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Le passioni in grembo al tempo, edito da ‘Laboratorio delle arti’ con prefazione di Luciano Nanni, è una raccolta di sette racconti che, pur nella loro brevità, hanno il costrutto di una trama romanzata sagacemente costruita. Ad essi va riconosciuta una coerenza con i crismi ispiratori della Casagrande che sono quelli delle folli passioni a prima vista, degli amori travolgenti, dei calici passionali trangugiati, ma anche delle traumatiche conclusioni. Nella prosa, sempre scorrevole e limpida, c’è intriso un senso di incombente catastroficità. “Il sogno di Sonia” è una elucubrazione ‘in giallo’ d’una passione che anima la trama stessa. Sonia vive un’avventura che la coinvolge, ma poi, gradualmente, si deteriora per assurgere ad ossessivo convincimento di colpa. Una infatuazione amorosa furtiva in un clima idillico, quasi ossessivo che sfocia in una realtà cruda, venale, in cui i sentimenti travolgono, facendo superare ogni reticenza per sfociare nella insaziabile soddisfazione dei sensi. “La voce dall’Africa” una trama che si svolge sul filo del telefono e che riesce a modificare una vita vuota, suscitando entusiasmi, passioni, desideri, sollievi spirituali; una parentesi della vita, quella con Margherita, destinata a triste epilogo. La solitudine fa da contraltare negli animi dei protagonisti. La lunga lettera testamento di Margherita conclude l’appassionante racconto, conferendo quel tocco di drammaticità che è congenita alle opere di questa autrice. Sullo stesso filone tragico è “La sbandata”, una scorrevole narrazione che s’impernia nell’innamoramento a prima vista, cosa costante in Alida Casagrande, nello struggente evolversi degli eventi che coronano gli appassionati incontri. Qui emerge il soddisfacimento dei sensi, che in altri racconti era stato frenato. La tragica fine di Antonio è l’amara sintesi di una folle passione extraconiugale. Infine “La lettera” è una narrazione alimentata sempre dall’imprevisto, talvolta è una lettera il cui contenuto suona stranamente al cuore di Alissia, galeotto il telefono per i primi approcci, le reiterate avance, la sibillinità di Giorgio Anelli, l’infatuazione di lei per una voce calda e suadente, le fantasticherie sull’eventuale approccio amoroso, i timori di deludere, il dubbio per una certa freddezza di Giorgio: «Ma chi se ne importa di piacergli?». Una amara esclamazione di Alissia che, nella tempesta sentimentale, la alterna a dichiarazioni d’amore. Come ormai è ricorrente il finale è abbastanza amaro, l’infatuazione extraconiugale di Alissia viene scoperta da Giorgio che scompare nel nulla mentre la voce del marito la richiama alla cruda realtà: «Hai stirato la mia camicia?». Quanto di più raggelante può affiorare da una passione cullata fantasiosamente, vissuta angosciosamente e conclusa banalmente! Alida Casagrande si proietta nel mondo del racconto con la schiettezza di chi confida nella condivisione del lettore.

Recensione
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