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Un'esemplare biografia di santa

Finalmente una biografia di santo con tutti i requisiti desiderabili per quanti – non necessariamente credenti – sono convinti, come è giusto, che la santità è prima di tutto esercizio quotidiano ed esemplare delle doti e delle virtù umane sulle quali la grazia che viene dall'alto costruisce le meraviglie del soprannaturale. Un sovrannaturale che nei santi si rende percepibile e gustabile grazie a quel qualcosa di straordinario con il quale hanno affrontato l'ordinario che spetta quotidianamente a tutti.

Antonio Chiades, giornalista professionista trevigiano, di matrice cattolica nel senso postconciliare del termine ha fatto un grosso regalo a tutti con la sua Suor Bertilla e l'editrice Morcelliana non deve aver trovato difficoltà a spalancare le porte ad uno studio tanto serio e critico quanto allettante per una lettura e per un accostamento a quella Santa Bertilla Boscardin di Brendola che continua a stupire e ad istruire la gente come hanno ancora una volta dimostrato í recentissimi affollati festeggiamenti svoltisi a Vicenza e a Treviso in occasione del centenario della nascita.

Niente di oleografico, di pietistico, di ipocritamente scivoloso nell'opera di Chiades ma una ricostruzione ai raggi X della vita, della personalità e dell'opera della Boscardin. La penna dell'autore, elegante ed essenziale, entra solo per collocare al posto giusto le tessere di un mosaico che risulta esclusivamente dalle testimonianze vive, precise, spietatamente sincere anche nel riferire fatti e particolari che certa religiosità anacronistica vorrebbe far perdurare anche oggi, di coloro che furono chiamati a deporre nei tradizionali severissimi processi canonici che sfociano nella beatificazione prima e nella canonizzazione poi della persona presa in esame.

Non basta dire che Chiades è trevigiano e quindi conosce in profondità l'ambiente religioso e sociale nei quali la Boscardin prestò prevalentemente il suo servizio: gli va dato atto anche di tre felicissime intuizioni che ha portato a segno nel suo libro.

La prima è l'ineccepibile, finora inedita documentazione storica della Treviso e del suo ospedale (e appendici sanitarie) del primo ventennio di questo secolo. In questa comica suor Bertilla trova puntuale collocazione e risalta senza bisogno di ricami e ridondanze.

La seconda intuizione è quella di dire tutto quello che i processi canonici hanno appurato senza noiose ripetizioni ma anche senza sconti di comodo od omissioni dettate dalla diffusa preoccupazione di non «pizzicare» direttamente o indirettamente qualcuno. L'umanità vera e per nulla scandalizzante, anche se si tratta di suore e congregazioni, é quella che viene fuori nel libro con i pochi che «capiscono» la Boscardin, i tantissimi che la sottovalutano e la emarginano in base ai pregiudizi che sono di sempre e di tutti gli ambienti, i qualcuno che la martirizzano nei pensieri e nelle opere, a cominciare dalla" psicopatica superiora di Viggiù che conferma le contraddizioni interiori che l'affliggono nella disarmante ed insieme sconcertante «conversione» che si incunea fra le sue testimonianze nei due successivi processi.

La terza felice intuizione di Chiades è l'aver saputo presentare suor Bertilla come la vuole l'uomo d'oggi, magari indifferente o miscredente. Una Boscardin – va precisato subito – non costruita secondo i gusti altrui e quindi falsa ma la Boscardin «interrogata» secondo le domande che l'uomo d'oggi pone a se stesso e agli altri, non trascurando nemmeno qualche eccesso di curiosità.

Dobbiamo essere grati all'autore perché quest'ultima intuizione, in particolare, é risposta indiretta ma inoppugnabile alla inclinazione sospetta che affligge troppi gruppi, associazioni, consorterie che si professano cristiane e cattoliche: la voglia mai sopita di portarsi in casa il Vangelo «secondo me» o «secondo noi» invece che di uscire dal proprio guscio gratificante per lasciarsi scuotere dal Vangelo secondo il Vangelo. Il che equivale a riconoscere l'enorme grandezza della piccola e umile suor Bertilla di Brendola.

Recensione
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