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Con la silloge poetica Uno spazio per sognare Luciana Chittero Villani regala al lettore non solo un’occasione per evadere nella dimensione onirica, ma anche talvolta lo stimolo per riflettere su temi e problemi che investono la società contemporanea (per esempio, i «Fiori d’acciaio e cristallo» che «esplodono come un vulcano | di fuoco e di polvere» sono le “Torri gemelle”, per le quali «L’ardire dell’uomo | ha sfidato il cielo | ha osato piegare l’acciaio | per costruire due torri, | simbolo della sua potenza.»). Prevale, comunque, l’aspetto descrittivo e naturalistico.

La copertina contribuisce a creare sin da subito un’atmosfera gradevole, con la riproduzione di un acquerello di Maria Gabriella Villani dal titolo Al chiaro di luna, cui fanno eco alcuni versi impressi sull’aletta posteriore, vergati dall’autrice in dialetto vicentino: «In t’el sogno i gatei | I vola anca sensa ale | sora un rajo de luna | pa sercare in t’el sielo | dova nasse la Luse.». Questi versi (e l’immagine in copertina) presentano talune affinità con una lapide del “Giardino dei Ricordi” di Cassacco (Udine), ove si ricorda l’anima di un gatto che, se avesse avuto le ali, sarebbe stato angelo per volare libero e in alto, e non semplice volatile.

La raccolta si articola in due parti: la prima è dedicata a poesie scritte in italiano, la seconda a liriche in dialetto vicentino (sezione che risulta introdotta da un olio su tela, dipinto dalla stessa Luciana Chittero e dal titolo Neve a Vicenza, omaggio a GIorgio Vezzaro). Le liriche occupano un arco di tempo non breve della produzione della poetessa, in quanto alcune sono datate 2006, 1996, 1992.

L’autrice, figlia di madre sarda e di padre friulano, pur avendo parlato in famiglia, per quieto vivere, sempre in italiano, ha voluto rendere omaggio a Vicenza, città che la ospita sin da quando era una ragazzina, cercando di captarne il genius loci. Malgrado l’umiltà della poetessa, i risultati poetici appaiono confortanti anche in un dialetto estraneo al suo patrimonio genetico. Un’innata predisposizione all’ascolto le ha consentito di assimilare con efficacia la lezione impartita dal parlato quotidiano di chi la circonda permettendole, in un secondo momento, di catturare con freschezza ed efficacia le immagini da lei concepite. Nella poesia “Mi e ‘l dialeto” viene riassunto, con tono spiritoso e lieto, il suo rapporto con il dialetto vicentino: «Mi scrivare in dialeto visentin! | Par cossa? Par come? | son nata in te na fameja | dove me mama, | par dire ‘casa’, disea domu | E me popà disea cjàse. | Me nona Giuditta, | mare de me pare, | me ciamava frutate, | me nona Lucrezia | mare de me mare, | me ciamava pipìa. | Par non farli barufar | mi go imparà | parlar solo italjan»… «Quando son rivà a Vicenza»… «Solo la Basilica | par farse notar | ga la carena verde, | ben evidenzià. | La zente gera zentile e generosa»… «mi capivo tuto, | sensa tradussion».

La libertà, soprattutto nelle poesie in lingua, rimane centrale per Luciana Chittero Villani e, come annota Italo Francesco Baldo nella sua “Introduzione”, assume significati precisi, rinviando alla fede cristiana e a Kant: «nella ricerca che ogni uomo compie di se stesso, sempre incontra la libertà»… «Sì, per sognare, perché solo se l’uomo è capace di sognare, ovvero di ideare, allora egli riesce a trovare se stesso e la capacità di sapere»… «il sogno si fa vita, la libertà non mero desiderio del momento, ma dovere»; il mistero, «lo viviamo anche quando sogniamo».

La natura occupa sempre un posto di primo piano, con lo scorrere incessante delle stagioni e gli eventi umani che l’accompagnano. Troviamo due “Cantori della montagna” che intessono un serrato dialogo tra i versi: sono “Segantini–Nietzsche”, ovvero “L’artista” e “Lo scalatore”. Vi è pure una poesia interamente dedicata “Alla montagna” (con riferimento a “tormento ed estasi”, rammentandoci il film interpretato da Charlton Heston che ha ispirato, oltre che invaso l’immaginario collettivo, molti poeti e saggisti, incluso Roberto Pasanisi): «Lusinghiera | come il sorriso di una ragazza a primavera | Mi attiri a te, alla tua vetta»… «Sarà l’estasi | l’estasi di un minuto. | Poi… comincerò la discesa | e tu… sarai ancora | mia madre, mia amante, mia matrigna.».

Di segmento in segmento si susseguono i ricordi familiari, emergono le figure del padre, dei nonni, la guerra. In “Andando a Grado” notiamo come passato e presente si possano compenetrare per mezzo del substrato immaginativo: «Dall’isola d’oro ora giunge | il verso di aironi e gabbiani | sospesi sull’immota laguna. | Si spezza il flashback del ricordo. | Contemplo i frammenti di sole | intrecciare ghirlande di luce». In Uno spazio per sognare e per non dimenticare. O meglio, per non dimenticarsi.

Recensione
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