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Nel mese di febbraio di quest’anno, per i tipi delle Wip Edizioni, è uscito un interessante volumetto dal titolo Simone Weil – il dominio della Forza e la Libertà. Ne è autrice la professoressa Antonietta Benagiano, la quale dirige la Collana di Saggi Pocket “I bibliotecabili”, in cui è stata inserita l’opera che andiamo esaminando.

Ancor prima che questo libro fosse edito, nel mese di gennaio, un lettore illustre ne dava un giudizio positivo: si tratta di Giorgio Bárberi Squarotti. L’insigne poeta e critico, in una lettera all’autrice, così si è espresso: «Il Suo studio dedicato a Simone Weil è molto vivo e suasivo, scritto, com’è, con tanta passione e tanta dottrina. || Moltissimo ho imparato. Più in là non posso andare, perché non sono né francesista, né teologo. || Ma ho letto l’opera di Simone Weil e ogni tanto la riprendo e me ne nutro. Con il Suo aiuto ora capisco di più».

Questo saggio è uscito per celebrare il centenario della nascita di Simone Weil. L’autrice, nella stesura dell’opera, ha pensato soprattutto ai giovani lettori. Il linguaggio è semplice e immediato, dato il chiaro intento divulgativo. Ma il tono è fresco e appassionato. La bibliografia e le note sono dosate, in modo da non appesantire la lettura.

Antonietta Benagiano subito, nella Premessa, si domanda se la protagonista del suo studio potrebbe ritenere “abitabile” il nostro tempo. Nella presunta libertà più sfrenata, la nostra epoca vede, in realtà, l’individuo disperdersi nella massa anonima ancor più che in passato.

L’autrice si sofferma sulla “inabitabilità”, in certa misura, propria di ogni luogo e di ogni periodo storico, ma negli ultimi decenni tale tendenza è andata sempre più accentuandosi, senza lasciare vie di fuga. Le punte più originali non hanno possibilità di esprimersi, nell’appiattimento generale, dominato dalla legge della domanda e dell’offerta, che ha investito anche il mondo della cultura.

Purtroppo le parole di Adolf Loos non valgono per i nostri tempi: «Persone completamente prive di scrupoli hanno cercato di rovinarci quest’epoca: ogni momento dovevamo guardare indietro, e ogni volta prendere un’altra epoca ad esempio. Ora, come un incubo, tutto questo si è allontanato da me. Certamente la nostra epoca è così bella, così bella che non vorrei vivere in nessun altro mondo».

Al giorno d’oggi, invece, quasi nessuno si preoccupa più di guardare indietro per un costruttivo, e istruttivo, confronto. Lo spirito critico si è quasi spento. E purtroppo, in questo avvilente panorama culturale, anche Simone Weil non ha ottenuto tutti quei i riconoscimenti, e quella considerazione, che le sarebbero spettati. Tale lacuna non si registra soltanto in Italia, comunque.

Tra le pagine di Simone Weil – il dominio della Forza e la Libertà, sui vari nodi tematici proposti all’interno del percorso prescelto, si susseguono riflessioni e ricostruzioni volte a dimostrare la persistenza di taluni pregiudizi, la cui vacuità dovrebbe essere palese.

Antonietta Benagiano, sin dalle prime pagine, affronta un argomento molto interessante ma cupo, rendendolo comunque avvincente: «Anche il ‘dove’ e ‘come’ si muore sembra talora simbolico a comprendere il senso che l’essere umano ha dato alla propria vita, e per Simone Weil la corrispondenza è stata tale da fare quasi escludere una fine diversa da quella che ella stessa volle per sé».

Ma le scelte più coraggiose si scontrano, inevitabilmente, con la mentalità comune: «L’uomo che si lascia totalmente prendere dalla sua scienza non può comprendere, ecco perché nel certificato ufficiale di morte il Coroner scrive che la Professoressa francese era morta per “cedimento cardiaco dovuto a indebolimento del miocardio, a sua volta causato dalle privazioni e dalla tubercolosi polmonare”, e individua in una “situazione di turbamento mentale” il rifiuto della Weil ad alimentarsi. | Le anime pure che fanno scelte al di fuori di quella che viene considerata ‘norma’, rientrante quindi tutta nei parametri terreni, quanti si sono volti alla spiritualità, vengono generalmente considerati affetti da ‘turbamenti mentali’, anche da coloro che dovrebbero maggiormente comprenderli».

Poiché «è arduo seguire la via “stretta” indicata da Cristo, soffrire la ricerca della Verità per pervenire a un mondo “abitabile”», si sente l’esigenza di un’opera come questa, di Antonietta Benagiano. Anzi, rimane auspicabile qualche ulteriore approfondimento sulla figura e il pensiero di Simone Weil, in futuri libri, da parte della medesima autrice.
Recensione
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