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Per poter bene interpretare la poetica di Giovanni Tavčar basterebbe approfondire il senso dei versi "In ogni istante"; una sintetica, ma eloquente composizione, che illustra sufficientemente la personalità di questo poliedrico creatore che fa della poesia un motivo di vita.

Tavčar non è nuovo ad esternazioni introspettive, lo fa da anni e sempre con successo; la sua concezione della vita è diventata un'interessante conoscenza per chi ha la ventura d'incontrarlo. Egli non si limita a delucidare, esprimere, sintetizzare, ma va alla ricerca dei significati più profondi, oserei dire, che egli scarnifica il pensiero per cercare i più reconditi aspetti di una realtà che a lui appare sempre problematica. Si potrebbe dire, che Tavčar fa la vivisezione dell'anima, alla ricerca di quelle peculiarità più nascoste che costituiscono la vera essenza umana.

Nelle sue composizioni c'è un costante assillo per le incognite del nostro destino; si rammarica di non poter scoprire ciò che il futuro ci riserva, lo angoscia a tal punto, da fargli dire: "Ogni destino individuale | è sempre in gioco | nessun diritto | è acquisito per sempre | nessun possesso è mai definitivo. | In ogni istante | tutto può esserci tolto."

Quanta verità in queste affermazioni che sottolineano la vacuità esistenziale, la costante incertezza, la completa ignoranza di ciò che ci attende. Questa è una filosofia realistica, una filosofia che pone l'uomo di fronte al suo destino. La fatalità è l'elemento essenziale da cui tutto dipende. Innegabile un certo pessimismio, che gli fa dire: "Il giorno più bello | della mia vita | non l'ho ancora vissuto." In questi versi si potrebbe intravvedere un barlume di speranza, ma poi tutto ripiomba nell'insicurezza, nel dubbio.

Gli argomenti che egli sviluppa in questa silloge sono sempre galleggianti nella ineluttabilità, nella insicurezza; temi che lo assillano, fino a fargli dire: "Chissà | come si muore | avendo negli occhi | la danza festosa delle lucciole..." oppure "Spesso è l'illusione | a sorreggerci e a spronarci..." e anche "La solitudine | non è infatti | più vita | ma solo un lento | continuo | e grigio morire."

L'amore viene presentato come unico elemento ... "che non invecchia mai!" Consapevole della sua temporaneità, Giovanni Tavčar non si illude, ma talvolta si aggancia a quello spirito romantico che solo potrebbe alleviare le pene umane alla luce di ispirazioni sentimentali.

D'altro canto egli stesso dice ... "Breve | è il nostro giorno | perché sprecarlo | in affanni?" Qui si intravvede una larvata ispirazione edonistica, ma poi insiste: "Effimera | è la nostra presenza | perché riempirla | di pene?" Queste incognite accentuano la superficialità alla quale siamo destinati.

Tavčar è un poeta realistico, saggio nella concezione esistenziale, insoddisfatto di una realtà che non gli offre spiragli di fiducia. Bisognerà presto voltare pagina è una profetica espressione, con la quale egli vuol richiamare tutti a un più saggio comportamento umano e sociale, "se si vuol dare un giusto senso alla vita."

Recensione
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