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La poetica di Filippo Giordano spazia a
tutto raggio fra realtà e mitologia, fra constatazioni e supposizioni. Questo
autore è in grado di rispolverare reminiscenze classicheggianti e tematiche di
notevole modernità, il tutto con uno stile forbito nei termini e nelle
simbolizzazioni.
Indubbiamente la sua poesia è di gran lunga
superiore alla comune arte poetica in largo uso, il che conferma una non comune
capacità interpretativa, oltre ad una competenza linguistica notevole.
“Il sale della terra” ne è il titolo che
assomma in sé una personalità assai complessa per la pluralità di concezioni e
la ricchezza di concetti allusivi. Non mancano larvate notedi romanticismo nelle
composizioni che si prestano a dare la esatta misura dello spirito sentimentale.
Ma v’è anche una fantasia come in “la
poesia” in cui Giordano dice “Grumi di storie antiche nei villaggi |
insanguinando le erbe dei pascoli | concimarono eroiche leggende | che, ai
torrenti, le lavandaie | affidavano allo scorrere delle acque.”
Altro elemento da sottolineare e la
spiritualità. Nella composizione “Parola di Gesù”, egli
dice: “Dal coacervo degli umori nefasti | Irruppe
l’ansia della consolazione | Ostello nelle inquietudini, Gesù |
vivente a predicare un tempo | oasi di suprema quiete | Verbo di pace e di
giustizia | dove scorre | l’acqua della misericordia | ed è placato il timore
del morire”.
Il senso profondo di questi versi è tutto
contenuto in una concezione ben sintetizzata della Divinità.
Poesia di elevato valore contenutistico, pregevole per la scorrevolezza del
verso anche se, talvolta, occorre insistere nella ricerca della significazione.
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