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Vertigine d'astri. Versi liberi tra gli spazi architettonici di Santiago Calatrava

Sono state necessarie molteplici contaminazioni e convergenze tra Poesia, Architettura e Fotografia, e particolari interazioni sinergiche tra parola e immagine, affinché l’opera Vertigine d’astri – Versi liberi tra gli spazi architettonici di Santiago Calatrava, di Francesco Dario Rossi, tradotta in inglese e spagnolo, prendesse corpo in questa autopubblicazione molto raffinata e ricca di visioni e suggestioni.

Come osserva il curatore e prefatore dell’elegante volume, Andrea Lavaggi, nella sua approfondita introduzione: «La visione delle sorprendenti strutture di Santiago Calatrava – ponti, stazioni, auditorium, musei, gallerie pedonali, torri, edifici abitativi – evoca nel poeta immagini e pensieri che, svincolati dai limiti della realtà del mondo artificiale, volano in alto, trasfigurati, verso spazi soprannaturali, sovrumani; la mente è rapita da questa improvvisa sensazione di infinito». Infatti, tra i tanti scenari descritti da queste poesie, «La mente si eleva / assorbita dal cielo», perché una «Immensa arpa rotante / col pilone ricurvo / va a cercare l’azzurro». E talvolta possono comparire «Ali bianche volanti / tese a schiarire la notte».

Con Francesco Dario Rossi, l’osservatore, il visitatore e il lettore, mentre una «Fluorescenza li avvolge / in un sogno di pace», possono affermare che: «Lo sguardo spazia lontano / e ti senti fibra che vibra» e «allagato di luce».

Stupefacenti dettagli e visioni d’insieme catturano l’attenzione, mentre l’anima viene invasa da intensa emozione per scenari di rara bellezza ancora possibili anche grazie a certa architettura contemporanea, malgrado i tanti pregiudizi diffusi: «Una sola campata - / sul Canal Grande / freccia azzurra ricurva // Pavimento di vetro / riflette il colore del cielo». E tale bellezza non può lasciare indifferente il poeta, che dimostra gratitudine per gli spettacoli che arte e natura possono ancora offrire in dono allo spettatore sensibile.

Anche l’architettura respira, ha un suo battito, un suo ritmo. In modo non molto diverso dalla musica e dalla poesia. Infatti, come sostiene Arthur Schopenhauer, «L’architettura è una musica congelata».

«Acciaio e vetro intrecciati / ondeggiano / a sinusoide». Ogni costruzione vive e continuamente si modifica, seppure a un livello impercettibile per l’osservatore. Non è possibile l’assenza di movimento: «Grande dorso / si torce / con gesto d’atleta / verso il cielo / di Malmö. // Nove cubi respirano / da finestre in cristallo / e ruotan leggeri / sull’asse centrale // Profilo di Atlante / che sorregge la Terra».

In queste pagine la punteggiatura è di solito del tutto assente o, in qualche raro caso, appena accennata, lasciando in tal modo fluire liberamente il dialogo tra i segmenti (e frammenti) di versi e le immagini proposte: «Le ali si chiudono / sul far della sera, / se soffia il vento, / se nevica o piove // Nell’azzurro del cielo / scherma i raggi del sole / protegge le sale / di quadri e sculture».

Vertigine d’astri è anche uno «Scheletro di dinosauro disteso / con punte di vertebre tese», e allora pare quasi quelle vertebre possano assumere la forma di un flauto per diffondere note segrete. «La mente si eleva in concerto» e «Protetto da vele / bianco corpo pulsante / pare che dorma / nel nido di note», mentre «Pilone bianco / e silhouette arcuata / ballano il tango / sull’acqua del fiume // Se passano navi / il ponte si gira / e la coppia si volta – / la donna si esalta / nel passo di danza».

Come afferma Martin Heidegger, «L’uomo abita da poeta». Noi attraversiamo gli spazi, ma anche gli spazi attraversano noi. Vi è un’intima comunicazione. Interno ed esterno si integrano e compenetrano: «Dita di mani intrecciate / filtrano luce all’interno».

Il felice connubio tra lo stile organico di Santiago Calatrava e i versi nitidi di Francesco Dario Rossi consente di convogliare molteplici valenze semantiche in pagine di agile fruizione.

Se Una «Ragnatela di cavi / dal pilone inclinato / sospendono il ponte», allora «pensi alla vita dell’uomo / sospesa a fili volanti / dalle Parche protesi».

Recensione
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