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Più forte del destino di Gianluca Ferrara è un raro esempio di romanzo moderno capace di rispecchiare la società del nostro tempo in modo diretto ma senza autocompiacimento per degrado e squallore.

Poco prima degli esami di maturità, il protagonista subisce la perdita improvvisa dei genitori a causa di un incidente automobilistico. Il ragazzo viene accolto in casa della zia e della nonna a Roma, ma la sua crisi persiste. Gli viene regalato un viaggio studio a Londra perché possa distrarsi, per quanto possibile. Egli dice: «La rabbia, sempre più spesso, prendeva il sopravvento e il perdono cristiano insegnatomi dai miei, lasciava spazio all’odio.»

Al rientro dal viaggio dovrà decidere a quale facoltà universitaria iscriversi, ma intanto a Londra cerca di fuggire dalla realtà dolorosa e di riempire il vuoto generato dalla prematura scomparsa dei genitori: «Era trascorsa una settimana da quando ero a Londra. La mia vita sembrava cambiata. Avevo fatto di tutto: per la prima volta avevo fatto l’amore, per la prima volta mi ero innamorato. Avevo preso l’aereo, avevo iniziato a consumare allucinogeni e alcolici, avevo trascorso notti stravaccato su divani di locali affollati e su panchine di strade deserte aspettando il sorgere del sole, avevo compiuto diciotto anni.»

I tentativi di cancellare il dolore si rivelano autodistruttivi e il ragazzo è sempre più confuso e smarrito, come ci racconta: «Senza volerlo mi avvicinai verso la vecchia casa dei miei genitori. Quando vidi al secondo piano il balcone del salotto, il cuore mi si bloccò di colpo. Avevo dato a Cristina il numero di questa casa, non quello di zia!»

Talvolta si accendono lampi di poesia e tenerezza descrittiva, soprattutto in relazione all’amore innato che il ragazzo prova per i cani: «Pensai che non fosse il momento migliore per apprezzare il suo regalo. Mi sbagliavo clamorosamente! Da quella scatola fuoriuscì una minuscola testina di cagnolino. “Pesava” meno di un chilo ed era poco più grande della mia mano. Il suo visino era diviso simmetricamente in una parte nera e una bianca. Gli occhietti erano marroni e vivaci. Sul sedere aveva una chiazza nera, poi era tutto bianchissimo. Fu amore a prima vista.»…«Adesso volevo solo godermi il piccolo che sgambettava comicamente tra le foglie e il sorriso del mio dolce amore.»

Il ragazzo dovrà affrontare un percorso difficile e insidioso, ma alla fine riuscirà a trovare il suo nuovo equilibrio.

Non volendo anticipare il finale, si può comunque osservare che, malgrado tutte le diversità facilmente individuabili, risultano rintracciabili affinità tra questo romanzo e “Chi perdona ha vinto” di Maria Venturi.

Recensione
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