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È con un particolare del Soffitto della Stanza del Labirinto del Palazzo Ducale di Mantova in copertina che si presenta L’arte del bersaglio di Ljuba Merlina Bortolani, opera inclusa nella collana “Donne in poesia”, diretta da Elisa Davoglio e riservata a giovani autrici che hanno già raggiunto risultati maturi o comunque degni di nota.

All’interno di un insieme esiguo di pagine, il percorso si snoda attraverso ventitré tappe semplicemente numerate. Emergono le umane contraddizioni e una consapevolezza di fondo che può porre spesso la poetessa in una posizione che, se non del tutto divergente o sicura, perlomeno le consente di seguire e tracciare, al tempo stesso, un sentiero che le appartiene e la contraddistingue con caratteri di univocità.

Dal supporto metrico l’autrice scava, impercettibile, e svela l’inautenticità. Con i segmenti versicolari colpisce in pieno centro l’attenzione del lettore e lascia intuire, pur nella vaghezza, le regole che sovrintendono all’arte del bersaglio.

L’esperienza comune si ammanta di riflessi purpurei, capaci di gettare nuova luce e aprire solchi a  inattese corrispondenze: «Mi dissero che non avevo scampo, | che dovevo rassegnarmi all’amore»…«Grazie, tu mi ricordi, mi hai esasperata, | tendendo le mie carni fino al punto | in cui non è più semplice | marea.».

Toni controversi, ondeggiamenti tra le pieghe più nascoste, fessurazioni scompongono e ritorcono: «Grande tu sei come le foglie sante, | le carni di una terra inesplorata, | le nere nubi dell’autunno vento, | la formula che apre gli elementi, | il confessore, il boia, la rugiada… || la mia salvezza al mondo dell’umano.», perché, al di là degli inganni e dei filtri rappresentativi, al di là delle altalene lanciate tra poli opposti (e/o spaccature di sé), «Qualcosa va, ma molto torna e resta».

Chiudendo la plaquette, ci si imbatte di nuovo in un particolare del Soffitto della Stanza del Labirinto. Oscillando tra un dedalo di vie e l’arte del bersaglio, le metamorfosi si incuneano nei solchi lasciati dalle parole, sulle rapide del tempo.

Magmatica, anche in fase pliniana l’autrice, riversando l’incandescenza sulla carta, dimostra perizia e completo controllo. Tra grovigli e sospensioni propri dell’umana esistenza, Ljuba Merlina Bortolani continua a centrare il bersaglio. Lucida e dirompente, trascina il lettore.

Recensione
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