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Ketty Daneo – Poesie scelte (1950-1992)

Ancora fresco di stampa, il volume dedicato a Ketty Daneo da Franca Olivo Fusco, la quale, già nel 1998, poco dopo la morte della poetessa triestina protagonista per circa mezzo secolo dello scenario culturale della sua città e di questo libro, ha ideato un premio letterario a lei dedicato, continuando poi nel tempo a mantenerne vivo il ricordo, nonostante le tante difficoltà, grazie a varie iniziative.

Con l’approccio non del critico bensì del lettore appassionato, Franca Olivo Fusco ha radunato in questo tomo edito da Bastogi Libri le poesie più significative, e quelle a lei più care, composte da Ketty Daneo tra il 1950 e il 1992, non discostandosi troppo dalla metodologia seguita per il suo libro precedente di saggistica, pubblicato dal medesimo editore, dal titolo Affinità poetiche – Questo verso l’ho già letto.

L’autrice ha suddiviso l’opera in due parti, dapprima soffermandosi sulla produzione poetica – libro per libro – della protagonista, e poi sulla biografia della poetessa divenuta sua amica e grazie alla quale ha iniziato a sua volta a scrivere poesie (anche se insieme non parlavano mai di poesia, come ci viene rivelato). Va sottolineata l’importanza della testimonianza della Olivo Fusco, poiché la Daneo conduceva un’esistenza piuttosto appartata e poco lasciava trapelare della sua vita privata.

In questo denso libro, di agile lettura, vengono esaminate alcune parole e presenze chiave, e individuati vari punti di contatto tra le diverse raccolte poetiche della Daneo e svariate opere di altri autori, ipotizzando qualche possibile interpretazione su taluni punti oscuri dei testi e possibili influssi (ella si sofferma anche su eventuali refusi). Particolare attenzione viene prestata all’evoluzione di alcune liriche, e quindi alla loro rielaborazione, come i diversi libri in cui compaiono, via via, a mezzo di rinnovata veste, dimostrano. Le riflessioni si concentrano anche su alcune scelte lessicali poco poetiche, dovute per esempio all’ambientazione asettica di un ospedale, o su espressioni dialettali italianizzate o su espedienti adottati per riempire il vuoto esistenziale (come l’illusione generata dalla parola “ancora”, che pare riportare alla vita quanto non più accessibile, almeno per il breve lasso di tempo concesso dall’invenzione poetica).

La saggista fa rinverdire la nostra memoria anche riguardo all’evoluzione che hanno avuto nella nostra vita quotidiana talune parole. Per esempio, nel 1978 la Daneo usa esplicitamente il termine “tumore”, che allora veniva, nel linguaggio comune, sostituito da espressioni come un “male incurabile”. In altre occasioni la Daneo invece ha usato i vocaboli “cancro, paguro, granchio”.

Gli argomenti attorno ai quali ruota la poesia della Daneo sono soprattutto l’esistenza nelle sue varie sfaccettature, l’amore per il marito pittore (sue opere compaiono nelle copertine e all’interno dei libri di Ketty; d’altro canto lei pare voler dipingere con il pennello delle parole, creando non di rado accostamenti coloristici antinaturalistici), l’amore per i fratelli e la madre, per Trieste e il Carso (ne temeva la cementificazione), la fede (seppur solida, essa lasciava tuttavia spazio a dubbi, nell’attesa di ricongiungersi al marito scomparso), la malattia (vista nelle varie fasi del suo svolgersi, nel suo progredire sino a sottrarle il marito; nei versi compaiono anche i nomi dei farmaci, cosa ancora insolita per l’epoca), la guerra e la morte. La natura è partecipe dei suoi stati d’animo alterni e il suo giardino è luogo di rigenerazione: nella natura la poetessa può cercare pure il volto dell’amato scomparso (anche se non può, alla fine, evitare di scontrarsi con la dura realtà).

Ketty Daneo non ha avuto figli ma ha saputo cogliere nel profondo la lacerazione della madri, come emerge dalla poesia “La Risiera di San Sabba”, che è stata incisa all’interno della medesima risiera: «C’è in noi, dentro i cuori sarchiati / niente, neanche pianto: / camminiamo stentando il passo / a filo del terrore». Come sosteneva Virginia Woolf, le donne che non hanno figli possono fare molto per i figli delle altre donne, ecco dunque la sensibilità della poetessa ferita dalla sofferenza che investe l’infanzia: «Dal corpicino di latte / sbocciano caldissimi / fiori di sangue / si aprono subito, / sbocciano copiosi / come da un cespuglio / di rose rosse in primavera.» (in “Come un tiro di fionda”, scritta per la morte di un bambino travolto da un’autovettura); «E quando il piccolo cuore fu stanco / di bere tutta l’acqua del fiume, / tornò su per cullarsi / sulla placida pista.» (nella lirica “La pupa del fiume”, scritta ricordando una bimba annegata).

Ma la poesia forse più bella, tra quelle riportate nel volume di Franca Olivo Fusco, è “Adolescenza”, dove la creatura innocente sottratta alla vita è il cavallo tanto amato da una ragazzina. Gli animali, empatici e colpiti dal suo dolore, le dimostrano ed esprimono la loro vicinanza: «Il lamento dei cani aggrediva / il rosso quadrato del cielo.» … «Così calda di fieno, / corre a immergere il pianto / nel muso bagnato del capretto.». Tuttavia, malgrado lo strazio causato dalla perdita, la vita prosegue, per ognuno: «Nella stalla il riverbero zitto / del lume a petrolio / ha la calma d’una mano sui capelli.». E questo vale anche a livello personale, per la poetessa. Infatti, come testimonia la Olivo Fusco, nonostante la Daneo fosse ansiosa di ricongiungersi al marito oltre la vita terrena, nell’appressarsi della sua ora estrema manifestò il desiderio di poter disporre ancora di un po’ di tempo.

Soprattutto analizzando il libro Schizofrenia, scritto probabilmente sulla scia della Legge Basaglia e pubblicato nel 1990, la saggista porta l’attenzione del lettore sui cambiamenti avvenuti a livello stilistico nella produzione di Ketty. Da subito nella brevità ella aveva individuato un suo punto di forza espressiva, ma in seguito, come ha osservato Giorgio Bárberi Squarotti, il verso si è fatto più ampio e colloquiale.

La saggista Franca Olivo Fusco da molti anni contribuisce alla diffusione dell’amore per la poesia. Si spera che, oltre a quella di Ketty Daneo, anche altre voci al momento quasi del tutto dimenticate possano venire riscoperte e opportunamente valorizzate, grazie a qualche altra sua pubblicazione.

Recensione
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