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Alberto Bevilacqua ha effettuato un Viaggio al principio del giorno, Giuseppina Luongo Bartolini, invece, si ripropone ai suoi affezionati lettori con L’attraversamento del giorno non deludendo le aspettative.

Il massiccio volume (potrebbe scoraggiare il lettore) raccoglie poesie scritte nel biennio 2006 – 2007 ed è stato inserito nella collana di Genesi Editrice “Le Scommesse” (pare esserci dell’ironia involontaria e bonaria, visto che da molti anni l’autrice è considerata una “certezza”; vale quanto scritto da Giuseppe Panella al riguardo: «Giuseppina Luongo Bartolini non demorde. Anzi continua e raddoppia la scommessa contenuta nella sua poesia.»).

A Giorgio Bárberi Squarotti si deve l’attenta introduzione all’opera (denominata “L’ascesa al bello e al vero”). Segue una seconda lunga premessa al testo (la si può considerare un saggio, data  l’abbondanza delle considerazioni e la profondità di analisi) di Giuseppe Panella, intitolata “Quello che conta del giorno – La poesia e il ricordo in Giuseppina Luongo Bartolini”. Armando Saveriano, invece, è l’autore della Postfazione. Chiude il tomo un’utile “Nota bio-bibliografica” che, in poche pagine, consente di ricostruire il lungo percorso creativo seguito dalla poetessa.

L’incipit de L’attraversamento del giorno lascia subito senza fiato: «L’ipotesi del tempo aleatorio nell’avvio | e nella partenza dal nulla al nulla | gocciola nella piena di un mondo | orizzonte fantasticato dominio di tenebra | e di luce atomi d’opacità nella lancia | sgargiante del sole nel fondo della | oscura notte»…«prima che apra i miei occhi | al risveglio la bruma è il luogo deputato | il fitto di una nebbia inuguale avvolgimento | e scanalatura di una vite che nel centro | avvolge i suoi solchi fino alla saldatura | nel gettito del vano faticoso respiro.». La sensazione di affaticamento, del «faticoso respiro», è ben resa dall’assenza di punteggiatura. C’è solo un punto finale ad accogliere il lettore, proprio in fondo alla pagina.

Valenze universali e al di là del tempo continuano a caratterizzare la produzione della poetessa, la quale prosegue nel suo cammino, tra terra e cielo, con concretezza eppure senza smarrire le idealità.

La mai risolta lotta tra il bene e il male vede i due protagonisti di sempre, il polo positivo e quello negativo, creare sovrapposizioni (a uno sguardo attento, forse, senza confondere). Non vengono annullate le contraddizioni della vita e le incertezze. La fede sorregge ma si consolida, lungo il percorso, proprio grazie ai momenti di sconforto.

La musicalità sprigionata da questi segmenti versicolari trascina il lettore, il quale si ritrova ansioso di proseguire nel percorso poetico tracciato. Si tratta di una poesia lucida e magmatica al tempo stesso, non incline alle facili soluzioni (sin troppo presenti nell’attuale panorama editoriale) e che, però, non concede nulla nemmeno agli sterili cerebralismi (non altrettanto, ma comunque diffusi).

Il poema si presta a molteplici interpretazioni (come la vita, del resto), però questo, lungi dall’essere un limite dell’opera, contribuisce a mantenere desta l’attenzione del lettore.

Le varie dimensioni temporali offrono il giusto orizzonte allo svolgersi delle umane vicende (nella loro concretezza mai completamente private, nel caso del poeta), tra autenticità e inganno. Tra i frammenti più significativi, uno relativamente breve va ricordato: «Del mondo non altro che me stessa | in uno specchio frantumato ho veduto | intera in ogni squarcio disatteso ogni | volta nuova e diversa eppure uguale | al logaritmo che impegna la misura | del numero al suo pallottoliere | maschera di costumi avariati sepolti | dal flusso della marea montante nei | rigurgiti bui nelle fogne di un porto | rottamato dal muco verde liscio del | muschio vellicato nello sciacquio | monotono sopore dell’onda di ritorno.».

La poesia consente di sperare di poter contrastare la minaccia dell’oblivione, mentre germi di luce risultano rinvenibili persino nella finitudine (malgrado, in certi momenti, il cielo continui a parere così lontano).

In precedenza Giuseppina Luongo Bartolini aveva utilizzato il caos della vita come terra di passo, ovvero come un attraversamento necessario. Ora è il giorno a dover essere percorso (insieme alla vita). Anche se il sopraggiungere della notte affascina e sgomenta al tempo stesso, L’attraversamento del giorno ci conduce verso il futuro.

Recensione
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