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Le immagini dell’aria

Poiché la vita non di rado «porge la mandorla amara che solo al filo / della mente rilascia» il suo aroma più intenso, come ha scritto Paolo Ruffilli nella Prefazione, «tutto vive nella raccolta Le immagini dell’aria in una intermittenza dominata da una direttrice intellettuale: la presenza costante dell’assenza, che è sostanza stessa della visione, dell’invenzione fantastica che rappresenta il mistero, anche nella consapevolezza dei suoi aspetti più disincantati.».

In queste pagine, la forza e l’agilità del frammento rivelano schegge di narrazione poetica trattenute in una trama leggera. Un volare alto dell’immaginazione per ridiscendere portando tra le mani delicate sillabe, che Giuliana Piovesan porge in dono, con garbo, al lettore.

In questo volumetto, edito dalla Biblioteca dei Leoni, si cerca di catturare l’ineffabile attraverso un intrecciarsi di versi in tessuti impalpabili, procedendo tra ricami e disegni aerei con la leggiadria della piuma e i vigori della fantasia. Note musicali vengono disperse nell’aria, eppur non senza appiglio. Non va dimenticato che «Striava le mani quell’inchiostro denso / che t’impregnava l’anima e la mente», anche se «(S’inceppavano fogli… senza stampa)».

Forme e figure sospese nell’aria colmano i tempi dell’attesa. La ricerca di immagini eleganti spesso conduce in territori non facilmente accessibili. L’aspetto onirico offre rifugio e conforto, e nonostante esso abbia i suoi tempi e i suoi spazi, comunque concede pause vitali da cui ricavare riserve di rinnovata energia, per poter affrontare adeguatamente il ritorno a una realtà quotidiana che non di rado ferisce e fa sanguinare. In tale contesto, non interrogarsi sul destino che ci è stato riservato consente di coltivare la speranza, partendo proprio dai semi del sogno.

Affrontando la lettura di queste poesie, si può parlare di filigrana e trasparenze («Il tempo si posa su cristallo sottile / mentre sfiora lame di ilare argento.»), ma anche di effetti coloristici, smalti e vividi contrasti cromatici. Per esempio, «Lungo la linea dell’abito rosso / molle scivolava il ventaglio nero».

La preziosità e il candore, inoltre, si sposano alla sensibilità coloristica nei segmenti di versi che seguono: «Anima quasi bambina che a sé stringe / il nastro d’oro dei tulipani bianchi // (Indifferente il fioraio al nostro rito…)». Dono, dunque, non concesso a tutti, quello della poesia, la quale non è fatta solo di parole. Essa consente di aprire davvero gli occhi, per poter cogliere e apprezzare tutte le potenzialità della realtà che ci circonda, al ritmo del tempo consumato passo dopo passo: «Il colore bianco e la forma infantile / facevano dei miei sandali / due foglie calcinate / graziosamente oscillanti».

Poiché si mescolano al sogno e completano nuovi percorsi, i colori dei tempi trascorsi non perdono smalto e vivacità. Quanto non è stato vissuto, o non è stato scritto, rammenta lo spreco di possibilità e opportunità: «una storia che non è stata mai / - fogli in risma extra strong, / neppure dall’involucro mai tolti.». Con le inevitabili conseguenze che ne derivano: «Mai il delicato fruscio / in un voltare di pagina, / né il segreto di una piccola piega.».

Di certo quella di Giuliana Piovesan è una poesia che fa del sogno uno dei suoi fondamenti («Mordeva vaga lo spicchio di luna / quando nell’indaco del sogno il cielo / ingoiava avido tutte le stelle - »), mantenendo però sempre presenti le varie sfaccettature della realtà concreta: «Si spezza nell’aria un delirio d’ali»; «(Dal suono sciolte bende / liberano mani ferite)».

Recensione
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