Servizi
Contatti

Eventi


Nel 2007 nella “Collana Nuovi Fermenti/Saggistica” è stata inserita l’opera Parola e travestimento nella poetica teatrale di Edoardo Sanguineti di Mariafrancesca Venturo, autrice laureatasi in Arti e Scienze dello Spettacolo, all’Università La Sapienza di Roma, proprio con una tesi sulla drammaturgia sanguinetiana.

Il volume è stato edito grazie a un contributo erogato dalla Fondazione Marino Piazzolla di Roma e la prefazione, particolarmente dettagliata e di notevole estensione, reca l’autorevole firma di Francesco Muzzioli, il quale si è soffermato sugli aspetti teorici legati alla produzione teatrale di Edoardo Sanguineti, ponendo l’accento su tre punti  (detti “effetti”), così definiti: l’effetto di divisione, l’effetto di manipolazione, l’effetto di negazione.

In fondo al testo, in “Appendice”, viene riportata un’intervista al poeta, curata dalla stessa Mariafrancesca Venturo, risalente al 29 aprile 2003. L’incontro avvenne a Genova. In questa intervista emerge tutta la semplicità del vivere e parlare quotidiano, la dimensione umana del grande poeta (sintomatica la ripetizione frequente del vocabolo “cosa” | “cose” da parte sua, soprattutto a inizio conversazione). Questo “Incontro con Edoardo Sanguineti” consente di entrare nel laboratorio poetico e di scoprirne talune leggi segrete, di insinuarsi in anfratti di solito inaccessibili: «Quando traduco un testo non lo rileggo prima: comincio a tradurre cercando di dimenticare quello che potevo già conoscere. Insomma, non credo di aver mai tradotto un testo che non avessi letto. | Però non è che per tradurre Il cerchio di gesso del Caucaso io mi sia rimesso a rileggerlo prima.»…«se una parola è utilizzata al verso tre e questa ritorna al verso cinquanta io cerco che anche in italiano ci sia la stessa parola»…«Quest’improvvisazione diventa subito, naturalmente, scrittura; c’era un metro, c’era la rima, c’erano tutte queste coazioni che servivano poi molto anche come strumento inventivo»…«non c’è cosa più ripetitiva dell’improvvisazione»…«Se uno deve a un certo punto affrontare un tema all’improvviso, finirà per dire quello che sa e che ha già detto e pensato su quel tema ed è molto raro che inventi.»…«Invece se ho un mese di tempo e devo dire cosa penso dell’Odissea, allora me la rileggo, me la ripenso e a quel punto dirò delle cose che non pensavo prima facilmente, perché non sto improvvisando.».

Nel testo della Venturo seguono una bibliografia ordinata in senso cronologico, alcuni cenni per eventuali successivi approfondimenti e le note biografiche relative all’autrice. È la stessa Mariafrancesca Venturo, a fine volume, a coagulare l’intero percorso in un breve ma puntuale riassunto, a condensare la sperimentazione sanguinetiana legata al teatro in una dimensione ancora aperta e produttiva: «Prosegue ancora l’esperienza teatrale di Edoardo Sanguineti, approfondendo i parametri fin dal principio ricercati. | Destrutturazione, plurilinguismo, montaggio, messa in crisi del sistema comunicativo, accentuazione della sonorità del testo e perdita dello spazio scenografico, massimo straniamento per un massimo coinvolgimento critico, libertà, realismo, antinaturalismo, corporeità sonora, simultaneità, per un teatro vuole essere travestimento, ricerca di una specifica valenza espressiva propria del mezzo teatrale, in grado di conferire alla parola detta, nuove componenti a cominciare dalla sua corporeità. | Per trovare, sperimentando attraverso processi collaborativi, le nuove possibilità del mezzo teatrale.».

L’autrice scinde la trattazione in due parti: la prima denominata “Genesi di un’idea di teatro”, la seconda dal titolo “La poetica del travestimento”.

È lo stesso Sanguineti a riconoscere che «per il teatro è bene scrivere avendo in mente una committenza precisa» (cfr. “Incontro con Edoardo Sanguineti”; non a caso Alessandro Baricco, introducendo al monologo Novecento, ha ammesso: «Ho scritto questo testo per un attore»…«e un regista» precisi).

La saggista si sofferma su opere quali K, Laborintus, Passaggio, Laborintus II, Rap, Traumdeutung,

Storie Naturali, Orlando Furioso, Faust, L’amore delle tre melarance, Sonetto, Macbeth Remix, Sei personaggi.com. Ella sviscera a fondo i rapporti con Eliot, Pound, Kafka, Walter Benjamin, Sigmund Freud, Dalì, De Sade, nonché la rivisitazione della contrapposizione junghiana tra Io e Persona ed emerge il tema della maschera, dello sdoppiamento (consigliabile la lettura di Ars poetica di Franco Ferrucci (il melangolo, 1994) sui problemi di Persona e su “Sei personaggi”; cfr. Sei personaggi.com, di matrice pirandelliana, di Sanguineti, con tutte le interessanti differenze del caso).

Tra i collaboratori del poeta si possono ricordare Berio e Andrea Liberovici, ma anche Ennio Morricone e Aureliano Cattaneo. Ed Enrico Baj per gli elementi scenici. Tra gli attori spicca Vittorio Gassman per la voce fuori campo di Sonetto. Sanguineti di rado fa uso di didascalie. Egli è solito porre particolare attenzione alla punteggiatura e lascia libertà quasi assoluta agli attori. Inoltre, ama mescolare il coro con la platea (intento quasi raffrontabile con la rivoluzione che, nel tempo, ha investito le funzioni del presbiterio; al pubblico, quindi, viene attribuito un ruolo decisamente attivo), per mettere in discussione i tradizionali rapporti intercorrenti con il fruitore dell’opera. Con Edoardo Sanguineti anche il buio diviene protagonista; egli riesce a mediare tra Artaud e Brecht, conseguendo traguardi di originalità insperati. La sua poetica del travestimento nasce da una semplice nozione di fondo, ovvero dalla consapevolezza che il teatro è innanzitutto travestirsi e falsificare. Come osserva la saggista, «Nell’idea di travestimento sanguinetiano è allora insito un accordo che induce chi ne fruisce, lo spettatore, ad accettare che qualcuno possa “stare per qualcun altro”». Tale concetto può venire accostato alla “sospensione dell’incredulità” (coniata da Samuel Taylor Coleridge nel 1817).

Sanguineti rende possibile una riscoperta della natura romanzesca dell’Orlando Furioso, come osserva Mariafrancesca Venturo: «il filo del racconto viene lasciato e recuperato in un’alternanza di piani narrativi in grado di stimolare inesauribili risorse a livello teatrale. Lo spettatore, allora, si trovava ad interagire con uno spazio teatrale in continuo movimento paragonabile alle piazze dove vengono allestite fiere e Luna Park in cui attrazioni di tutti i tipi sono campeggiate in ogni angolo dell’area predisposta.». Venturo si sofferma pure sui punti deboli della relativa trasposizione televisiva, dovuti ai limiti intrinseci al mezzo in questione, ed evidenti nell’accorpamento delle scene simultanee in una sola linea narrativa.

A questo proposito pare utile rammentare come Clemente Mazzotta, nelle sue lezioni accademiche, sostenesse che al successo dei teleromanzi dei nostri giorni possano fare riscontro interessanti ascendenze nell’Orlando Furioso: gli intrecci tra storie di maggiore e di minore rilevanza sono all’origine della suspense, creata interrompendo e riprendendo, al momento giusto, i vari fili della narrazione.

L’autrice ben segue le diramazioni delle varie tendenze e peculiarità all’interno delle varie opere sanguinetiane: «Come accadeva per il Furioso, l’originaria struttura frammentaria e varia, fatta appunto di un continuo lasciar le fila e riprenderle, la struttura del Faust goethiano è in grado di fornire al suo travestitore quella “disposizione al gioco” di cui si accennava.».

I moderni software musicali offrono nuovi stimoli e favoriscono un’efficace spettacolarizzazione del fonema. Mariafrancesca Venturo ci rammenta che Liberovici concepiva un “furto” «in prospettiva di un montaggio, ad opera del compositore-regista, dei materiali poetici proposti dal poeta-drammaturgo-travestitore. La tecnica del montaggio e del “riciclo” di materiale poetico preesistente, è, d’altra parte, tecnica assai praticata nella drammaturgia di fine Novecento».

Il saggio Parola e travestimento nella poetica teatrale di Edoardo Sanguineti risulta di agevole lettura e rappresenta un momento di sintesi imprescindibile per potersi accostare alla produzione teatrale sanguinetiana. Peccato, però, per i refusi sparsi nel testo.

Con Edoardo Sanguineti è protagonista la parola, così sfuggente nel disfacimento del senso, senso dissoltosi nel suo vorace moltiplicarsi in direzioni opposte. La parola, nel suo fondersi con la musica, con il rumore, con le altre parole nella catena parlata (cfr. sandhi), ove i vocaboli non hanno confini ben definiti. Aumenta il divario tra le parole e le cose (come in un quadro di René Magritte). Il linguaggio si azzera e riparte, dopo aver quasi tracciato un Quadrato bianco su fondo bianco, mentre viene a coincidere il nulla con la forma assoluta.

Emerge la nuda parola, vibrante nel travestimento collettivo.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza