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Fragmenta, silloge poetica di Maria Luisa Daniele Toffanin, si configura come un’opera capace di superare la frammentarietà allusa in un respiro più ampio, di liberare concrezioni lessicali multiformi  aprendo stanze ove la femminilità, sviscerata nelle varie fasi della vita, domina come sorgente di luce, di poesia (in “Tu mattino”: «Sei tu che saluti i mattini | con occhi di sole | e doni sorrisi nel primo pane | le chiome disciolte ai riti del giorno | come autunno ai suoi colori? || E anche traversi la strada del mondo | con mani di luce | per rari intarsi fioriti d’amore | e cogli bacche di gloria | sgranare in paziente aspro rosario? || Sei tu, donna.»).

La poetessa ci ricorda che «Donna non si nasce: si diventa» (S. de Beauvoir), percorrendo molte tappe che richiedono coraggio e sacrificio, e che «Nelle donne tutto è cuore, perfino la testa.» (Jean Paul). La maternità, spesso legata alla fecondità della terra, produce non di rado parole d’incoraggiamento: «Ascolta, madre, il mio vivere glaciale-. || - Ma si spalancherà l’azzurro – | invocava la madre | con mani di pianto ricolme di Dio | – e apparirà il volto del Cielo | a svelarti segreti di luce | per nuovi sentieri interiori -.» (in “Colloquio”); «Diceva allora la madre | con lo smeraldo umido degli occhi | col suono tremulo del suo flauto | – ascolta sempre la campana | al risveglio della luce, ora che vai | per altra strada spenta della mia orma –.» (in “Materne parole”).

L’autrice «Cuce ricuce» come «la Bice | scampoli di vita da anfratti segreti | rimossi al guizzo-moda dell’ora | e al suo ago-pensiero creativo | da antica seta reinventa veste frusciante.» (nella poesia “Creativa-mente”). Termini caduti in desuetudine («cotidie», «pel», «pei») e consapevolezza metrica donano un tocco d’eleganza, mentre l’attualità fa il suo ingresso in vario modo in una poesia costantemente sorretta da un intento etico: «Ti parlerò d’orgasmo | della mente»…«Dell’altro | dell’orgasmo mio | non ti parlerò | lo reciterò | solo all’Amore | in grappoli vermigli» (in “Recitarlo solo all’amore”); «Ma nel gesto dell’altro nell’aria ancora incompiuto | forte il richiamo a definire ad ogni vita il suo dovuto | e ritrovare il senso del giorno in questa comune legge d’amore | antidoto salvifico all’universo fraterno dolore.» (nelle “Celesti rispondenze”).

 I versi si popolano di molti presagi, enigmi del dopo, nonsenso; la silloge porta il lettore “In stanze della vita”, lo induce all’ascolto «in un fabulare femminile | nella stanza spirituale» (in “Solo un sogno”), «per la difesa della madre | vestale della stanza, sola» (ne “La grande attesa”); «Torna ritorna la memoria | per tanti spiragli in stanze diverse» (nell’“Epistula”). Predominanti il colore viola, con tutte le accezioni del termine, e la figura geometrica del cerchio, la compresenza di vivi e morti. “In umiltà di petali” la figura della poetessa, per certi aspetti, risulta assimilabile a quella dell’araba fenice: «Dio ti siano graditi quei fiori | è la mia riserva interiore | sbocciata per te che sempre | mi risusciti dalle mie ceneri.»

L’archetipo e il mito svolgono un ruolo di primo piano in questa raccolta, ove confluiscono gli studi svolti dall’autrice nell’arco di circa un decennio. Maria Luisa Daniele Toffanin si chiede: «Mio obolo forse per l’istante d’estasi | canto nel tempio del poeta | alla sua terra immortale nel mito?» (in “Non oltre le colonne”). Per quanto concerne il rapporto intercorrente tra l’autrice e il mito, può risultare utile qui rievocare quanto scritto da Sergio Givone nella Storia dell’estetica su Schlegel: «risale a lui l’idea»…«che l’essenza della mitologia è poetica e questo non nel senso illuministico di invenzione arbitraria, ma, al contrario, nel senso di produzione che è tutt’uno con l’attività mitopoietica dello spirito.». Malgrado le assurdità legate alla società contemporanea, nei versi di Fragmenta troviamo parole di conforto; vi è fiducia in una prossima rinascita, in “Attesa di un nuovo umanesimo”.

L’immagine più efficace dell’intera raccolta compare nella poesia “L’attesa”: «E questa maternità che concentra | nel suo rotondo d’uovo immenso | il senso dell’esistere | si ricolma ancora viva inesauribile | in diversa attesa della tua persona.» Qui la poetessa è stata in grado di incidere la memoria del lettore con il profilo indelebile di un uovo, paragonabile per forza all’uovo di struzzo, simbolo dell’Immacolata Concezione, di Piero della Francesca nella Sacra Conversazione o Madonna col bambino, angeli, santi e con il duca Federico da Montefeltro della Pinacoteca di Brera.

Recensione
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