: «Nel mio giardino intimo di fogli»). “Il fiore del bene” può venire coltivato con facilità, ma richiede costanti cure, come la speranza di pace. Dopotutto, «Aver aspettato una gioia è stato pur sempre una gioia» (Gotthold Ephraim Lessing) e «A thing of beauty is a joy for ever» (John Keats).

È «speranza | di animali e cielo, | preda del sole». Nonostante i tanti temi di attualità e le contemporanee tragedie che affiorano in queste pagine, catastrofi ambientali, terremoti, drammi collettivi e individuali (come per i migranti), la speranza, aprendo prospettive future, consente un ancoraggio al presente, anche di fronte al lutto più doloroso, perché «Un amore vero equilibra la vita | che è cuore del dubbio», senza tradire la memoria e la vita vissuta e chi non c’è più.

Tutte le creature partecipano del medesimo respiro. Un gatto miagola affamato e un gabbiano, in risposta, miagola intonandosi alla voce modulata dal gatto. Fili invisibili uniscono ogni individuo a tutti gli altri, come i sassolini della ghiaia tra loro. L’amicizia e il confronto servono anche per poter vedere, attraverso gli occhi degli altri, quel che ci sfugge, mentre si può figliare in vari modi: «Fare una vita è prendere possesso | di altre vite, stabilirsi in esse, | alla riva di altre lacrime, | nel cuore di nuove felicità».

La musica di questo libro libera spesso un Suono giallo, rammentando una sinestesia cara a Kandinskij. Ecco qualche esempio di segmenti evidenziati “in giallo” da Annamaria Cielo: «Sono colore, imparando ruvido»…«Giallo scampato al grigio»; «preparo il contro foglio ingiallito dal sole»; «L’erba appena ingialliva»; «Sono felice di sessanta rose»…«nella fiaba che è profumo | rosso, arancio, giallo», e poi sarà il giallo dell’autunno a pennellare non pochi versi, mentre «Il cielo rosso ha nel giallo il sole vivo | del tramonto», «Verde e giallo del prato nell’alto di luglio», «sotto nubi gialle».

Tra i versi più stupefacenti dell’intera raccolta possiamo citare i seguenti: «Sono luna, che fatica luce in bocca alla notte»; «Voce del mare e della sabbia, | cominciata in pietra: | in onde le onde | bagnano il lido, | aprono cristalli | a neve di bolle»; «Una regale stradina di formiche | nei lacci delle erbe già suda l’alba»; «Custodisco bene una finestra, | quasi che i vetri siano la pelle, | il camminare della casa». Anche le lise stagioni, sulle pagine del(la) Cielo, ci restituiscono versi particolari: «Cantare l’estate è vedere il tempo | consacrato al pomodoro, | ammirare come procede il rosso | per agitare l’appetito. | Ricordare l’autunno | è prendere al volo i fiocchi | di lana come farfalle | mentre il materassaio» fa il suo lavoro in uno scenario che pare innevato.

La poesia forse più commovente dell’intera raccolta è “Gli animali soffrono”: «Sguardo di mucca in un dolore lungo | che entra nel muggito e fra le mani | di chi trascina a forza il vitello | consacrato carne fuori dalla stanga. | Ventre di mucca prosciugato | che morde sopra un alito di fieno. || Gli animali vedono e soffrono, | diceva nonna Eleonora | mentre usava un sacco di tela o iuta | per orbare le pupille alla sua mucca. | E quando il vitello finiva lontano | toglieva il sipario e carezzava. || Il rosario era fame e reverenza». In questi segmenti si respira un’atmosfera che ricorda alcune pagine del romanzo Bruna della stessa autrice (Arca editrice, 2010). L’atmosfera del romanzo rivive in alcuni altri Fogli di speranza, per esempio: «Cicalavano al vento le biciclette | degli operai, ultime sull’attenti, | agganciate sul muro del pastificio. | La ruggine croccante al sole | immaginava i pensieri del tempo. | La neve le vestiva in semilune». Non c’è, dunque, una netta separazione tra lo stile in prosa e quello in poesia di Annamaria Cielo. Infatti, Bruna e Microcircò (Arca editrice, 2005) sono esempi di narrazione che si sposa felicemente alla poesia.

L’autrice scrive anche in francese, lingua che le ha ispirato la terza sezione di questo libro. In “Sans le point” le poesie vengono prima presentate in “lingua straniera” e poi “tradotte” in italiano, contrariamente alle consuetudini consolidate, denotando grande padronanza e consapevolezza del mezzo linguistico.

Annamaria Cielo, oltre alla sapienza metrica (che rimane sempre in secondo piano per non soffocare il verso), imprime alle sue stanze di poesia una musicalità suadente, sia che scriva in italiano, sia che scriva in francese.

Ella può introdurre l’imperfezione nella rima (quasi occultata) o usare altre tecniche senza che nemmeno ci si accorga dell’intelaiatura che regge le parole, venendo, l’attenzione, polarizzata verso vivide immagini. Il verso può farsi specchio di se stesso («Onde oblique onde»), un secondo sostantivo può sostituire l’aggettivo per catturare in modo più rapido ed efficace la sfuggente realtà. Prevale su tutto una forza coesiva tra le parti che rende la lettura sempre snella e agevole, in virtù di una musica ottenuta da una partitura precisa, inconfondibile.

Nel 2008 Annamaria Cielo ha ottenuto il Premio alla Carriera “Omaggio a Giosuè Carducci”. Con il patrocinio della Biblioteca Civica di Rovereto, insegna nelle scuole, avendo, negli anni, accumulato una notevole esperienza in metodica della poesia. Chiarezza e immediatezza, tanto necessarie per l’insegnamento ai più giovani, sono anche il punto di forza dei suoi versi, la cui incisività rende i Fogli di speranza una felice certezza.
Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza