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Quando qualcuno c'invita ad entrare nel mondo suo più intimo, per salire o scendere nelle profondità dell'universo della propria anima, forse non ci si rende conto del dono prezioso che ci viene offerto: l'abisso della mente e dell'anima di ogni essere umano, è universo insondabile e sconosciuto,altrettanto immenso, quanto l'universo materiale che ci è dato vedere con i nostri occhi.

Dunque, il dono di sé che Colomba Di Pasquale ci offre, merita di essere scandagliato per ogni dove poiché è un'anima che si offre, superando quella barriera costituita da pudore, ritrosìa, rischio d'incappare in giudizi di critica su diversi fronti e da varie parti: in conclusione, dico per esperienza, che mostrare un'anima nuda, richiede molto, molto coraggio. E Colomba ne ha di coraggio, ma possiede anche il grande merito di mostrarsi avvolta in un'aura composta da quell'”...impercettibile filo di seta che trapassa l'anima...” e, misteriosamente, si unisce ad altri fili di seta che le corrispondono poiché legati da denominatori comuni, esistenziali: umanità e poesia. Prosegue la poetessa, liberando sentimenti, esperienze, pensieri profondi: “...la poesia non ha volto...” - ”...il pensiero è così lacerante | che potrei morirne.”

Ecco perché Colomba scrive: deve condividere le proprie emozioni che non possono restare costrette nel cuore, ma necessitano liberarsi, espandersi..., in sostanza, comunicarsi poiché è esercizio proprio della mente umana, condividere con altre umanità il grande mistero delle vite che si sfiorano, ma non si conoscono e non si conosceranno mai, se non aprendosi mediante la parola, meglio se scritta, fissata anche per altri esseri umani che vogliano entrare in altre vite e scoprire ancora cos'è un altro simile. “...Ho conosciuto la morte | stando con i vivi | Ci sono certi vivi morti | e morti vivi | che la morte fa meno | impressione di quei vivi | appunto morti | e di quei morti | per l'appunto vivi!”

Chi condivide, vive più volte, al contrario di coloro che guardano il solo il sé. Colomba rivolge note d'affetto verso amicizie di percorso di vita, come Fazzini, per esempio, suo tramite verso la Musa adorna dei “gioielli” dell'Artista ; oppure verso amiche, dalle quali è difficile allontanarsi o dai suoi carissimi alunni il cui sorriso è prezioso come miracolo. Ai suoi piccoli, dona qualcosa di straordinariamente grande: un atto di amore che rende struggente l'umiltà che ne consegue: “Le tue piccole paure ...| mitigheranno le mie grandi paure. | Le tue piccole conquiste | saranno per me grandi insegnamenti.”

Spesso, si rivolge a personaggi dell'arte, pittori o poeti, come Matisse o Pessoa o Lorca, chiedendo il loro soccorso per trarre in salvo il proprio cuore, perso nel fondo dell'anima e sepolto sotto l'accumulo dei disagi, delle delusioni quotidiane. Poi la vita continua in altalene di viaggi, riflessioni e propositi: “...tessere la vita | che non mi muoia addosso...” e sensazioni-memorie in flash-back. sognanti e struggenti, impressioni d'aver vissuto altre vite, altri momenti dejà vu.

Il linguaggio è terso, delicato, molto intenso, pur nella concisione del verso libero, armonioso e ricco di assonanze, dotato di metafore personalissime che rendono in maniera eccellente la trasfigurazione del reale: “...volevo un astuccio di amori...” “tonfo di ciottolo nello stagno | di cuore nell'anima...” “La visiera mi fa da cerniera col cielo...”

La Poetessa offre al fruitore -lettore una visione di sé velata e visibile nello stesso tempo, ove ognuno possa riconoscersi o scoprire nuovi e diversi modi d'essere. E che gioia guidare, andare verso luoghi, come verso visioni di sogno: le parole dipingono Offida, Montecassiano, Appignano; e c'è poi, l'affascinante sequenza di Aulla, Occhiobello, Chioggia, Goro e Codigoro, Cervia, PortoCervo, fra “curve audaci di...Modigliani...e annegare nella voluttà dell'animo...”; e...Porto Recanati, col mare-culla, con “ l'onda vagabonda” in cui perdersi...Significato intenso di purificazione, di sogno, di abbandono...Ed infine...la tazzina di caffè....il profumo, quasi, lo si sente, nota originale, unico tramite verso la realtà.

Colomba è tanto innamorata della vita, nonostante tutto ciò che comporta anche in negativo, che infine esclama: “...mi hai fatto morire così tante volte | che sono più viva che mai!” Quale messaggio positivo, quanto amore per il tempo che concede di vivere ogni ora, ogni secondo prezioso....! Ma sarà ancora quel ” filo tenue di seta impigliato nel vento” che la riporterà, come da suo desiderio, nel mondo bello dell'anima, ove è sogno o anelata realtà il rinascere per mai più morire.

in: Coro a più voci
http://coroapiuvoci.altervista.org/artisti/di_pasquale_colomba.html

Recensione
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