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Alida Casagrande ha ancora una volta, se ve ne fosse stato bisogno, confermato la sua effervescenza creativa esternata con disinvoltura, essenzialità, naturalezza, ma anche con tanto costrutto psicologico. Sebbene alle trame si riconoscano filoni di omogeneità, sebbene prevalga la passione istintiva, quasi fulminea, l’irrefrenabile bisogno di affetto, ed il successivo ripensamento, insomma, sebbene ci sia nei pochi personaggi che animano le vicende quella naturalità che è congenita e connessa alla gioventù ed alla bellezza, tuttavia la Casagrande non nasconde quel senso di parvente pudore che le fa pronunciare frasi disarmanti, salvo poi a pentirsene ed a recriminare. Fionde di sentimento (romanzo) nella sua interezza ne è una conferma! L’amore vi aleggia nelle estrinsecazioni più abituali, ma non esclude le considerazioni intimistiche, la passione morbosa si contiene nei limiti di una concettuazione piuttosto problematica. Qualche spiraglio per poter meglio individuare il senso del racconto va ricercato in alcune frasi buttate là, ma che hanno il loro peso. Nel corso di una comune dialogazione Anna dichiara: «Il mio problema è la paura: ho paura d’essere ferita». Evidente l’assillo costante di un dopo che potrebbe ferire profondamente. Questo spettro si riproporrà anche in altre occasioni, frenando gli slanci, raffreddando gli entusiasmi. La vicenda si protrae sul filo di una dialogazione asciutta, sintetizzata, naturale, istintiva. Si avvicendano diversi stati d’animo, suffragati da congetture intimistiche, sfoghi appassionati, strategiche ritirate. Nel costante rincorrersi Anna e Marco, si destreggiano in schermaglie affettive più o meno palesi con un unico obbiettivo, ma che entrambi temono che tutto finisca, che tutto crolli e cada nell’assuefazione. Non manca una sfumata di esotismo con l’enunciazione di teorie orientaleggianti, ciò che acuisce la profondità psicologica del racconto. La Casagrande non trascura le ambientazioni, specie climatiche, con la pioggia che fa da sfondo agli appuntamenti, un certo senso di mestizia con l’autunno, le foglie cadute: indice d’animo sensibile e romantico, ma anche simboleggiante agli stati d’animo. Il ‘tormentone’ ricorrente è: «Né con te, né senza di te». È la sintesi estrema di tutta la vicenda; attorno a questo emblematico dilemma si dibattono i personaggi di Anna e Marco, piuttosto soli se si esclude un misterioso ‘lui’, al quale si ascrive un compito di secondaria importanza. Il finale tragico è conseguenziale alle creazioni della Casagrande. Infatti quasi tutte le sue narrazioni sono a ‘triste fine’ senza tragicizzare, ma con naturalità. L’autrice gioca molto su quell’autolesionismo che contraddistingue la sua personalità. «Ma sì – mi dissi decisa. – Facciamola finita! Prima finisce, meglio è», può ben sintetizzare il costrutto romanzesco che Alida Casagrande ha creato, problematizzando un amore folle che sfiorisce gradualmente per concludersi drammaticamente. L’autrice – scrive Domenico Cara nell’ampio saggio introduttivo – «ha scelto le proprie mentali illazioni sullo status dei suoi gusti contemplativi, delle malinconie psichiche, la fantasia, quando tenta di rielaborare una figura, l’oggetto d’amore, la difficile equidistanza di due immagini che si confrontano con i loro accadimenti, le irregolarità private, i dubbi di soluzione, persone in gioco, mutamenti di effetti minori e pur fondamentali al caso tematico che non si stanca mai dell’amore».

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