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Stile e linguaggio di Claudia Manuela Turco

Claudia Manuela Turco vive ed opera ad Udine. Ha pubblicato, tra l’altro, Frecce di luce (2003), Il giardino dei coralli (2004), L’età dell’oro e della ruggine (2005). Il suo nuovo saggio, che qui presentiamo, è intitolato Ilbacodaseta – NellaragnateladiDomenicoCara, Edizioni del Punto più Alto, Milano 2006, pp. 132. Sulla sua poetica e saggistica sono state scritte e pubblicate tre monografie da parte di Massimo Pamio (1987), Gaetano delli Santi (1992) e Franca Alaimo (2003).

L’esegesi ermeneutica della Turco si è imposta alla nostra attenzione per l’economia del linguaggio figurativo, le metafore, le metamorfosi, gli aforismi, l’idea del labirinto, la semantica modernista ed essenziale. Ecco cosa ci scrive la nostra corrispondente da Udine: “Appartengo a una generazione di giovani scrittori che fa di tutto pur di pubblicare e apparire. Io, però, non riesco a integrarmi tra loro. Continuo la mia ricerca in completa solitudine e traccio percorsi controproducenti nella logica di mercato”. Quest’autopresentazione definisce e scandisce l’autonomia ontologica e razionale di Claudia Manuela Turco, “un giovane autore che aspira a emergere dalla massa ma restando se stesso”. Nella esauriente ed essenziale Prefazione di Sandro Gros-Pietro leggiamo: “La metafora del baco è utile a Claudia Manuela Turco per ricavarci il titolo del suo saggio su Domenico Cara, il poeta e lo scrittore studioso delle poetiche e del linguaggio, nonché dell’arte figurativa e dei suoi linguaggi e forme espressive, fondatore del prestigioso marchio editoriale dalla sigla ufficiale, Laboratorio delle Arti, in Milano, una delle capitali europee della cultura.”

Il presente saggio, Ilbacodaseta, si divide in tre capitoli bene ideati, bene organizzati e bene stilati, nei quali abbondano le numerose citazioni dai testi cariani: 1) “Ilbacodaseta continua a scrivere”; 2) “Le metamorfosi del labirinto sulle rapide del tempo”; 3) “La società contemporanea: sesquiplebe di cadaveri molto squisiti”. Seguono infine l’elenco delle opere di Domenico Cara, la bibliografia monografica e una nota biografica della Turco.

Premettendo che non è facile impresa recensire un saggio esegetico di questo genere, cioè fare la critica della critica, ci teniamo a sottolineare che la Turco ha raggiunto lo scopo che, secondo noi, si è prefissa: cioè, quello di attenersi all’ermeneutica semantica che fa sfociare la razionalità nel relativismo, l’epopea nel frammento, la vita quotidiana negli aforismi, il mistero dell’inconscio nella purificazione linguistica di una realtà letteraria e poetica che si evolve ed assume caratteri modernistici.

In quest’ottica precaria e transeunte, il labirinto diventa la prigione della solitudine, il carcere di chi scopre di essere diverso dagli altri non solo per la carica di scibile e di cultura, ma anche per la ricerca di forme essenziali del linguaggio nelle quali la parola riacquista il suo vero significato nella sua connotazione etimologica. E qui sta il grande merito della Turco: la capacità e il coraggio di dire la verità senza sotterfugi e di sostenerla con una solida cultura, con gli afflati emotivi della libertà di scelta e di autonomia estetica.

Il tessuto linguistico di Claudia Manuela Turco, sostenuto e avvalorato da una preziosa cultura, apparentemente franto ed incisivo, contiene potere simbolico e metaforico che solo l’attento lettore può ricondurre a sintesi poetica e verbale. La diversità e la variabilità della cifra semantica incide sull’etica sociologica e riesce ad interpretare bene testi poetici e letterari, a volte indecifrabili, aforistici e frammentari. Inoltre, la Turco ha una vasta conoscenza della pittura, della critica artistica e della letteratura italiana e straniera. Menzioniamo solo alcuni nomi per gli addetti alla cultura: Ungaretti, Montale, Alvaro, Pound, Whitman, Blake, Pasolini, Rimbaud, D’Annunzio, Italo Calvino, Alfieri, Doré, Moreau, Klimt, Mahler, Picasso, Van Gogh, Morandi, Gaudì, Magritte, Jarry, Seurat, Balla, Duchamp, Chagall, Boccioni, Dada, Saussure, Klee… Se “la parola può venire letta come un’opera pittorica”…, “la lingua scritta non riesce a stare al passo della lingua parlata”, che è in continua evoluzione e sviluppo innovativo. “Ogni aforisma è un testo completo e autonomo”.

Domenico Cara, secondo la Turco, è riuscito a cogliere le potenzialità delle pause e l’espressività del silenzio, il vigore linguistico delle parole non dette. Lo stesso fenomeno stilistico avviene nella stesura saggistica della Turco per la quale la metafora è un’immagine assoluta, il linguaggio è carico di simbolismi, la metamorfosi del labirinto contiene l’esistenza degli eletti, diviene la ricerca della propria identità, la favola degli enigmi del nostro destino di poeti e di scrittori. “Uno scrittore non si deve mai spaventare di dire troppo né di non essere inteso” (Corrado Alvaro).

Questo saggio di Claudia Manuela Turco, Ilbacodaseta, attesta e testimonia un’esperienza viva e dinamica della cultura che altri giovani poeti e scrittori dovrebbero emulare. “La sensibilità barocca”… “prestava particolare attenzione al relativismo prospettico” e alla “precaria apparenza delle cose”, che immancabilmente conduceva alla distruzione delle tradizionali certezze. Il recupero di tali verità si rinviene appunto nella produzione letteraria e poetica di Domenico Cara, nato a Grotteria (Reggio Calabria), ma vissuto a Milano dal 1952.

Recensione
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