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Una fashion doll a palazzo

Anche il collezionismo vive un periodo storico, quello presente, difficile in quanto i nuovi potenziali protagonisti (le bambine, le ragazze), vengono bersagliati costantemente, forse meglio dire quotidianamente, da stimolazioni che li distraggono dall'osservazione di ciò che li circonda. La società attuale, quella che si chiamava qualche anno fa "di massa", oltre a non valorizzare ciò che la circonda spesso, per una equivoca valutazione dei valori grandi e piccoli che ci circondano, dimentica, sottovaluta i legami che ci legano alle esperienze che abbiamo vissuto fin da bambini.

E una bambola, la Barbie appunto, pur non annoverandola fra i grandi interessi e miti di questi anni, ha innegabilmente svolto fino a pochi anni addietro, nell'ambito delle famiglie, un ruolo educativo non trascurabile. Curare una bambola ha svolto un ruolo nell'educazione delle bambine, perché curare una bambola stimola un interesse rivolto alla stessa bambina nel suo divenire.

Noemi Israel ha praticamente vissuto a fianco delle sue bambole, non a caso definisce Barbie “la mia più cara amica” e nei mesi scorsi (9 marzo-6 aprile 2019), con la collaborazione delle Poste Italiane, ha allestito a Trieste presso il locale Museo Postale, una mostra in occasione del sessantesimo anniversario della nascita di Barbie (9 marzo 1959 dalle mani di Ruth Handler Moskowicz).

Oggi è molto difficile accettare da giovani e adulti usanze, abitudini di solo pochi anni fa. Per strada si incrociano bambini che come penitenti ci passano accanto senza osservarci perché il loro sguardo, la loro attenzione, è rivolta al telefonino che tengono fra le mani. E non sanno quanto si perdono sacrificando il rapporto con gli altri. Perché anche da una Barbie, da una semplice bambola, si impara a conoscere l'altro e a rapportarsi con l'altro da sé.

Questa documentazione costituirà una pagina di storia nella storia di questo periodo.

Recensione
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