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Viviana Sprio e Fabio Moioli non sono solo gli autori del libro Sì! Lo voglio!, ma anche gli indiscussi protagonisti che, con la loro storia d’amore, riescono a donare qualche attimo di evasione (e di speranza) persino al lettore più scettico. L’opera è stata inserita nella collana “i fiordalisi” dell’editore “I Fiori di campo”, ulteriori dettagli, questi, che paiono coincidere con un disegno invisibile tracciato dal “destino”.

Sì! Lo voglio!, libro «Dedicato all’8 Settembre 2006», si compone di otto parti così intitolate: “Primo Incontro”, “Centomila giorni”, “Cabo Sao Vicente”, “Sì, lo voglio!”, “Chiarori”, “Quasi poeti”, “Le note della follia”, “Dediche”. In copertina troviamo riprodotto un acquerello di Federica Sala, Aria, Acqua, Terra, Fuoco (a richiamare quattro poesie ispirate ai quattro elementi, contenute nel presente tomo), dal quale veniamo subito introdotti in un’atmosfera romantica e passionale. E i riferimenti espliciti alla passione in Sì! Lo voglio! non sono pochi; in “Passione sensuale” leggiamo: «Il tuo respiro | è una scatenata samba, | il tuo sguardo | un passo di salsa, | e stringerti forte | semplicemente oltre | l’unirsi di cielo ed acqua.»; e in “Ogni singolo istante”: «Come può un singolo istante | esser pregno | di tanta passione… | Eppur io lo vivo, | sperimento, | riscopro e riaccendo, | ogni intenso momento | in cui penso | a te… || ovvero sempre.».

Dalle conclusive “Note biografiche” congiunte dei due autori, contenenti rapidi e divertenti aneddoti legati a questa storia d’amore, con brio narrativo veniamo informati del fatto che l’«8 Settembre 2006, in occasione del matrimonio viene distribuita la prima tiratura di 500 copie del libro “Sì, lo voglio!”, destinato a modificare la concezione classica dell’utilizzo di carta per il riscaldamento domestico.»!

Se il testo della poesia “La poesia del timido innamorato” è il seguente: «… … | … ||…», occorre notare come i due autori di Sì! Lo voglio!, invece, abbiano il coraggio di esternare il dirompente sentimento che li travolge e unisce. Ma non si deve pensare che vi sia una sorta di introversione da parte degli autori, di fuga dal mondo, per trovare un conveniente rifugio all’interno della coppia. Anzi, si delinea proprio l’atteggiamento diametralmente opposto. Forti del loro amore, Viviana Sprio e Fabio Moioli con sensibilità si accostano a tutte le realtà più deboli e marginali, non restando indifferenti dinanzi alle ingiustizie («Ci sono persone severe | senza nessun valore.», nella lirica “Un insieme di atomi”); riflettono, anzitempo, su quale possa essere la loro vecchiaia, recuperando intanto ricordi dell’infanzia e della famiglia d’origine. Anche l’amicizia occupa un posto rilevante in questi versi.

Si nota una certa tendenza ad annotare aspetti contrastivi («Sentii il tuo sguardo | sfiorare il mio volto, | la pelle scottava, | ed era d’inverno.», nel “Primo incontro”; «verso lo schermo tinto d’azzurro, | a metà fra Windows | ed un cielo limpido | di blu profondo»… «il video è tutto nero | morto.», in “Seduto”) e una predisposizione alla rima diffusa.

Di alcune poesie è facile capire chi sia l’autore, grazie a un rapido confronto con le note biografiche conclusive. Per altre, invece, può sorgere qualche dubbio, anche se gli stili di Viviana Sprio e di Fabio Moioli paiono comunque sostanzialmente diversificati.

Tra i variegati versi possiamo trovare pizza e nutella, una poesia incompiuta, una vecchia e saggia tartaruga, “La città delle macchine”, però «Non le macchine intelligenti | delle tre leggi di Asimov, | ma semplici scatole di metallo, con ruote».

Un posto speciale occupano le bugie poetiche. Con l’opportuna premessa: «Cosa puoi chiamare oggi “bugia” | quando credi alle previsioni del tempo, | alla statistica ad uso scorretto, | al diplomatico di un governo | o a un ufficiale poco sveglio.»… «E intanto paghi il pubblicitario, | e la sua sofisticata arte, | che mezze bugie dissemina | mentre per verità piena te le vende.»… Non resta che concludere con questi espliciti versi: «E lasci smarrire, sempre più, la poesia, | dolce inganno della nostra mente, | che usa piccole, sfumate bugie, | spiritose invenzioni, per dire grandi, | per chi le vede, persino abbaglianti, verità | senza malvagi intenti e senza negativi effetti, | solo in cerca del lato poetico, | anche se fosse irreale, della nostra vita.» (in “Cosa puoi chiamare oggi “bugia””).

Recensione
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