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Vi presento questa silloge attraverso i pensieri da essa suscitati in me come «pensieri di lettura». E queste mie considerazioni vorrei esprimervele, condividere con Voi che naturalmente non deve coincidere con le Vostre opinioni. Se per caso corrisponde al Vs. punto di vista, è una mia personale soddisfazione: che bello, ci sono anche altre persone che pensano nello stesso modo... Una cosa è certa ed è molto importante: che cosa ci trasmette o può trasmetterci un'opera letteraria, che pensieri può suscitare in uno di noi lettori. È fondamentale: darci qualcosa, dirci qualcosa! E la sostanza, la profondità del messaggio di un autore dipende da tanti fattori: dalla cultura, dalla sensibilità spirituale, dall'esigenza culturale e spirituale di ogni individuo da entrambi i due lati: sia dell'Autore che del Lettore...Ecco allora i miei pensieri di lettura: Sfogliando le pagine di questa silloge mi si è formulata questa domanda: Quante volte abbiamo sentito chiedere «che cos'è la poesia»? Tante. E pure tante volte anche la risposta e nei modi più diversi da poeti, filosofi, teorici letterari e così via. Una risposta più concisa e semplice è: la poesia è una scrittura in versi. Poi possiamo allargare questa defìnizione: l'arte di esprimere intuizioni e sentimenti attraverso la creazione di immagini capaci di commuovere, in particolare, espressione di un alto contenuto di idee e di sentimenti in una forma letteraria scritta in un ritmo determinato, secondo regole metriche. Eppure è l'arte di visionare, di contemplare, fantasticare, rappresentare immagini, intuizioni, sentimenti, vari stati d'animo. La poesia è nient'altro che fantasma, sogno, lirica visione che nasce dalla storia. Non dalla storia presa nella sua esistenza obbiettiva, come qualche cosa che è lì, di fronte al poeta e con la quale egli deve fare i conti, ma dalla storia che si è incarnata, si è contratta in lui, e in cui consiste e di cui irrequietamente si fa tutto il suo spirito. Poiché non c'è mai un fantasticare poetico che non si richiami a uno stato d'animo, e chi dice stato d'animo dice una situazione storica volta per volta ben definita, nel sogno più aureo dunque circolerà sempre tutta l'esperienza umana, reale, concreta, l'intelligenza di un artista. Così si può dire che l'artista, generando la sua poesia, genera al tempo stesso tutta la storia del mondo, osservandolo e giudicandolo, da cui pur quella poesia nasce la quale è soggetta alle leggi del ritmo, dell'armonia realizzandosi in versi: il linguaggio inoltre anche della passione. La poesia ama trasfigurare il pensiero in figure, in immagini e tende all'espressione ritmica e melodica presentando caratteri di particolare intimità con implicazioni emotive, anche forti. Le emozioni che si esprimono nelle poesie sono piuttosto i dolori, le sofferenze, le angosce, l'infelicità, le indignazioni stimolano di più la creatività poetica.

La poesia è anche un grande tormento individuale che lo spirito dell'autore vive. Anche dietro l'amore, l'unico sentimento che è motore dell'uomo, si nasconde, oltre la gioiosa passione, la sofferenza poi la delusione. Poi ecco altri elementi di cui la poesia si nutre: indignazione sociale, nostalgia, solitudine, spiritualità, miti, ideali, la ricerca del senso della vita, dell'esistere, della morte, della Verità e potremo elencare all'infinito. Un poeta è anche filosofo che astrae la realtà e penetra nella sfera irreale, eterea-cosmica che scava e vola nelle infinite e profonde dimensioni spiritual-fìlosofìche...

Tutte queste peculiarità che sono indispensabili fonti d'ispirazione per la poesia sono ingrendienti di questo diario spirituale poetico. Come Tommaso Romano dice di questo volume: è «una sorta di cosmogonia carezzata nella purezza della Parola che ricerca l'essenza della Verità citando Mazzamuto: "è tutta attraversata da un palese articolata sofferenza, che rimanda alla condizione di tutto l'uomo contemporaneo", è ricco di una consuetudine matura con la classicità, espressa mirabilmente anche nelle traduzioni dal greco presenti nel Corpus della raccolta, questa silloge pregna di valori e di senso, evoca e manifesta con discrezione il ciclo di un personalissimo "itinerarium mentis in Deum"».

Questa raccolta è una vera arte poetica odierna: la forma aurorale dello spirito della Poetessa, è tutto un filosofare nei suoi diversi pensieri e sentimenti, «e tanto d'uno in altro vaneggia – per dirla proprio come il grande Dante –, che gli occhi per vaghezza ricopersi e il pensamento in sogno trasmutai».

È una testimonianza letteraria e spirituale-fìlosofica di un pensiero, di una trascendenza nata nell'organico rapporto con le strutture sociali, mentali, con la sensibilità, le curiosità, i bisogni ed i quesiti del nostro secolo, della nostra tormentata società multietnica e multisolitaria in cui quasi non c'è rapporto tra generazioni, ove la cultura comune è la televisione e la solitudine esiste nelle famiglie stesse tra i familiari.

La composizione del volume si articola in tre parti: «Saepes, Per aspera et devia [Recinti, Per vie aspre e non calcate]. Paradigmi». La prima sezione comprende le liriche più recenti dell'Autrice, la seconda sezione raccoglie le liriche scritte tra gli anni '76-'79, mentre nell'ultima si trovano otto liriche ispirate dalla lettura di frammenti dei lirici greci, del secondo libro dell'«Eneide» di Virgilio e la traduzione in versi liberi dell'intera «Olimpica 1°» di Pindaro.

La silloge si apre con la lirica emblematica dal titolo «Nuovo dualismo» in cui consapevolmente stanno insieme gli esiti filosofìco-letterari che serpeggiano ogni riga dell'intera silloge come: la «realtà dell'essere» e «l'immaginazione»; la «folgorazione», 1'«estraneità» e la «coesistenza»; 1'«appartenenza consapevole» e «non essere dell'essere», 1'«assurdo incommensurabile» e «l'infinito nel finito». Qui troviamo un itinerario esistenzialistico-evangelico nonché dantesco che nient'altro è che il viaggio dell'essere umano dentro la storia e dentro la natura tra realtà e simboli religiosi-fìlosofìci. Che si tratti di un viaggio dell'anima umano, dell'essere umano sofferente si intuisce già anche dal titolo: «Radere litora» [Costeggiare rive].

Amalia De Luca scrive da sempre: lo fa da quando bambina indirizzava lunghe lettere a suo padre che era militare durante la seconda guerra mondiale o in varie occasioni della sua vita. Scriveva preghiere in versi per il ritorno del padre sano e salvo dalla guerra. Poi coll' arrivo del primo amore scriveva versi e lettere segrete mai spedite, l'ultima pagina dei testi di diritto contenevano dei versi che raccontavano la sua tristezza per l'isolamento a cui la sua condizione di giovanissima moglie e madre la costringeva. L'Autrice così ricorda: «...mia figlia Maddalena visse gran parte del suo primo anno di vita al seminario di diritto romano presso la facoltà di giurisprudenza a Palermo dove preparavo la mia tesi di laurea... Quando, infine, studiando lettere, dopo la nascita dei miei tre figli, potei dedicarmi alla lettura degli amati autori, mi parve di avere ritrovato la strada maestra. Fu in quel periodo che ho cominciato la traduzione dei lirici greci tentandone una riduzione in versi in lingua italiana, esercizio che continuo ancora con grande umiltà e rispetto».

«L'insegnamento di letteratura italiana presso il liceo che ho diretto per ventidue anni, mi aiutò a comprendere tutta la mia inadeguatezza tecnica e stilistica. Il confronto con i miei studenti mi l'occasione per l'inizio del viaggio attraverso il pensiero critico. Furono lunghi anni di lavoro appassionato che io giustificavo con la necessità di crescita culturale finalizzata all'insegnamento. Nel frattempo continuavo a scrivere versi... col piacere un po' voluttuoso della trasgressione; forse per questo motivo i miei scritti sono rimasti in un cassetto. Ora che dispongo del mio tempo, dopo aver lasciato il servizio di dirigente della Pubblica Istruzione presso la Provincia Regionale di Palermo, ho rivisitato i miei vecchi quaderni (di cui ho salvato una piccola parte) e ho continuato a scrivere con una nuova consapevolezza di me e dei miei bisogni

Recensione
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