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Il silenzio dell’amore

Ne Il silenzio dell’amore, volume edito da Biblioteca dei Leoni, sono state riunite poesie di Anna Achmatova scelte, in maggiore abbondanza, dalle raccolte Sera e Stormo bianco, mentre un minor numero di liriche proviene dalle sillogi Piantaggine, Anno Domini MCMXXI, Requiem, Il giunco, Elegie del nord e La corsa del tempo.

Manuela Giabardo e Paolo Ruffilli sono gli autori della traduzione, al secondo si deve pure l’introduzione.

Anna Achmatova, oltre a collocarsi quale voce originale e inimitabile all’interno della storia della poesia, è nota anche per aver ispirato, con la sua non comune bellezza, molti artisti. Per esempio, nel 1919 la poetessa è stata ritratta in un dipinto da Natan Altman. Biblioteca dei Leoni ha deciso di riprodurre in copertina, per questa elegante edizione, un disegno che le ha dedicato, invece, Amedeo Modigliani.

In questa pubblicazione ci si sofferma non solo sulla produzione legata al tema dell’amore, inteso in tutte le sue più forti e nitide ma anche ambigue e contraddittorie implicazioni, bensì pure su taluni aspetti legati alla guerra e alla sfera civile e religiosa della sua poesia.

Immersa nella ricchezza dello scenario naturale e al tempo stesso ancorata a coordinate spaziotemporali precise, legate a fatti umani concreti, Anna Achmatova riesce puntualmente a interiorizzare le sollecitazioni che provengono dall’esterno.

Tutto si fa sentimento, mentre classica, apollinea e pura, risuona la sua voce, sebbene sullo sfondo dominino gli sconvolgimenti della Russia del Novecento. Infatti le vicende storiche, e in particolare la Rivoluzione, non riuscirono a scalfire la sua autonomia. Grazie alla sua particolare personalità, Anna Achmatova accettò le conseguenze che ne derivarono senza atteggiamenti di sfida, scegliendo di vivere sino in fondo il suo destino individuale. Di certo qualche compromesso fu inevitabile, soprattutto per non mettere ulteriormente in pericolo la vita del figlio, ma ella riuscì comunque a mantenere nitido il suo orizzonte di visione, per restare fedele a se stessa.

Rispetto ad alcune traduzioni precedenti, la versione di queste poesie di Anna Achmatova offertaci dalla Biblioteca dei Leoni è stata giudicata da più parti come di qualità superiore (forse unico neo da rilevare, l’assenza del testo russo a fronte).

Confrontando, per esempio, la versione di Giabardo - Ruffilli con Lo Stormo Bianco pubblicato da Fabbri Editori nel 1999, con traduzione di Gene Immediato (tale pubblicazione si appoggia ad almeno un paio di edizioni precedenti, in particolare si ricordi quella risalente al 1995, delle Edizioni San Paolo), appare evidente come, nella pubblicazione della Biblioteca dei Leoni, il testo divenga in alcuni punti più scorrevole e il significato più chiaro ed evidente (in linea con le intenzioni più volte espresse dalla poetessa, circa la propria poetica), e la lettura più coinvolgente e piacevole.

Soprattutto risulta interessante il raffronto tra “Debole è solo la mia voce, non la volontà” (pag. 76) con “È tenue la mia voce” (Fabbri Editori, pag. 31).

Nella versione di Giabardo e Ruffilli si legge: «Da qualcun altro è andata la fedele insonnia, / io non mi struggo sulla grigia cenere, / e la lancetta storta dell’orologio della torre / non mi pare una freccia che dia morte.».

Nella versione di Immediato leggiamo invece: «La vigile infermiera è passata oltre / io non mi rattristo sulla cenere grigia, / né mi appare mortale la curva lancetta / scoccata dall’orologio della torre.».

A meno che non vi siano varianti del testo originale che non conosco, i diversi esiti di traduzione sono evidenti, come gli effetti che possono produrre sul lettore.

Tuttavia va ricordato quanto riportato nelle “Note del traduttore” dell’edizione Fabbri: «come spesso avviene nella traduzione, non è agevole percorrere sintatticamente il testo senza perdere il sapore della composizione poetica originale nel verso russo; difficoltà che ho tentato di superare lasciando che il tono colloquiale della poesia avesse il sopravvento e rendesse il senso del momento poetico, a costo di «rifare» la sequenza strofica per una più idonea aderenza al tono».

Tono colloquiale che ritroviamo sia nella versione di Manuela Giabardo e Paolo Ruffilli, sia in quella di Gene Immediato.

Recensione
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