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Le streghe di piazza Vetra: in nove finite sul rogo

Corriere della Sera
2 agosto 2010

A Milano durante l’episcopato di Federico Borromeo, tra il 1595 e il 1631, furono bruciate nove streghe (i loro processi sono conservati in un armadio di ferro nell’archivio della Curia). Il luogo delle esecuzioni fu quello abitualmente utilizzato dalla giustizia del tempo: piazza Vetra. In città operava un esorcista di fiducia del cardinale, fra’ Francesco Maria Guaccio (o Guazzo), che scrisse il Compedium maleficarum (prima edizione Tradati, Milano 1608; la seconda stampata nel 1626 dalla tipografia dell’ Ambrosiana). Alla fine del secolo scorso Luciano Parinetto lo definì «squallidissima epitome persecutoria certo cara alla inquisizione milanese». Nel primo libro, una frase fa sobbalzare: «I malefici e le lamie (cioè stregoni e streghe) usano compiere l’atto sessuale quelli coi demoni succubi, queste con i demoni incubi». Guaccio era nato a Milano nell’ultimo quarto del Cinquecento e fu chiamato in diversi Paesi europei per la sua autorità nelle questioni di stregoneria. Praticava esorcismi nella sacrestia della Chiesa del Carmine.

Queste notizie dobbiamo tenerle presenti riaprendo un’opera di Federico Borromeo che ora, curata con competenza da Francesco di Ciaccia, ritorna in libreria: De cognitionibus quas habent daemones, ovvero Le conoscenze che hanno i demoni (Bulzoni Editore - Biblioteca Ambrosiana, pp. 288, euro 20). È il compendio milanese più interessante in materia e in esso si possono trovare le considerazioni del cardinale caro ad Alessandro Manzoni sulle menzogne e le astuzie che questi esseri infernali possiedono, sul loro amore per le cose turpi, persino sugli odori che li caratterizzano. Fa impressione leggere un passo come il seguente, quasi sicuramente proferito in una confessione da una strega meneghina, dopo aver ammesso la partecipazione a un banchetto con il diavolo: «I cibi non erano amari né tanto sgradevoli, ma proprio non avevano quel sapore naturale che sentiamo mangiando comunemente, e che infine ne seguiva disgusto e nausea».

Milano, detto in parole semplici, non si fece prendere dalla febbre della caccia alle streghe che colpì non poche regioni d’Europa, ma ebbe le sue vittime e soprattutto i testi che ne certificavano la repressione. Del resto, oltre la Vetra e il Carmine, nel capoluogo lombardo si credette di vedere il demonio arrivare in carrozza con paggi e sei cavalli bianchi il 16 agosto 1630 e andare in Duomo a discutere con i teologi. Sciocchezze? No, è scritto in un documento, tradotto anche in tedesco, recuperato da Ermanno Paccagnini in Ambrosiana tra le carte di Federico. Il quale, va detto a suo merito, proprio non credette alla storia. Anche se molti descrissero fisicamente quel diavolo.

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