Servizi
Contatti

Eventi


L'addio a Renato Perazzolli

Mattarello: Reduce di Russia, morto a 90 anni nel giorno di Natale

Alpini: Omaggio al capitano Renato Perazzolli

È morto il giorno di Natale, al'età di novant'anni, Renato Perazzolli, fratello di Enrica, già consigliera provinciale, nonché suocero di Mauro Leveghi, già consigliere e presidente del Consiglio regionale. Gerente degli spacci comunali nell'immediato dopoguerra, poi funzionario del Sait sino al pensionamento, Renato Perazzolli è ricordato come un uomo di fede robusta, generoso, sempre disposto ad una parola e ad atto buono per tutti. E poi come alpino, come alpino reduce dalla Campagna di Russia. E proprio su quella tragica pagina di storia che vide protagonisti uomini fedeli e valorosi, capaci di sopportare per il freddo atroci sofferenze, dotati di equipaggiamenti, armi e mezzi di trasporto insufficienti ed inidonei, ha lasciato una significativa testimonianza in forma diaristica pubblicata su «Mattarello Valsorda Notizie» nel dicembre 2008.

Aveva appena compiuto vent'anni e frequentava Ingegneria a Milano quando il 10 giugno 1940 l'Italia dichiarò guerra a Francia e Inghilterra. Vuoi per spirito d'avventura, vuoi per la propaganda martellante all'interno delle Università, all'insaputa di tutti, decise di arruolarsi e nel febbraio 1941 gli fu recapitata la cartolina: intruppato fra gli alpini, si presentò a Belluno dove trovò altri universitari provenienti da tutta l'Italia, quasi tutti come lui poco interessati allo studio. Continuò la ferma ad Aosta, ad Agordo e alla scuola Allievi ufficiali di Avellino, poi, col grado di sottotenente, fu inquadrato nel Battaglione Mondovì del 1° Reggimento Alpini della Cuneense, che fra il 1942 e il '43 fu mobilitata per la Campagna di Russia.

Perazzolli era l'ufficiale più giovane e quello che, a detta dei superiori, mostrava una totale inettitudine al comando. Era vero – ha scritto – ma tale circostanza gli salvò la vita. Gli affidarono un sergente maggiore, ottanta conducenti e ottanta muli, con l'impegno di dedicare loro la massima attenzione. Partiti da Mondovì il 31 luglio 1942, nel marzo 1943 li riportò tutti a casa incolumi.

Queste le sue riflessioni: «Durante la campagna ho rimediato solo una banale scottatura perché da incosciente mi misi ad armeggiare con un fusto di benzina incendiato. Ho compiuto un'altra leggerezza: volli portare di nascosto in Italia uno dei figli della famiglia che mi aveva ospitato ad Aidar, un giovane disertore e come tale ricercato. Vestito da alpino, marciò con noi senza problemi fino alla tradotta ma non salutò, un superiore e fu scoperto. Di lui non seppi più nulla. Ringrazio Dio di non aver mai sparato un colpo contro nessuno e di essere fra quelli che sono ritornati a "baita". Ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di riconsegnare alle famiglie sani e salvi tutti gli alpini e alle scuderie tutti i muli. Ringrazio la buona sorte di avermi fatto conoscere poco gli orrori della guerra e di non avermi dotato di attitudine al comando. Rivolgo un pensiero riconoscente alle mamme e alle donne russe che nel nostro penare, sebbene "taliànski" invasori, vedevano i patimenti dei loro figli e mariti al fronte: esaudivano le nostre preghiere per un tozzo di pane e un po' di latte e si accontentavano di un semplice grazie, sussurrato da noi senza voce ma con il cuore».

Ma.Bri.
l'Adige, dicembre 2010

Sei partito per andare da coloro che, nei meandri del cielo, ti hanno preceduto. In questi lunghi anni hanno aspettato colui che, nella lontana Russia, sentivano amico più che comandante, perché si sentivano amati e protetti, perché per i tuoi soldati eri un fratello che viveva lontano da casa, in mezzo al freddo e al gelo della steppa: con te vivevano quella inutile guerra voluta dall'ambizione dei potenti. Li hai amati tutti, i tuoi soldati. Lo si capiva da come ne parlavi, da come, nella grande ritirata e facendoti un varco nella sacca, li hai spronati a seguirti. Lo hai raccontato quella sera di tanti anni fa all'oratorio del paese, nel modo semplice che ti era consueto e, mentre noi ascoltavamo le tue parole, sembrava di vedere quella marcia di soldati laceri e feriti, scoprire il loro comandante che cercava di metterli in salvo. Grazie "Capitano Renato", grazie per aver salvato dalla Siberia tante vite umane! Mi piace pensare che sei in cielo circondato dai tuoi soldati, e sono loro, ora, a consolare la tua malinconia per esserti allontanato in silenzio dai tuoi cari.

Olga Tamanini, Mattarello

Con un paio di colpi di pennello, è riuscita a farci sentire il freddo, il dolore, la tristezza, la fatica, la meraviglia di un autentico miracolo, il sapore dei ricordi. E ha fatto conoscere e amare chi resterà comandante in cielo e in terra.

Trentino, 25 febbraio 2011


Materiale
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza