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Da un’idea di Daniela Marcheschi e a cura di John Butcher e di Magda Vigilante il 30 maggio 2007, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, con la partecipazione di “AttraVerso” e di Avagliano Editore, sono stati presentati gli Atti del convegno «La vita…è ricordarsi di un risveglio». Letture penniane, durante una giornata di studi organizzata per il trentennale della scomparsa di Sandro Penna. Per la realizzazione del presente volume, uscito con il contributo della Fondazione Piazzolla, ben diciassette autori hanno fornito, a titolo gratuito, i loro testi.

Le prestigiose firme riunite in questa importante raccolta di saggistica sono le seguenti (in ordine di apparizione): Maria Luisa Spaziani, Gualtiero De Santi, Daniela Marcheschi, Giuseppe Leonelli, Roberto Deidier, John Butcher, Gabriella Palli Baroni, Magda Vigilante, Stefano Giovannuzzi, Pierfranco Bruni, Norberto Cacciaglia, Luca Baldoni, Luísa Marinho Antunes, Maura Del Serra, Luigi Maria Reale, Gabriella Sica, Elio Pecora.

I curatori della giornata di studio hanno chiesto a ogni critico di scegliere una poesia di Sandro Penna su cui concentrarsi. Nel volume, via via vengono sviscerati i rapporti intercorrenti tra il poeta perugino e molti altri poeti, italiani e stranieri. Per fare alcuni esempi, possiamo ricordare come siano stati scandagliati i punti di contatto e di allontanamento rispetto a Pasolini, Attilio Bertolucci, Petrarca, Leopardi (la maggior parte degli interventi, ovviamente, è incentrata su questo nucleo di raffronto). Svariate analisi riportano alla poesia alessandrina. Per quanto concerne gli stranieri, gli autori non si sono limitati alle relazioni più evidenti o più studiate, come Rimbaud oppure Hölderlin: interessanti relazioni vengono approfondite rispetto ad alcuni moderni poeti portoghesi.

John Butcher si sofferma su come Penna «dà agio alla fantasia del lettore»; Magda Vigilante (e altri saggisti) sulle implicazioni del “fanciullo” penniano con continui rimandi al “puer” definito da Carl Gustav Jung nei suoi tratti caratteristici; Norberto Cacciaglia avvicina, nell’ottica dell’eros angelicato, la donna-angelo montaliana al fanciullo-angelo penniano.

Tra i versi di Sandro Penna scelti per questo evento, emerge pure un’analisi del rapporto tra poesia e critica: la figura del critico viene assimilata alla vecchiaia, mentre il poeta rimane confinato nell’orizzonte della giovinezza. Il critico rivela, in tale contesto, un’innegabile povertà di linguaggio.

La solitudine del poeta perugino, dettata da una diversità che rendeva diversi persino tra i diversi, si accompagnava a moti di accensione e spegnimento, di immersione nella vita più intensa e di allontanamento da essa. Svariate testimonianze riportano di incontri avvenuti non solo sulla carta.

Viene investigato, in molti saggi, il saldo impianto metrico dei frammenti, nel contesto di indagini ad ampio spettro.

Il primo testo critico reca la firma di Maria Luisa Spaziani, il penultimo quella di Gabriella Sica, cui segue la conclusione, in forma epistolare, di Elio Pecora. Interessante il diverso rapporto con la memoria intessuto dalle due illustri poetesse, in relazione all’opera penniana. Maria Luisa Spaziani, infatti, scrive: «Sono grata a Sandrino per tutti quei deliziosi balzi nell’infanzia che la sua amicizia mi ha procurato. Ma gli sono grata dello «stato di grazia» che la sua poesia mi fa ritrovare ogni volta che la leggo. Capita di rado, non ho bisogno di aprire i suoi libri perché gran parte dei suoi versi li so a memoria, come inseriti nel DNA.»; mentre Gabriella Sica ammette: «Non ho scelto io la poesia La vita … è ricordarsi di un risveglio». Ero rimasta l’ultima a dover ancora scegliere una poesia di Penna. E così mi è toccata la dolce remissione di accettare il cortese invito di John Butcher»…«Pochi poeti hanno poesie tanto belle e tutte belle come Penna, varie nell’uniformità. Una vale l’altra.»….««A quale raccolta appartiene?» ho perfino candidamente chiesto a Butcher, smemorata come sono, il mio solito prezzo da pagare per guadagnare in innocenza, in nuova apertura. Come non avessi mai letto e riletto Penna. Ogni tanto, a distanza di tempo, ciclicamente, mi reincanto. Dimentico, non ricordo più niente di quello che ho fatto o letto così posso prendermi la libertà di reincantarmi, di lasciare agire la memoria come vuole.».

Peccato per qualche circoscritta digressione autobiografica, un po’ troppo personale, che disturba il tono rilassato eppure professionale dei vari interventi. Comunque, come osserva Gabriella Sica in Scrivere in versi (Pratiche Editrice, 1996), «sillaba su sillaba, rima su rima, verso su verso, come mattone su mattone cresce il luogo, la casa che custodisce la fiamma viva della poesia.»; in modo analogo, questa raccolta di saggi contribuisce al restauro e alla conservazione dell’edificio penniano.

Recensione
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