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Avverto che tipico del demonio è portarsi dietro un fetore nauseabondo, che invade i locali in cui egli si manifesta. Oltre che con l’esperienza consolidata in tanti esempi, lo si dimostra con l’autorità di Ippocrate. Costui asserisce che nelle persone malate di illusioni mistiche viene sempre fuori un po’ di puzzo.

Circa il motivo per cui negli ossessi si sente la stessa puzza, ci sono due considerazioni da analizzare. La prima: il corpo degli indemoniati soffre di un’alterazione che lo priva dei naturali processi fisiologici e lo prostra a un livello di grave, dura infermità: ne deriva dunque che l’alito sia cattivo. La seconda: è la natura stessa dei diavoli quella di puzzare. Certo: gli Spiriti incorporei non danno alcun odore, né buono né cattivo. Lo si sa. Però, essi insinuano l’odore cattivo negli ossessi o nell’aria, laddove si fan visibili. È un segno di tristezza, voluto o da loro o da Dio, ed è un’afflizione imposta per pena.

Dio ha voluto distinguere, in queste manifestazioni sensibili, la presenza degli angeli dalla presenza dei diavoli, profumando le prime e appestando le seconde, perché noi non potessimo confonderci. Così, i demoni prendono figure schifose, fanno un chiasso indiavolato, amano gli atteggiamenti scomposti, mentre, al contrario, gli angeli evitano qualunque configurazione, qualunque atteggiamento, qualunque qualità che offendano e disgustino l’animo umano. Per tal motivo, quelle attitudini che più s’avvicinano alla natura diabolica, dobbiamo fuggirle come la cosa più brutta e animalesca. Questa è la ragione per cui i demoni, pur se nolenti, appaiono così malmessi e maleodoranti, perché apprendiamo da tali negatività la loro malizia e ce ne teniamo il più possibile distanti. Tale il diavolo, tali i suoi seguaci. Puzzano tremendamente: vuoi per le condizioni del corpo, vuoi per una punizione celeste.

Chi, per loro natura, sono fetenti? Ovvio: i crapuloni, gli ubriaconi, i libidinosi e i «porconi». La causa è chiarissima: d’altronde, è un fatto che i sensualoni sono malvisti dalle api, così laboriose nel produrre il purissimo miele. [...]. Qualcuno, forse per questo, ha creato la massima secondo cui le api sono amanti della castità. Comunque, non credo sia il caso di filosofare oltre.

Odori cattivi nei peccatori sono stati avvertiti, al di là di ogni processo umano, da santi uomini. Vi presento il caso di Filippo Neri. Costui riconosceva i peccatori, quando ascoltava le confessioni, prima ancora che essi dicessero alcunché: lo capiva dall’odore che emanavano. Era un mostro, in questa sua acutezza: e li sollecitava a essere più accurati nell’esposizione delle colpe, se per caso fossero stati un po’ reticenti. Trovandosi una volta a pregare, genuflesso, nella chiesa della Casa Generalizia a Roma [della Vallicella, o Chiesa Nuova: n.d.r.], accadde che, non lontano da lui, a distanza di circa sette cubiti, una donna si fermò pure lei in atteggiamento di preghiera. Dopo un po’, il Neri s’alzò: «Andiamocene via da qui», disse ai compagni, «l’odore di quella donna è insopportabile». I compagni rimasero di stucco, lì per lì, ma poi, svolte diligenti ricerche, seppero che quella non era una donna troppo per bene: era, come si dice comunemente, una prostituta. Il Neri non conosceva affatto la donna, ma il suo cattivo odore l’aveva colpito sensibilmente.

Un altro bravo sacerdote aveva la medesima esperienza durante le confessioni. Una volta, di fronte a uno, che aveva commesso un gravissimo peccato, sentì un puzzo tale, che al confronto – egli poi dichiarò – la feccia più schifosa era un niente.

(Da «Ecstaticis mulieribus et illusis», tr. it. pagg. 181-183).

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